Dalla neve ai fiumi: perché il deficit del 48% dello SWE conta per l’estate italiana

Sesto e ultimo aggiornamento sulla risorsa idrica nivale della stagione 2025/2026

La stagione della neve non finisce in un giorno preciso. Cambia progressivamente fase: l’accumulo lascia spazio alla fusione e il manto nevoso inizia a trasformarsi nella risorsa idrica che alimenterà fiumi, laghi, invasi e suoli durante i mesi più caldi.

Aprile 2026 ha segnato chiaramente questo passaggio.

Non si tratta semplicemente della normale fusione primaverile. I dati mostrano infatti una velocità di diminuzione dello SWE molto più elevata rispetto alla climatologia, soprattutto nei grandi bacini alpini.

Solo poche settimane fa, a metà aprile, gran parte dell’Italia (e in particolare il Po, l’area con più neve in Italia) si trovava ancora in condizioni vicine alla media stagionale. Poi il sistema ha accelerato rapidamente: temperature molto superiori alla media, precipitazioni scarse e un mese estremamente secco hanno intensificato la fusione del manto nevoso. Oggi lo Snow Water Equivalent (SWE) nazionale è sceso fino a circa –48% rispetto alla media per questo periodo dell’anno.

Fig. 1. Andamento dell’equivalente idrico nivale in Italia. La linea arancione rappresenta l’equivalente idrico nivale per la stagione in corso, totale su tutto il territorio nazionale. La linea azzurra rappresenta l’equivalente idrico nivale totale per la scorsa stagione, mentre la linea grigia e la banda grigia rappresentano, rispettivamente, la media sul periodo storico e la variabilità̀ interannuale.

Ed è proprio questa transizione – più rapida del normale in molte aree del Paese – uno degli elementi più rilevanti emersi da questo ultimo aggiornamento della stagione nivale italiana.

Aprile: caldo, secco e con poca neve

Il quadro meteorologico delle ultime settimane aiuta a capire cosa sia successo.

Aprile è stato un mese estremamente secco su gran parte della Penisola, in particolare al Nord e lungo il versante tirrenico, dove le anomalie di precipitazione hanno raggiunto localmente valori inferiori anche all’–80%. Sul versante adriatico, invece, restano visibili gli effetti delle abbondanti nevicate di inizio aprile.

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Fig. 2. Anomalia di precipitazione in Italia nel mese di aprile.
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Fig. 3. Anomalia di temperatura in Italia nel mese di aprile.

Contemporaneamente, il mese è risultato molto caldo, soprattutto sul Nord-Ovest, con anomalie termiche superiori ai +3°C rispetto alla media climatologica. Un cambiamento netto rispetto ai mesi precedenti, che sulle aree montane settentrionali erano stati relativamente freschi.

Il risultato è stato una rapida diminuzione dello SWE. Nel bacino del Po, ad esempio, la curva della fusione ha assunto una pendenza molto più accentuata rispetto alla climatologia: in poche settimane il sistema è passato da condizioni quasi in media a valori più simili a quelli osservati nel 2022.

Fig. 4. Andamento dell’equivalente idrico nivale nel bacino del Po. La linea arancione rappresenta l’equivalente idrico nivale per la stagione in corso. La linea azzurra rappresenta l’equivalente idrico nivale totale per la scorsa stagione, mentre la linea grigia e la banda grigia rappresentano, rispettivamente, la media sul periodo storico e la variabilità interannuale.

Come osserva Francesco Avanzi, ricercatore esperto di idrologia nivale di Fondazione CIMA: «Quando la temperatura aumenta così rapidamente in primavera, la neve cambia comportamento in pochi giorni. Non osserviamo solo la normale fusione stagionale, ma una vera accelerazione del trasferimento dell’acqua dalla neve verso suoli e fiumi. È una dinamica che modifica tempi e velocità della disponibilità idrica, soprattutto in vista dell’estate».

