Previsioni meteorologiche e di pericolosità, dati satellitari, modellistica e informazioni dal campo: per gli incendi boschivi, trasformare rapidamente questi elementi in una lettura coerente dello scenario che si può originare in seguito all’innesco è parte della capacità di risposta. È su questa interfaccia tra scienza e operatività che Fondazione CIMA ha lavorato durante la stagione degli incendi 2026 all’interno del Wildfire Support Team dell’Emergency Response Coordination Centre (ERCC) della Commissione europea.
Quando un’emergenza richiede l’attivazione del Meccanismo unionale di protezione civile (UCPM), l’ERCC coordina a livello europeo la mobilitazione delle risorse messe a disposizione dagli Stati. Durante la stagione degli incendi, il Wildfire Support Team (WFST) integra competenze operative dei sistemi nazionali di protezione civile e antincendio con competenze scientifiche fornite, tra gli altri, dal partenariato ARISTOTLE-ENHSP. La componente scientifica opera così nello stesso quadro in cui vengono seguiti eventi e risorse, permettendo all’analisi di entrare direttamente nel processo operativo.
Anche quest’anno, nel corso dell’estate, i ricercatori di Fondazione CIMA Paolo Fiorucci, Farzad Ghasemiazma, Andrea Trucchia e Nicolò Perello si sono alternati nel team a Bruxelles, lavorando su due dimensioni complementari: prevedere le condizioni di pericolo a scala europea per anticipare i disastri e analizzare l’evoluzione degli incendi più rilevanti già in corso.
La stagione ha però mostrato anche la dimensione della sfida. I grandi incendi che hanno interessato in particolare Francia e Spagna, con conseguenze molto gravi anche in termini di vite umane, ricordano che la disponibilità di informazioni scientifiche non coincide automaticamente con la capacità di anticipare gli impatti. Il passaggio decisivo è riuscire a integrare queste informazioni nei processi operativi e decisionali abbastanza presto da poter orientare le azioni prima che lo scenario raggiunga la sua fase più critica.
«Oggi siamo in grado di riconoscere condizioni potenzialmente critiche e di costruire scenari sull’evoluzione possibile di un incendio. Ma il valore di questa informazione dipende anche da quando riesce a entrare nel processo decisionale. La sfida è rafforzare progressivamente il collegamento tra conoscenza scientifica e sistemi operativi, perché la capacità di anticipare, seppur con il suo grado incertezza, il comportamento del fuoco possa supportare sempre di più le decisioni operative per evitare i disastri», spiega Paolo Fiorucci, Direttore associato di Fondazione CIMA ed esperto di incendi boschivi.
Anticipare dove possono svilupparsi le condizioni più critiche
Una prima componente riguarda la previsione del fire danger a scala europea. Nel ruolo dello Scientific Expert On-Demand for Wildfires (SEOD-WF), informazioni meteorologiche, condizioni dei combustibili, indicatori di pericolo e incendi attivi vengono integrati per identificare le aree nelle quali le condizioni potrebbero diventare più critiche nei giorni successivi.
L’analisi contribuisce alla situational awareness dell’ERCC, alimentando briefing quotidiani e prodotti periodici destinati alla Direzione generale per la protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario europee (DG ECHO). Ai prodotti disponibili a scala europea si affianca così una lettura scientifica esperta, capace di interpretare congiuntamente segnali differenti e valutarne la rilevanza operativa.
«Durante il mio periodo di servizio abbiamo seguito le attivazioni dell’UCPM legate ai grandi incendi in Francia e Spagna e, contemporaneamente, l’evoluzione della situazione in Grecia e Portogallo. Il lavoro richiedeva di seguire lo sviluppo degli incendi, analizzare le condizioni meteorologiche e di pericolosità e integrare le informazioni satellitari e cartografiche disponibili, per contribuire alla valutazione dei possibili sviluppi e alla costruzione del quadro operativo comune dell’ERCC», spiega Farzad Ghasemiazma.
Leggere l’incendio mentre evolve
Quando un incendio è già attivo, l’analisi passa dalla valutazione delle condizioni favorevoli alla propagazione alla lettura della dinamica dell’evento: come evolve il fronte, quali fattori ne condizionano il comportamento e quali sviluppi sono plausibili nelle ore successive.
È il campo del Fire Behaviour Analyst, funzione sperimentata nel Wildfire Support Team nel 2026. L’analisi integra dati satellitari, meteorologia, topografia, uso del suolo, combustibili ed elementi esposti con informazioni operative – mezzi impegnati, linee di difesa, evacuazioni, danni e criticità infrastrutturali – provenienti da fonti ufficiali e open-source intelligence. L’obiettivo è ricondurre informazioni eterogenee a una lettura sintetica del comportamento dell’incendio e dei suoi possibili impatti, utile all’ERCC e, quando richiesto, alle autorità nazionali.
