ZIPHIUS

Fondazione CIMA negli anni si è specializzata nello studio e monitoraggio dello zifio (Ziphius cavirostris), che è una delle specie più misteriose tra i mammiferi marini viventi. Il progetto ZIPHIUS è iniziato nel 2004, focalizzandosi su due obiettivi preliminari principali: capire dove questa specie viva, o in altre parole, descrivere quale sia il suo habitat ideale e capire quanti zifi vivano all’interno del Santuario Pelagos. Questa analisi permette di identificare eventuali trend nella loro abbondanza numerica.

Lo zifio è un “delfinone”, o più correttamente un cetaceo odontocete di medie dimensioni, che generalmente non supera i 6,5 metri di lunghezza e le 3 tonnellate di peso. Ha capacità di immersione eccezionali: può restare in apnea per più di 120 minuti e raggiungere profondità oltre i 2000 metri per cacciare i calamari di profondità (mesopelagici). Sono proprio queste sue caratteristiche a rendere il suo studio complesso perché raramente resta in superficie per più di qualche minuto, prima di ripartire per un’immersione profonda, dando pochissimo tempo ai ricercatori per raccogliere informazioni utili dalla superficie.

L’importanza della ricerca sullo zifio non è però relativa solo alle scarse informazione che se ne hanno, ma si spiega con l’aumento, negli ultimi venti anni, del fenomeno degli spiaggiamenti di massa che, nel solo Mediterraneo, hanno causato la morte di oltre cento esemplari. Gli spiaggiamenti di massa sembrano essere causati dai sonar militari a bassa frequenza (low active frequency sonar), utilizzati durante le esercitazioni / attività militari, e dalle prospezioni sismiche che utilizzano esplosioni ad aria compressa (tramite “cannoni” subacquei chiamati airgun) al fine di identificare giacimenti di idrocarburi nel sottosuolo marino.

Grazie agli studi di Fondazione CIMA si è scoperto che nel Mar Ligure vive una popolazione residente costituita da circa 100 animali, che si distribuisce preferenzialmente in acque con fondali tra i 1000 e i 2000 metri di profondità, il che rende questo tratto di mare una tra le più importanti aree (hotspot) per lo zifio nel Mediterraneo.

Dal 2013 i ricercatori di Fondazione CIMA, grazie anche a collaborazioni con altri centri di ricerca, stanno cercando di capire quale sia il livello di inquinamento negli esemplari che vivono all’interno del Santuario Pelagos e quale sia il “grado di parentela” (distanza genetica) con gli zifi che vivono in altre zone del Mediterraneo. Questa ricerca è possibile grazie al prelievo, tramite un’apposita piccola freccia modificata sparata con una balestra, di piccole porzioni di pelle e grasso. La pelle è necessaria per l’analisi del DNA (effettuata da laboratori stranieri con i quali Fondazione CIMA collabora per questo progetto) utile a capire il grado di parentela, mentre l’analisi di pelle e grasso (effettuata da ricercatori dell’Università di Siena) rivela e quantifica la presenza di sostanze inquinanti prodotte dall’uomo.

Negli ultimi anni, agli strumenti in dotazione di Fondazione CIMA, si sono aggiunti i droni (UAS) che permettono di poter foto-identificare e misurare gli animali e di raccogliere, con appositi campionatori, il “soffio” delle balene, per monitorarne lo stato di salute.