La condizione di deficit sulle Alpi emerge chiaramente anche osservando la distribuzione dello SWE per fascia altimetrica. Persino nel bacino del Po, il deficit si estende ormai anche alle quote più elevate, segnale di una fusione che sta procedendo rapidamente lungo tutto il profilo della montagna.

SWE ANOMALY BY ELEVATION PO May
Fig. 5. Anomalia dell’equivalente idrico nivale (SWE) rappresentata con un punto ogni 100 metri di quota, a evidenziare la distribuzione altimetrica del deficit lungo il bacino del Po.

Una stagione diversa a seconda dei territori

Anche quest’anno, la neve italiana non ha raccontato una sola storia.

italia con fiumi 1
Fig. 6. Percentuale di equivalente idrico nivale nei principali bacini italiani.

Il Nord-Ovest ha vissuto una stagione complessivamente positiva, con accumuli spesso vicini alla media durante l’inverno. Ma anche qui, nelle ultime settimane, la fusione accelerata ha riportato le condizioni in deficit persino alle quote più elevate.

Diversa la situazione del Triveneto, che per tutta la stagione ha mantenuto condizioni sotto media. Oggi il deficit dell’Adige supera il –56%, con una velocità di fusione superiore alla norma e condizioni localmente inferiori anche al 2022. Solo i primi giorni di maggio, leggermente più freschi, hanno temporaneamente rallentato il processo.

Fig. 7. Andamento dell’equivalente idrico nivale nel bacino dell’Adige. La linea arancione rappresenta l’equivalente idrico nivale per la stagione in corso. La linea azzurra rappresenta l’equivalente idrico nivale totale per la scorsa stagione, mentre la linea grigia e la banda grigia rappresentano, rispettivamente, la media sul periodo storico e la variabilità̀ interannuale.

Sugli Appennini centrali, invece, il finale di stagione conferma quanto la risorsa nivale sia estremamente dinamica. Solo un mese fa le abbondanti nevicate avevano portato il manto nevoso ai massimi stagionali; oggi quella neve si è già rapidamente fusa a causa delle alte temperature, riportando i bacini verso condizioni prossime alla media storica.

Fig. 8. Andamento dell’equivalente idrico nivale nel bacino dell’Aterno-Pescara. La linea arancione rappresenta l’equivalente idrico nivale per la stagione in corso. La linea azzurra rappresenta l’equivalente idrico nivale totale per la scorsa stagione, mentre la linea grigia e la banda grigia rappresentano, rispettivamente, la media sul periodo storico e la variabilità̀ interannuale.

Interpretare lo SWE in fase di fusione

Interpretare deficit e surplus di SWE a questo punto della stagione è però più complesso rispetto ai mesi invernali.

Una parte dell’acqua derivante dalla fusione può infatti essere già entrata nei suoli, nei corsi d’acqua o negli invasi. Questo significa che un deficit nivale tardivo non corrisponde automaticamente a una perdita completa della risorsa.

Allo stesso tempo, arrivare all’inizio dell’estate con meno neve del normale resta un elemento importante da monitorare, soprattutto considerando l’elevata domanda idrica dei prossimi mesi.

Dal monitoraggio della neve a quello degli invasi

Per comprendere meglio come queste dinamiche si riflettano sulle risorse idriche reali, Fondazione CIMA integra il monitoraggio nivale con il monitoraggio satellitare delle risorse idriche superficiali presenti negli invasi, osservando nel tempo la variazione della percentuale di estensione della superficie d’acqua di ciascun invaso rispetto al proprio massimo storico (% Extent). Queste informazioni sono ottenute utilizzando i dati della costellazione Copernicus Sentinel-2, e le metodologie di processamento e validazione sono descritte in Cenci et al., 20241.

Ed è proprio osservando i laghi italiani che emergono segnali molto diversi tra Nord e Sud.

Nel Nord Italia, alcuni grandi laghi – come il Garda – mostrano una progressiva diminuzione rispetto ai mesi invernali, pur mantenendosi ancora entro condizioni prossime alla media storica. Un segnale che non richiama scenari estremi come il 2022, ma che conferma la necessità di un monitoraggio continuo durante l’estate.