Un contributo importante arriva dai prodotti di Meteosat Third Generation (MTG) di EUMETSAT: il Fire Radiative Power (FRP) permette di seguire ad alta frequenza temporale l’attività dell’incendio, individuando le porzioni più attive del fronte, variazioni di intensità e possibili riattivazioni. A queste osservazioni si affianca PROPAGATOR, con cui vengono prodotti rapidamente scenari di possibile evoluzione combinando combustibili, topografia e previsioni meteorologiche. Non si cerca di determinare con il 100% di esattezza la futura posizione del fuoco, ma di individuare direzioni preferenziali di propagazione, aree potenzialmente esposte e scenari utili alla lettura strategica dell’evento.
Un elemento centrale è anche la distribuzione dei combustibili. La mappa dei combustibili vegetali a scala europea elaborata da Fondazione CIMA permette di mettere in relazione le diverse classi con le aree percorse dal fuoco. Le analisi della stagione 2026 (fig. 1) mostrano che la superficie bruciata non si distribuisce uniformemente tra le classi: alcune risultano proporzionalmente molto più interessate di altre.

La mappa europea si inserisce in un lavoro di caratterizzazione dei combustibili vegetali sviluppato da Fondazione CIMA a diverse scale territoriali, dalla dimensione continentale agli approfondimenti nazionali, per migliorare la conoscenza delle condizioni che influenzano la propagazione degli incendi.
«Per molto tempo l’attenzione si è concentrata soprattutto sulle condizioni meteorologiche o sulle cause di innesco. Ma quando si sovrappongono nel tempo i perimetri delle aree bruciate alle caratteristiche della vegetazione, emerge che il fuoco non attraversa il territorio in modo uniforme. Alcune configurazioni di combustibile favoriscono determinati comportamenti e possono contribuire a sostenere la propagazione fino a quando quelle condizioni non cambiano. Questo non riduce il ruolo della meteorologia: significa comprenderla insieme al combustibile e al territorio, perché è dalla loro interazione che dipende il comportamento dell’incendio», spiega Paolo Fiorucci.
«Un caso significativo è stato quello di Trebinje, in Bosnia-Erzegovina, dove orografia complessa, accessibilità limitata e vento rendevano particolarmente difficili le operazioni. Coordinandosi con le autorità bosniache, il Wildfire Support Team ha prodotto informazioni sulle aree verso cui il fuoco aveva maggiore probabilità di espandersi, integrando orografia, condizioni meteorologiche, combustibili e scenari modellistici. È un buon esempio di cosa significhi trasformare dati e modelli in un’informazione utilizzabile durante un’emergenza», spiega Andrea Trucchia.
L’operatività che alimenta nuova conoscenza
Il rapporto tra ricerca e operatività funziona anche nella direzione opposta: analizzare a posteriori gli eventi reali permette di individuare configurazioni ricorrenti e costruire conoscenza utile alle valutazioni future.
«Tra le altre cose, mi sono occupato di analizzare retrospettivamente le condizioni meteorologiche associate ad alcuni incendi che avevano portato all’attivazione dell’ERCC, con l’obiettivo di individuare configurazioni ricorrenti che possano essere utili nelle valutazioni future», spiega Nicolò Perello. «Tramite l’utilizzo dei dati di rianalisi di ERA5, sono state prodotte mappe e grafici delle condizioni meteorologiche associate agli eventi analizzati sviluppando un codice open source. I primi risultati sono stati condivisi all’interno del Wildfire Support Team: quello che osserviamo durante un’emergenza diventa così materiale per migliorare la capacità di interpretare la successiva».
Perché le interazioni fra scienza ed operatività esprimano pienamente il loro potenziale, l’integrazione tra conoscenza scientifica e processi decisionali deve continuare a maturare, sia nei sistemi nazionali sia a livello europeo. Non si tratta soltanto di migliorare previsioni e modelli, ma di consolidare procedure e linguaggi condivisi che permettano alle informazioni scientifiche di entrare nel processo decisionale quando possono avere il maggiore valore operativo.
«È questo il passaggio su cui dobbiamo continuare a lavorare», conclude Fiorucci. «L’obiettivo è fare dell’anticipazione una componente sempre più strutturale della risposta, così da poter utilizzare le risorse quando e dove possono essere più efficaci».
È su questa connessione che si concentra il contributo di Fondazione CIMA: portare strumenti e conoscenze della ricerca negli scenari reali e utilizzare ciò che gli eventi insegnano per far evolvere capacità di analisi e strumenti.






