Da 10 Paesi nel 2015 a 26 nel 2026: in poco più di un decennio, in Africa è più che raddoppiato il numero di Paesi dotati di sistemi di allerta multi-rischio. Come consolidare questo progresso e trasformarlo in una capacità operativa sempre più diffusa e sostenibile è uno dei temi al centro dell’Africa Early Warnings Forum 2026, in corso in questi giorni ad Addis Abeba.
Come trasformare una previsione in una decisione tempestiva? E come fare in modo che un sistema di allerta continui a funzionare, in modo stabile, anche oltre la durata dei singoli progetti?
Sono due delle questioni al centro dell’Africa Early Warnings Forum, in corso dal 2 al 4 settembre ad Addis Abeba, in Etiopia. Il Forum riunisce circa 400 rappresentanti di governi, organizzazioni regionali, istituzioni scientifiche, agenzie internazionali, settore privato e società civile per fare il punto sull’attuazione di Early Warnings for All (EW4All) e, soprattutto, sulle condizioni necessarie per rendere i sistemi di allerta sempre più operativi, sostenibili e integrati nelle istituzioni.
La sfida è particolarmente concreta in Africa. I Paesi che dichiarano di disporre di sistemi di allerta multi-rischio sono passati da 10 nel 2015 a 26 nel 2026, ma rimangono gap nelle reti osservative, nelle infrastrutture previsionali, nella connettività, nel coordinamento istituzionale e nella comunicazione fino all’ultimo miglio.
È proprio nello spazio tra disponibilità di una previsione e capacità di agire che si colloca AMHEWAS, l’Africa Multi-Hazard Early Warning and Early Action System dell’Unione Africana.
AMHEWAS: costruire una rete, non solo strumenti
Questo percorso è emerso con chiarezza fin dalla cerimonia di apertura del Forum. Nel suo intervento, Mr. Harsen Nyambe, Director for Sustainable Environment and Blue Economy dell’African Union Commission, ha richiamato Fondazione CIMA tra i partner tecnici che hanno contribuito allo sviluppo di AMHEWAS. Contributo emerso anche successivamente nella plenaria su Technology, Innovation and AI, citato e riconosciuto dalle parole di Ms. Nina Bekele, Product Partnerships Manager, Social Impact, di Google. Una collaborazione costruita negli anni lavorando sui diversi elementi che rendono operativo un sistema di early warning: strumenti e prodotti, ma anche procedure, competenze e capacità istituzionali, dal livello continentale a quello regionale e nazionale.
Non a caso, nel confronto che ha aperto i lavori sullo stato dei sistemi multi-rischio in Africa, AMHEWAS è tornato più volte come una delle iniziative flagship del continente. Un sistema che oggi mette in relazione Situation Room a diversi livelli, strumenti comuni di analisi e monitoraggio e prodotti operativi, costruendo un flusso di informazioni tra la scala continentale, regionale e nazionale e tra chi produce conoscenza sul rischio e chi deve utilizzarla per decidere.
L’early warning non viene trattato, infatti, come una questione esclusivamente previsionale, ma come una catena operativa. Perché una previsione possa diventare un’allerta e un’allerta possa tradursi in azione, devono funzionare insieme dati, tecnologie, competenze, procedure e responsabilità istituzionali.
È all’interno di questa catena operativa che entra in gioco myDEWETRA.world, la piattaforma sviluppata da Fondazione CIMA per il Dipartimento della Protezione Civile italiano e utilizzata dalla rete AMHEWAS per integrare, visualizzare e analizzare dati di monitoraggio e previsione. La piattaforma crea così un ambiente informativo comune su cui costruire prodotti operativi standardizzati, dal Continental Watch, con previsioni fino a cinque giorni su precipitazioni intense, vento e alluvioni, agli Emergency Situation Report prodotti in presenza di eventi significativi.
myDEWETRA e il contributo di Fondazione CIMA a Early Warnings for All sono presentati in questi giorni anche nel Marketplace del Forum, lo spazio espositivo aperto durante l’intero evento.

Capire gli impatti prima che diventino crisi
Ma rendere più efficiente la catena dell’allerta non basta: occorre anche cambiare il modo in cui guardiamo alla previsione. Sapere che un evento meteorologico o climatico è probabile non dice ancora quali conseguenze produrrà: lo stesso fenomeno può generare impatti molto diversi a seconda dell’esposto – persone, infrastrutture, attività economiche – e delle vulnerabilità presenti nei territori.
Per questo, uno degli sviluppi di AMHEWAS riguarda i sistemi di impact-based forecasting, che integrano la previsione del fenomeno con informazioni su esposizione e vulnerabilità. È il percorso intrapreso, per esempio, con l’Africa Drought Watch: dati satellitari, indicatori climatici, previsioni stagionali e conoscenze degli esperti regionali vengono combinati per passare dal semplice monitoraggio della siccità all’anticipazione dei suoi possibili effetti su agricoltura, risorse idriche e altri sistemi esposti.
Anche il confronto al Forum sulla possibile evoluzione di El Niño nel 2026 si inserisce in questa prospettiva. Un’anomalia che nasce nel Pacifico tropicale può modificare temperature e precipitazioni a migliaia di chilometri di distanza, ma con conseguenze differenti nei diversi territori. La questione operativa diventa quindi non soltanto prevederne l’evoluzione, ma capire dove e come i suoi effetti potrebbero tradursi in rischio e preparare in anticipo le possibili risposte.
È questo, più in generale, il passaggio su cui si misura oggi la maturità dei sistemi di allerta: dalla disponibilità dei dati alla capacità di utilizzarli, dalla previsione degli eventi alla previsione degli impatti, dall’early warning all’early action.
Tecnologia e infrastrutture sono componenti necessarie, ma il loro valore dipende dalla capacità di diventare parte stabile delle istituzioni che devono utilizzarle. Per questo il percorso di AMHEWAS comprende anche formazione degli operatori, sviluppo di procedure, co-produzione dei prodotti previsionali e rafforzamento delle capacità locali. Perché la sostenibilità di un sistema di allerta si misura, in ultima analisi, nella capacità delle istituzioni di mantenerlo operativo e trasformare nel tempo conoscenza del rischio in capacità di azione.