Ancora siccità severa in Europa: il report JRC – CIMA – SLF

È stato di recente pubblicato un report del JRC dedicato alla siccità in Europa. Al documento, che analizza la situazione a fine giugno e sotto vari aspetti (compresi lo stress alla vegetazione e il rischio incendi), hanno contribuito i ricercatori di Fondazione CIMA

Possiamo ancora parlare di siccità? La pioggia di maggio e giugno l’ha alleviata? E come sta andando la situazione nel resto dell’Europa? Proprio di recente, il Joint Research Centre (JRC) ha pubblicato il suo ultimo report tecnico dedicato alla siccità e che vede tra gli autori anche molti ricercatori di Fondazione CIMA.

Il report analizza la situazione a giugno 2023, indagando diversi indici impiegati nella valutazione della siccità e riportando anche quanto possiamo aspettarci per il resto della stagione estiva alla luce delle previsioni meteorologiche. Ne riprendiamo qui alcuni degli elementi principali.

Le precipitazioni

L’Italia ha sperimentato una grave siccità nel corso dello scorso anno (anche sul nostro sito, abbiamo avuto modo di parlarne più volte). Il fenomeno non è svanito – né è rimasto confinato geograficamente. Come riporta il report di JRC, infatti, la siccità è ancora ben presente in gran parte d’Europa: se nelle aree meridionali, però, stiamo vivendo una fase di recupero (la maggior parte della nostra penisola, per esempio, non è attualmente considerata in stato di siccità), nel settentrione europeo si può considerare agli inizi. Il Combined Drought Indicator, un indicatore basato su una combinazione di variabili quali precipitazioni, umidità del suolo e stato di salute della vegetazione, mostra che per gran parte dell’Europa, infatti, la situazione è ancora paragonabile a quella dello scorso anno.

È in particolare la scarsità di precipitazione a destare preoccupazione. Per un anno, in effetti, si sono registrate precipitazioni inferiori alla media nel continente; poi, questa primavera, almeno per alcune regioni (tra cui l’Italia, la penisola iberica e i Balcani), le precipitazioni sono aumentate, superando anche le medie stagionali. Non è stato lo stesso per altre regioni: quella definita “siccità meteorologica”, intesa appunto come periodo in cui le precipitazioni sono al di sotto della media del periodo, interessa varie regioni del Mar Baltico, Scandinavia, Gran Bretagna, Irlanda e Germania, e inizia a far temere per lo stato di salute sulle coltivazioni.

D’altronde, le previsioni stagionali suggeriscono che nel centro e nel nord dell’Europa la pioggia rimarrà significativamente scarsa – in contrapposizione a quanto si stima possa avvenire invece per i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, per i quali le previsioni indicano piogge superiori alla media stagionale.

La neve

S’inserisce nel contesto delle precipitazioni anche il principale contributo di Fondazione CIMA all’attuale report. Ricordiamo, infatti, che la precipitazione non riguarda soltanto la pioggia ma anche la neve: il nostro ambito di Idrologia e Idraulica ha monitorato la precipitazione nevosa nel corso di tutto l’inverno, e i dati raccolti sono stati impiegati nel report JRC per evidenziare come in Italia, nonostante appunto una situazione che può definirsi migliore rispetto allo scorso anno, la quantità d’acqua contenuta nella neve (Snow Water Equivalent, SWE), che rappresenta una forma di riserva idrica, sia rimasta significativamente scarsa, soprattutto sulle Alpi.

Colleghi e colleghe dell’Institute for Snow and Avalanche Research e dello Swiss Federal Institute for Forest, Snow and Landscape Research riportano una situazione simile per le Alpi svizzere: dalla metà di dicembre, infatti, le temperature elevate e le scarse precipitazioni, protagoniste anche dell’inverno italiano, hanno determinato il più basso SWE mai registrato dal 1998. La situazione è però migliorata più di quanto avvenuto nel nostro Paese, perché le precipitazioni abbondanti verificatesi dalla metà di marzo fino a maggio hanno permesso di chiudere la stagione con uno SWE più prossimo alla media storica, almeno nei quadranti occidentali della Confederazione.

Le temperature

Insieme alle precipitazioni, le temperature sono il secondo importante elemento che influenza la siccità: infatti, temperature più elevate favoriscono l’evaporazione di acqua dal suolo.

Per quanto riguarda le temperature, il report segnala che si sono mantenute al di sopra della media, per gran parte dell’Europa, da gennaio a maggio. Per alcune regioni (penisola iberica, Francia meridionale, Europa orientale e anche per l’Italia settentrionale), l’anomalia di temperatura ha raggiunto anche i +1,6°C.

Insieme, le temperature elevate e la scarsità di precipitazione hanno fatto sì che l’umidità del suolo risultasse decisamente ridotta nell’Europa centrale e settentrionale – condizione potenzialmente critica per le coltivazioni.

Vegetazione e rischio incendi

In effetti, il report JRC riporta anche lo stato di salute della vegetazione, un parametro molto utilizzato nella valutazione della siccità e analizzato tramite un indicatore detto fPAR, derivato dai dati satellitari. Alla metà di giugno, lo stress della vegetazione era osservabile per quasi tutta la penisola iberica, per la maggior parte dei paesi mediterranei (facevano eccezione alcune regioni turche e italiane), l’Austria settentrionale, la Bielorussia, l’Ucraina e la Romania.

Le temperature elevate e una vegetazione secca sono anche fattori che influenzano il rischio d’incendi boschivi, che infatti è stimato essere “dall’elevato all’estremo” per la penisola iberica e gran parte delle regioni mediterranee – che il rischio sia una realtà lo possiamo vedere, purtroppo, dagli incendi in Grecia (qui abbiamo raccontato del nostro contributo a ERCC proprio all’inizio degli incendi) e in Italia.

Globalmente, questi dati indicano la necessità di un monitoraggio attento e continuo, perché tutto sembra indicare un elevato rischio per la riserva idrica. Gli impatti sono già visibili sulle coltivazioni della penisola iberica, che ha dovuto mantenere un’irrigazione limitata, e preoccupa lo stress idrico che potrebbe interessare le coltivazioni nelle regioni baltiche, in Gran Bretagna, Irlanda, Germania e per la regione del Benelux.

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