L’obiettivo principale della riduzione del rischio di catastrofi è la prevenzione. Ma quando ciò non è possibile, è importante ridurre al minimo i danni alle persone, ai beni e ai mezzi di sussistenza attraverso sistemi di allerta precoce*
Si celebra il 13 ottobre l’International Day for Disaster Risk Reduction, istituito dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per promuovere una cultura globale della riduzione del rischio di catastrofi. In corrispondenza di questa giornata, il Dipartimento della Protezione Civile organizza la Settimana della Protezione Civile, un evento annuale giunto alla sua quarta edizione, che quest’anno si svolge dal 10 al 16 ottobre. È un’occasione che ci porta in giro per l’Italia e all’estero per raccontare una storia che parla di scienza e collaborazione.
Disaster Risk Reduction (DRR) – di cosa si parla?
Secondo la definizione proposta da UNDRR, “la riduzione del rischio di catastrofi ha lo scopo di prevenire nuovi rischi di catastrofi, ridurre quelli esistenti, e gestire il rischio residuo, tutti elementi che contribuiscono al rafforzamento della resilienza e quindi al raggiungimento dello sviluppo sostenibile”.
Si parla quindi di prevenzione, ricerca e resilienza, ma sono numerosi e variegati gli elementi che vanno a costituire la DRR: si tratta infatti di un insieme di componenti multidisciplinari e multi-livello che permettono la costituzione di un meccanismo articolato.
Vediamone alcune.
Cooperazione e collaborazione
«C’è davvero bisogno di lavorare insieme: non è uno slogan, ma una necessità. Viviamo in una società troppo complessa per poter pensare di trovare le soluzioni come singoli». Sfide complesse e società complesse si affrontano insieme, come ha sostenuto anche Carlo Cacciamani, direttore dell’Agenzia ItaliaMeteo, durante la tavola rotonda del nostro CIMA Glocal Forum. La cooperazione e la collaborazione sono alla base della gestione e riduzione dei rischi naturali e antropici, sia sul territorio nazionale che internazionale. Le comunità sono chiamate a lavorare insieme su tutti i livelli: scienza, politica, società e tutti gli attori sono coinvolti in queste sfide.
Contribuiamo quindi a creare un link tra rischi, scienza e cooperazione internazionale il 7 ottobre all’Earth Technology Expo di Firenze. Il nostro direttore Marco Massabò partecipa alla sessione Gestione delle emergenze e dei rischi naturali, con un intervento sul nostro lavoro di partenariato internazionale e il lavoro di rafforzamento della rete africana di eccellenza per la DRR.
Dal 12 al 14 ottobre, poi, le nostre ricercatrici Eva Trasforini e Eleonora Panizza con il direttore Roberto Rudari, sono a Nairobi presso la sede dell’IGAD Climate Prediction and Applications Centre (ICPAC) per condurre un training dedicato al Capacity Development nell’ambito del Disaster Displacement Risk, in collaborazione con l’Autorità intergovernativa per lo sviluppo (Intergovernamental Authority on Development, IGAD) e con la piattaforma Platform in Disaster Displacement, nell’ambito del piano di finanziamento Migration Multi-Partner Trust Fund.
Il workshop, intitolato Modelling Disaster Displacement Risk in the IGAD region: Forecasts and Future Scenarios, si svolge nel contesto del primo pilastro del programma congiunto, che si concentra sul miglioramento dell’accesso a dati di qualità sul Disaster Displacement Risk e su altre forme di mobilità umana, con l’obiettivo di aumentare la preparazione e minimizzare il rischio nella regione. In quanto partner tecnici del progetto, ə nostrə espertə presenteranno la metodologia utilizzata per l’elaborazione dei Displacement Risk Profiles nel contesto delle alluvioni e dei cicloni e per l’implementazione di un Agent-Based Model per simulare l’impatto di diverse opzioni politiche sugli spostamenti forzati.
