Ricerca, innovazione e sensibilizzazione sono al centro delle attività che puntano a proteggere gli ecosistemi marini del Mediterraneo. Dai progetti europei alla formazione per gli equipaggi, Fondazione CIMA traccia nuove rotte verso una navigazione sicura e sostenibile.
La tutela della biodiversità marina e la sicurezza della navigazione sono temi cruciali, oggi più che mai al centro dell’attenzione internazionale. In questa prospettiva, l’istituzione di una PSSA (Particularly Sensitive Sea Area) nel Mediterraneo nord-occidentale segna un passo significativo nella protezione degli ecosistemi marini e nella promozione di una navigazione sostenibile. Come racconta Paola Tepsich, referente dell’Ambito Ecosistemi Marini di Fondazione CIMA: «La nostra Fondazione si impegna da anni su questi temi, grazie a diversi progetti finanziati con fondi europei e alla capitalizzazione dei prodotti sviluppati negli anni grazie alla collaborazione transfrontaliera e alle campagne di monitoraggio che portiamo avanti con la nostra imbarcazione da ricerca sia nel Santuario Pelagos che anche in altre aree del Mediterraneo».
Fondazione CIMA partecipa infatti alle attività di mappatura e monitoraggio, all’interno del progetto LIFE Conceptu Maris, utilizzando metodi tradizionali e tecnologie innovative, come l’uso del DNA ambientale (eDNA), che consente di tracciare la presenza di animali marini attraverso le tracce genetiche disperse nell’acqua. Inoltre, i traghetti sono sfruttati come piattaforme di ricerca, sia per lo studio della distribuzione di cetacei e tartarughe con avvistatori sul ponte di comando che per mappare le caratteristiche oceanografiche. Queste attività offrono strumenti concreti per identificare corridoi ecologici e aree “cuscinetto” essenziali per la conservazione, rafforzando la cooperazione internazionale in linea con la Marine Strategy.
«Un altro progetto che vede coinvolta Fondazione CIMA», continua Paola Tepsich, «è SEAsteMAR che focalizza il suo impegno sulla sicurezza della navigazione e sulla protezione dei grandi cetacei». Fondazione CIMA, infatti, contribuisce all’aggiornamento delle mappe delle aree dove i cetacei si trovano a maggiore rischio di collisione, e effettuerà studi in particolare sullo zifio. Da quest’anno inoltre integreremo le nostre campagne con la raccolta anche di alcuni parametri oceanografici: questi dati sono fondamentali per affrontare l’impatto del cambiamento climatico sugli ecosistemi del Santuario Pelagos, un’area cruciale per la biodiversità marina del Mediterraneo.
Parallelamente alla ricerca scientifica, Fondazione CIMA si impegna nella divulgazione e formazione sia per gli stakeholders che lavorano in mare che per tutti i cittadini. È importante, infatti, non solo raccogliere dati scientifici ma anche sensibilizzare sull’importanza dell’ecosistema marino e su quali soluzioni si possono adottare per mitigare gli effetti del cambiamento climatico e delle attività antropiche. «Abbiamo sviluppato su piattaforme di e-learning corsi e materiale informativo per gli equipaggi delle compagnie per trasporto passeggeri che percorrono il Mediterraneo», conclude Tepsich, «sul rischio di collisione con i cetacei e tartarughe. Sono state messe a disposizione anche guide per il riconoscimento e i comportamenti in mare di queste specie, strumento fondamentale per aumentare la consapevolezza della biodiversità e l’importanza della sua tutela».