Una catena per la previsione degli impatti alluvionali in Cambogia e Laos

Sono recentemente iniziate le attività di misurazione sul campo che permetteranno di stimare la portata dei fiumi in tre bacini pilota in Cambogia e Laos, due Paesi nei quali Fondazione CIMA sta lavorando per rafforzare la resilienza climatica nell’ambito di un progetto parte della CREWS Initiative

Che i cambiamenti climatici possano avere una profonda influenza su alcuni fenomeni idrometeorologici, come alluvioni e siccità, è ormai molto noto. Per alcune regioni del mondo, particolarmente vulnerabili a questi fenomeni, riuscire a prevenirne gli impatti è ormai una necessità fondamentale: questo significa rafforzare la resilienza climatica lavorando sui meccanismi di previsione, prevenzione e risposta ai disastri ambientali.

È in questo senso che opera la CREWS Initiative, una partnership portata avanti da WMO, World Bank, Global Facility for Disaster Reduction and Recovery (GFDRR) e UNDRR, focalizzata sugli stati insulari più fragili e vulnerabili ai disastri. Nell’ambito dell’iniziativa, proprio di recente sono iniziate le attività per la stima delle portate di alcuni bacini idrografici in Cambogia e Laos – attività che hanno come fine ultimo quello di realizzare una catena di previsione degli impatti dovuti agli estremi idrometeorologici, ossia in grado di indicare i possibili effetti sulla popolazione e sull’economia della regione.

Il progetto in Cambogia e Laos

Tra i progetti portati avanti dalla CREWS Initiative, ve n’è infatti uno rivolto in particolare alla Cambogia e al Laos. Tra quelli noti come Lower Mekong countries (che comprendono anche Thailandia, Vietnam e Birmania), questi due Stati sono risultati tra i più vulnerabili ai disastri: tifoni, alluvioni e siccità hanno infatti provocato gravi danni in anni recenti. Un esempio è il collasso della diga Saddle Dam D, in Laos, nel 2018, i cui effetti si sono estesi anche alla Cambogia.

La vulnerabilità è esacerbata dal fatto che, tanto in Cambogia quanto in Laos, alcuni settori economici sensibili alle variazioni del clima hanno un ruolo fondamentale nell’economia: l’agricoltura, per esempio, impiega la maggior parte della loro forza lavoro.

I sistemi di allerta precoce (Early Warning Systems, EWS), uniti a capacità previsionali accurate e meccanismi di risposta efficaci, rappresentano dunque un elemento importante nella gestione dei rischi idrometeorologici e, in ultima analisi, nella costruzione della resilienza delle regioni. Per questo rappresentano anche il focus del progetto della CREWS Initiative Reinforcing the capacities of meteorological and hydrological services and enhancing the early warning systems in Cambodia and Lao People’s Democratic Republic (PDR), cui Fondazione CIMA partecipa su incarico di WMO. Tre sono i nostri obiettivi: realizzare degli scenari di rischio per alluvioni e siccità; implementare a livello nazionale la piattaforma myDEWETRA.world (un sistema di previsione e monitoraggio per supportare la gestione del rischio); e mettere a punto previsioni d’impatto alluvionale in alcune regioni pilota, così da facilitare l’individuazione delle aree e dei settori su cui concentrare gli sforzi di previsione e risposta a un evento alluvionale.

È su quest’ultimo obiettivo che si concentrano le attività recentemente iniziate, che saranno portate avanti nel corso di tutta l’estate. «Il sistema che stiamo mettendo a punto è simile a quello che abbiamo ormai quasi completamente implementato nel Corno d’Africa», spiega Lorenzo Alfieri, ricercatore dell’ambito Idrologia e Idraulica di Fondazione CIMA. «Si tratta di una catena previsionale che parte dai dati meteorologici, inserendoli nel modello idrologico Continuum, che a sua volta simula i fenomeni di piena che possono verificarsi e li collega agli scenari d’inondazione. Da questi, l’ultimo passaggio della catena è la stima dei possibili impatti nell’area d’interesse: i danni alla popolazione, anche in termini di possibili sfollati; le perdite, in termini di ettari, di coltivazione, e di numero di capi di bestiame e area di pascolo; i chilometri di strade danneggiati, e infine la perdita di prodotto interno lordo».