Ricerca scientifica e sviluppo di strumenti
«Il futuro preme mentre il presente è già ricco delle conoscenze e degli strumenti utili a prevedere per prevenire, ma soprattutto a programmare per agire», dice il nostro presidente Luca Ferraris, che lunedì 10 ottobre al Dipartimento di Protezione Civile di Roma interviene al workshop L’evoluzione di scenari e mappe di rischio come strumenti di protezione civile. «Già a gennaio, grazie al nostro lavoro di monitoraggio sul manto nivale, che per la prima volta è stato misurato a livello nazionale, avevamo previsto la grave siccità che poi abbiamo sperimentato in estate», continua Ferraris. «Il messaggio che deve passare a tutti i livelli della catena decisionale è che dobbiamo programmare, e attivarci prima che si verifichino le emergenze, così come stiamo guardando a quanto successo nelle Marche o in Sicilia in questo momento. Possiamo e dobbiamo farlo, perché abbiamo gli scenari climatici da qui a cinquant’anni, che pur essendo calcoli probabilistici ci indicano in che direzione andare. Ma non possiamo più aspettare».
Fondamentale e necessario è includere le comunità, sia nella programmazione che nell’intervento. Marina Morando, referente del nostro ambito Pianificazione e Procedure, partecipa al workshop sull’Osservatorio di Buone Pratiche di Protezione Civile, un momento di condivisione del lavoro svolto a valle degli incontri con i diversi referenti del Servizio Nazionale della Protezione Civile. Un momento di condivisione e confronto proprio sull’ “ultimo miglio” del sistema, che vede istituzioni locali e nazionali fianco a fianco.
(Qui maggiori informazioni sugli eventi della Settimana della Protezione Civile)
Se combiniamo scienza, formazione e cooperazione internazionale ci troviamo alle porte del Mozambico, dove stiamo portando avanti, insieme alla Direzione generale per la protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario europee (DG-ECHO) della Commissione Europea e all’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), progetti che rafforzano la resilienza e la capacità di gestione del rischio nelle comunità più vulnerabili, lavorando in particolare sui sistemi di allertamento delle inondazioni (Early Warning System) e sui meccanismi di coordinamento. Mami Mizutori, direttrice di UNDRR, ha scelto proprio Maputo per celebrare il #DRRday il 13 ottobre. Marco Massabò, direttore, e Alessandro Masoero, ricercatore dell’ambito Idrologia e Idraulica, insieme ai nostri partner del CENOE– Centro Nazionale di Gestione delle Emergenze e del DNGRH – Direcção Nacional de Gestão de Recursos Hídricos, prendono parte alla visita della Rappresentante Speciale dell’ONU, spiegando il lavoro che stiamo portando avanti nel paese, duramente colpito dagli uragani, con l’ONG WeWorld. Un esempio importante di cooperazione fra organismi nazionali e internazionali che arriva anche alle comunità residenti sul territorio.
Studio scientifico e divulgativo dei rischi
In occasione dello scorso CIMA Glocal Forum, Marco Russo, sindaco di Savona, ha affermato: «Adattamento e mitigazione devono essere vissute non solo in chiave difensiva ma come opportunità di un territorio […] Questo va affrontato sia dal punto di vista strettamente strutturale, sia dal punto di vista della comunità». La DRR non può escludere dalle strategie di adattamento e mitigazione l’azione tanto strutturale e scientifica quanto quella divulgativa e a servizio delle comunità locali.
In questo contesto si collocano gli eventi organizzati per il #DRRday da Regione Liguria, Comune di Savona e Comune di Genova.
Il 12 ottobre la Protezione Civile della Regione Liguria allestisce a Genova in Piazza De Ferrari un percorso espositivo articolato in stand divulgativi dal titolo 2020-2022: tre anni di impegno e di crescita del Sistema Regionale della Protezione Civile. In quanto centro di competenza del Dipartimento di Protezione Civile, siamo presenti in uno dei punti informativi, nel quale offriremo le nostre competenze sul tema del rischio incendi boschivi. Segue un evento istituzionale cui partecipano anche il Dirigente Settore Protezione Civile Regione Liguria, Ing. Stefano Vergante, l’Assessore Regionale alla Protezione, Giacomo Raul Giampedrone, il Presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti, e il Capo Dipartimento di Protezione Civile Nazionale, Fabrizio Curcio.