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Fig 9. Altezze idrometriche del lago di Garda alle ore 8.00 (valori storici relativi al periodo 1950-2015).

Al Centro-Sud, invece, il quadro appare profondamente diverso rispetto agli anni recenti. Dopo la crisi idrica osservata nel 2024, il 2025 aveva già mostrato segnali di recupero, mentre nel 2026 molti invasi evidenziano condizioni decisamente più favorevoli.

Il caso del lago di San Giuliano, in Basilicata (MT), rappresenta bene questa evoluzione: la serie temporale di % Extent mensile osservata da satellite e i rispettivi valori di anomalia – che ne quantificano lo scostamento dal valore climatologico mensile di riferimento – mostrano un ritorno verso condizioni nettamente migliori rispetto agli anni precedenti.

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Fig. 10. Serie temporale del valore di % Extent riferita all’invaso di San Giuliano osservata tramite dati Sentinel-2 nel periodo 2017–2026. La linea blu rappresenta l’andamento osservato del valore di % Extent, mentre la linea grigia indica la climatologia di riferimento derivata dalle osservazioni satellitari. I punti colorati evidenziano differenti classi di anomalia negativa rispetto alla climatologia.

Come spiega Luca Cenci, esperto in monitoraggio satellitare di Fondazione CIMA: «Le osservazioni satellitari ci permettono di leggere l’evoluzione delle risorse idriche superficiali presenti negli invasi quasi in tempo reale e di confrontarla con quanto osservato negli ultimi anni. Nel Sud Italia vediamo segnali di recupero molto evidenti rispetto al 2024: non significa che il sistema non sia vulnerabile, ma che oggi ci troviamo in una situazione decisamente meno critica rispetto a quella che avevamo osservato solo due anni fa».

A questi segnali si aggiunge anche l’umidità dei suoli, che secondo i dati di ERA5-Land risulta leggermente sotto media su buona parte del territorio nazionale proprio mentre inizia la stagione irrigua.

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Fig. 11. Anomalia di umidità del suolo in Italia nel mese di aprile.

Non si tratta di una situazione critica su scala nazionale, ma di una serie di piccoli segnali locali che meritano attenzione. Non a caso, diversi Distretti Idrografici italiani sono già entrati in condizioni di severità idrica.

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Fig. 12. Stato di severità idrica a scala nazionale al 03/05/2026, ottenuta considerando la situazione media in ciascun Distretto idrografico, così prodotta da Ispra sulla base delle risultanze degli Osservatori distrettuali permanenti per gli utilizzi idrici e degli aggiornamenti comunicati dalle Autorità di Bacino Distrettuale, che coordinano gli Osservatori. Cfr. https://www.isprambiente.gov.it/pre_meteo/idro/SeverIdrica.html

La fine della stagione nivale

La stagione della neve italiana 2025/2026 si chiude quindi con un quadro molto eterogeneo: complessivamente positiva al Nord-Ovest, più instabile e variabile al Centro-Sud, e persistentemente sotto media sul Triveneto.

Ma soprattutto, si chiude ricordandoci ancora una volta che la neve non è soltanto un accumulo invernale. È un processo dinamico che collega atmosfera, montagne, suoli, fiumi e invasi, influenzando la disponibilità d’acqua ben oltre la fine dell’inverno.

Con gli aggiornamenti sullo SWE ci rivedremo il prossimo inverno. Nel frattempo, continueremo a monitorare l’evoluzione delle risorse idriche durante l’estate, perché è proprio adesso che gran parte della neve accumulata durante l’inverno inizia davvero a raccontare il suo impatto sul territorio.

  1. L. Cenci, G. Squicciarino, L. Pulvirenti, S. Puca and A. Duro, “Validation of a Prototype Monitoring System of Water Bodies Extent for Civil Protection Applications,” IGARSS 2024 – 2024 IEEE International Geoscience and Remote Sensing Symposium, Athens, Greece, 2024, pp. 3765-3769, doi: 10.1109/IGARSS53475.2024.10641198. ↩︎

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