CambogiaLaos stime portata 2

Tutto il processo avviene all’interno della catena previsionale Flood PROOFS sviluppata da Fondazione CIMA, inizialmente impiegata solo per le previsioni di eventi alluvionali ma ora sempre più raffinata per analizzarne anche i possibili impatti. L’obiettivo è renderla operativa per tre diversi bacini in ciascuno dei due Paesi coinvolti nel progetto.

Misurazioni sul campo e dati di dettaglio

«Per migliorare le stime della catena di previsione, un dato fondamentale è la portata dei fiumi su cui vogliamo farla lavorare: è da questa informazione che possiamo calibrare il modello e, di conseguenza, simulare in modo corretto l’inondazione», continua il ricercatore. «Per la Cambogia e il Laos, tuttavia, non sono disponibili dati attendibili né recenti per quanto riguarda la portata fluviale. Per fortuna, abbiamo la possibilità di stimarla: WMO ha infatti messo a disposizione delle stazioni per la misurazione dei livelli dei fiumi, e da questi è possibile calcolare la portata corrispondente».

In estate è dunque iniziata una campagna di misurazione sul campo, che si protrarrà fino a settembre, cioè durante tutta la stagione delle piogge. In questo periodo, i tecnici locali si recheranno più e più volte alle stazioni di misurazione, per mettere in relazione il livello misurato con la portata corrispondente, ripetendo l’operazione in diverse sezioni del fiume.

«Uno degli aspetti più importanti da considerare è che i tre bacini pilota selezionati per il Laos, così come i tre cambogiani, sono bacini piccoli, tra i 5.000 e i 30.000 km2: per dare un’idea delle proporzioni, il nostro bacino principale, quello del Po, è intorno ai 70.000 km2», spiega ancora Alfieri. «Ma se in Italia sono molti i dati di monitoraggio idro-meteorologico disponibili, per questi due Stati, invece, scarseggiano. Soprattutto, mancano i dati di dettaglio: per modellare bene gli estremi di precipitazione, e dunque quelli di portata, servono infatti dati precisi. Abbiamo a disposizione alcuni modelli previsionali globali, come il modello americano GFS o il modello tedesco ICON, la cui risoluzione risulta però grossolana per i nostri scopi, cioè fornire previsioni e scenari accurati delle inondazioni. Tanto più che i bacini su cui stiamo lavorando presentano diverse opere idrauliche che devono essere considerate per evitare errori di modellazione. Per esempio, il bacino del fiume Prek Thot presenta svariate opere idrauliche quali dighe, bacini di laminazione e canali derivatori che deviano parte dei flussi idrici per proteggere la capitale cambogiana Phnom Penh, posta allo sbocco del fiume. Queste infrastrutture devono essere incluse nella modellazione affinché la sua risposta idrologica risulti corretta».

È per questa ragione che i partner di progetto stanno lavorando in stretta collaborazione con gli stakeholder locali, e in particolare gli esperti degli enti idrometeorologici, per poter raccogliere le informazioni dai dataset locali e garantire così la disponibilità di informazioni accurate e dati ad alta risoluzione. «Siamo anche in contatto con il servizio idrometeorologico del Vietnam, che è un paese confinante ma il cui modello di previsione meteo ad alta risoluzione copre l’intero sud-est asiatico, per cui le loro previsioni possono essere usate nella catena operativa. In generale, l’obiettivo è integrare i dati globali, a minor risoluzione ma che possono offrire il vantaggio di previsioni a più lungo termine, con quelli locali ad alta risoluzione, che forniscono informazioni sul breve periodo ma con precisione e accuratezza maggiori», conclude Alfieri.

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