Il 13 ottobre, poi, il nostro presidente interviene alla conferenza stampa organizzata dal Comune di Savona per parlare dei rischi del territorio – e, soprattutto, di cosa si può fare e di cosa si sta facendo per mitigarli o per promuovere l’adattamento della cittadinanza, come per esempio i lavori portati avanti con il Comune per migliorare la sicurezza del quartiere di Legino, dove sorge il campus universitario dove ha sede Fondazione CIMA. Ancora una volta, la prevenzione passa per «programmare una nuova modalità di sviluppo che renda più sostenibile i nostri centri abitati e crei occasioni per ‘ri-occupare’ e quindi gestire il nostro fragile territorio», come spiega Ferraris. «Il rischio alluvionale e di incendi boschivi sulla costa del Mediterraneo contro cui ogni giorno combattiamo è il frutto di uno sviluppo economico, sociale e industriale degli anni del dopoguerra che ha portato da un lato a tombare e restringere i torrenti nella loro parte terminale, dall’altro ad abbandonare quelle terre che oggi rappresentano una minaccia e non invece un’opportunità, come fu per i nostri bisnonni».
Nella stessa giornata, saremo poi con il Comune di Genova all’evento di progetto “Cultura di protezione civile in pillole” presso la biblioteca Lercari nel complesso di Villa Imperiale a San Fruttuoso, in cui verranno presentati i progetti realizzati nell’Anno Scolastico 2021/2022 dalle scuole aderenti. Perché anche la cittadinanza fa parte del sistema di protezione civile e ne costituisce un tassello fondamentale: in una situazione di rischio a fare la differenza è “il comportamento dei singoli”. È importante usare la massima prudenza e preoccuparsi – ovvero occuparsi prima – di verificare presso il proprio Comune in che fascia di rischio sono le aree che si frequentano abitualmente, per conoscere prima quali azioni devo compiere in caso di pioggia molto intensa. Una lezione che è importante imparare fin da piccoli, l’educazione delle giovani generazioni oggi è un investimento per il domani.
Coinvolgimento e partecipazione della popolazione per una cultura del rischio
«La capacità della protezione civile di raggiungere le comunità locali si deve anche ai volontari e le volontarie, del cui ruolo non si parla mai abbastanza: eppure è attraverso di loro che la cultura della consapevolezza diventa realtà». Questo aspetto, messo in evidenza da Marco Toscano Rivalta, direttore dell’ufficio asiatico di UNDRR, durante l’evento per il nostro 15esimo anniversario (leggi di più qui), va dritto al cuore di Io Non Rischio, la campagna nazionale di comunicazione, di cui siamo partner, dedicata alla sensibilizzazione e alla divulgazione delle buone pratiche in caso di eventi naturali quali alluvioni, terremoti, maremoti ed eruzioni vulcaniche. Anche quest’anno, la campagna torna nelle piazze delle città d’Italia nel weekend del 15 e 16 ottobre.
Non solo nelle piazze, ma anche online! Sabato 15 ottobre interverremo infatti alla diretta nazionale di Io Non Rischio, che sarà trasmessa in streaming sui canali social della campagna e del Dipartimento di Protezione Civile. Parleremo di rischi in relazione con i luoghi, con i territori che abitiamo e di cui siamo parte. Sarà per noi anche l’occasione di presentare il nostro nuovo modello plastico, creato a scopi didattici, sul rischio alluvionale fluviale. Il modello rappresenta il bacino del fiume Bisagno e il rio Fereggiano di Genova e sarà possibile dunque osservare il comportamento della precipitazione e le dinamiche dell’esondazione dei bacini simili a quelli della zona rappresentata, secondo le dinamiche avvenute durante l’alluvione di Genova del 4 Novembre 2011.
(qui maggiori informazioni sull’edizione 2022 di Io Non Rischio)
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*Fonte: https://iddrr.undrr.org/