I servizi di osservazione della Terra per le alluvioni in Pakistan

Un recente articolo divulgativo appasto sul sito Global Development Assistance Programme dell’ESA, co-firmato dal nostro direttore Roberto Rudari, ripercorre le attività di monitoraggio e mappatura delle aree allagate durante le alluvioni in Pakistan, evidenziando l’importanza degli strumenti EO anche per la valutazione degli impatti e le strategie di recupero post-evento

Come possono i servizi di osservazione della Terra, quali i satelliti, fornire aiuto durante le emergenze? Di recente, Roberto Rudari, direttore del programma Multi-Risk Assessment and Data-Informed Policies di Fondazione CIMA, ha co-firmato un articolo divulgativo dedicato proprio a questo tema: apparso sul sito del Global Development Assistance Programme dell’ESA, il testo ripercorre le attività di monitoraggio satellitare durante i disastri, cui Fondazione CIMA ha contribuito durante le gravi alluvioni che hanno colpito il Pakistan, su richiesta dell’Asian Development Bank (ADB), insieme al Luxembourg Institute of Science and Technology (LIST). Con quest’ultimo, infatti, Fondazione CIMA è parte del consorzio GDA, che mira a dimostrare e sfruttare l’uso dell’osservazione della Terra in tutte le fasi del ciclo di gestione del rischio di disastri.

Preparazione e monitoraggio, ma anche valutazioni degli impatti causati dall’evento che possano contribuire a stabilire le strategie e le necessità una volta che l’evento è terminato: questo sono gli elementi principali con cui i servizi di osservazione della Terra (Earth Observation, EO) si sono rivelati particolarmente importanti.

L’articolo, firmato anche da Miguel Angel Belenguer-Plomer di Indra e da Charlotte Fafet dell’ESA, inizia ripercorrendo ciò che è avvenuto in Pakistan nel corso dell’estate fino a portare, a fine agosto, la dichiarazione dello stato di emergenza. Terribili gli impatti, con il 10% del Paese inondato e oltre mille vittime: purtroppo, ricordano gli autori, questo tipo di eventi è influenzato dal cambiamento climatico, che ne aumenterà frequenza e intensità.

Ecco perché, dunque, risulta così importante riuscire a dare risposte sempre migliori, garantendo una gestione del rischio tempestiva ed efficace. È in quest’ottica che i servizi satellitari si sono rivelati preziosi: hanno infatti permesso di mappare l’intero paese attraverso le immagini acquisite dai satelliti Sentinel-1 e Sentinel-2, elaborate grazie a un algoritmo avanzato. Questo, spiegano autori e autrici, ha consentito non solo di stabilire l’estensione delle alluvioni e monitorarne la progressione, ma anche di stimare la profondità dell’acqua – un dato fondamentale per valutare il possibile impatto su edifici e infrastrutture.

«Un altro aspetto importante del lavoro svolto in Pakistan riguarda la valutazione delle necessità post- catastrofe», spiega Roberto Rudari. Le Post-Disaster Needs Assessment (PDNA) hanno l’obiettivo di valutare i danni in diversi settori, le perdite e le esigenze di recupero, fornendo una stima dell’impatto che supporti il recupero.

«Per questo tipo di attività è stato possibile impiegare la piattaforma WASDI, sviluppata da Fadeout in collaborazione con Fondazione CIMA: la piattaforma consente di accedere ai dati satellitari di Sentinel e dei fornitori di dati commerciali, visualizzando le immagini ed eseguendo algoritmi necessari in uno spazio di lavoro comune online», continua Rudari. Queste informazioni hanno quindi potuto essere impiegate per identificare le aree maggiormente colpite e pianificare, di conseguenza, sforzi, gli investimenti e le strategie di recupero.

Il lavoro svolto in Pakistan rientra anche nell’ambito del progetto di ESA eDrift, guidato da Fondazione CIMA e mirato a sviluppare prodotti di telerilevamento che consentano a organizzazioni come le compagnie di assicurazione e le agenzie governative di valutare gli effetti delle catastrofi e di finanziare gli sforzi di recupero. «Globalmente, i servizi di EO si stanno dimostrando sempre più utili nella gestione del rischio – e, come dimostra quest’ultimo evento, anche nelle attività post-evento», conclude Rudari.

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