Parliamo ancora di siccità: la situazione in Sudamerica nel report JRC

Il centro di ricerca dell’Unione europea (Joint Research Centre, JRC) ha pubblicato un report tecnico di aggiornamento per descrivere la situazione di siccità che da ormai quattro anni sta interessando il bacino di Paranà-La Plata, in Sudamerica. Si tratta di una vasta area che tocca cinque paesi (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay, Bolivia), per i quali gli impatti sono stati significativi in termini ambientali, energetico ed economici. Al report ha contribuito Fondazione CIMA, da anni coinvolta in diversi progetti in Sudamerica

Abbiamo più volte parlato della siccità che ha interessato l’Italia nel corso del 2022. Tuttavia, il nostro non è certo l’unico paese che ha di recente sofferto di questo fenomeno, per il quale d’altronde si stima che frequenza e intensità aumenteranno in molte aree del mondo a causa dei cambiamenti climatici. Un esempio è il bacino di Paranà-La Plata, che si estende tra l’Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Bolivia e che al momento soffre della maggior siccità mai registrata nella regione da oltre ottant’anni. Un recente report del Joint Research Centre, il centro di ricerca dell’Unione europea, cui ha contribuito Fondazione CIMA, raccoglie quanto sappiamo sulle caratteristiche dell’evento, gli impatti che ha avuto sul territorio e gli sforzi di monitoraggio e risposta.

Siccità: varie cause

Il fiume Paranà è il secondo più lungo del Sudamerica dopo il Rio delle Amazzoni, e ha quindi un ruolo fondamentale per il bacino che alimenta. Purtroppo, però, i livelli delle sue acque sono oggi i più bassi mai registrati dal 1944, e vari fattori sembrano concorrere a spiegare questo fenomeno: in parte, infatti, la ragione della carenza d’acqua può essere attribuita a La Niña, un fenomeno oceanico che si presenta periodicamente nell’oceano Pacifico equatoriale, del quale abbassa la temperatura, influenzando le condizioni meteorologiche di diverse aree del mondo. «I meccanismi con cui La Niña modifica le condizioni climatiche nelle varie aree del mondo sono complessi. Molto in breve possiamo dire che determinano, nel bacino del Paranà-La Plata, un calo delle precipitazioni», commenta Gustavo Naumann, già ricercatore presso Fondazione CIMA e oggi alla European Research Executive Agency della Commissione Europea, e lead author del report. «Essendo noto, il fenomeno de La Niña e il suo “corrispettivo caldo” El Niño, che insieme ai efetti che questi cambiamenti nell’atmosfera sono noti come El Niño Southern Oscillation (ENSO), possono dare indicazioni sulle condizioni meteorologiche future: sapendo che il fenomeno è in corso, cioè, possiamo prevedere la tendenza a una scarsità o un eccesso di pioggia».

Iniziata nel 2020, La Niña potrebbe insomma essere parzialmente responsabile della siccità in Sudamerica ma, evidenziano autori e autrici del report, i cambiamenti nell’uso del suolo, uniti alla presenza di eventi estremi come le ondate di calore del 2020 e del 2021 (che hanno causato anche numerosi incendi nella regione) hanno un loro ruolo. Il report non si concentra sulle dinamiche che hanno concorso a determinare questa siccità così prolungata ma, piuttosto, sulle sue caratteristiche. Tuttavia, «Vale la pena evidenziare che, pur se la questione è ancora discussa e i meccanismi non sono del tutto noti, la deforestazione potrebbe in effetti influenzare i fenomeni di siccità, perché si riduce l’umidità portata dalle piante», come spiega Naumann.

Il report del JRC rappresenta un aggiornamento del primo documento tecnico, pubblicato nel 2021. Le condizioni di siccità, infatti, erano già osservabili a metà del giugno 2019: in quel periodo, le precipitazioni di pioggia non erano particolarmente scarse, ma la situazione si è aggravata nel tempo, perdurando fino a maggio 2022. Di conseguenza, nel tempo si è ridotta anche l’umidità del suolo, e a sua volta questo ha portato allo stress della vegetazione, sebbene con risposte diverse a seconda del tipo di suolo nell’area considerata, le specie vegetali, la topografia e vari altri fattori che possono influenzare la risposta delle piante.

«Potremmo definire quella del bacino di Paranà-La Plata come una siccità da manuale, perché è iniziata come un’anomalia di precipitazione a monte (più o meno nell’area di San Paolo in Brasile), e dunque come una siccità meteorologica, che nel tempo ha portato alla riduzione della portata dei fiumi alimentati dal Paranà – e dunque una siccità idrologica», commenta ancora Naumann.

Dagli impatti al monitoraggio

Uno dei focus più importanti del report riguarda l’analisi degli impatti che questa lunga siccità sta avendo nei paesi sudamericani interessati. «Dobbiamo considerare che vi sono diversi aspetti che li distinguono dalle economie italiane e, più in generale, europee», spiega Lauro Rossi, direttore del programma Impact-based Early Warning Systems on Climate Threats di Fondazione CIMA, anch’egli tra gli autori del report. «Per esempio, quella idroelettrica rappresenta una rilevante fonte di energia del Sudamerica, ben più che da noi; e, naturalmente, la scarsità d’acqua nei fiumi ne ha determinato una riduzione tale da far paventare l’ipotesi di un razionamento energetico. Secondo l’Istituto Nazionale dell’Acqua argentino, si è dovuto incrementare l’utilizzo di altre fonti energetiche meno sostenibili, come il termoelettrico, che richiede l’impiego di combustibili fossili, onde evitare una crisi energetica». Ancora, un effetto significativo si è osservato in termini di trasporto, perché i fiumi di questa vasta regione rappresentano una via di comunicazione importante per i paesi che bagnano (l’Argentina, per esempio, esporta circa l’80% dei suoi prodotti agricoli lungo l’idrovia del Paranà) ma in alcuni punti non sono stati più navigabili.

A ciò vanno aggiunti i vari effetti sugli ecosistemi, diretti e indiretti: per esempio, la scarsità d’acqua ha portato alla concentrazione di inquinanti in alcune aree che, a loro volta, hanno portato alla crescita incontrollata di cianobatteri produttori di tossine, con effetti su tutta la componente biotica fluviale. A sua volta, questo ha avuto effetti sulla pesca e su varie altre attività che è stato necessario proibire durante le estati del 2020 e 2021. E, nel 2022, il Ministero della Salute argentino ha lanciato anche un’allerta sanitaria per alcuni batteri causa di gastroenteriti e congestioni nasali. In più, la siccità ha contribuito alla diffusione di incendi nella regione – innescati, in parte, dalle tecniche agricole impiegate e spesso molto discusse – che hanno interessato anche parchi e aree protette.

Il report si chiude con un’analisi dei sistemi di monitoraggio delle siccità nei diversi paesi che interessano anche il bacino di Paranà-La Plata. Tra essi c’è anche il sistema nazionale di monitoraggio delle siccità boliviano messo a punto da Fondazione CIMA nel 2019-2020. «Un monitoraggio accurato, portato avanti con una catena organizzata e indicatori validi, è uno strumento fondamentale per supportare l’adattamento alla siccità e la mitigazione dei suoi impatti», commenta Naumann. «L’area del bacino è però molto vasta e la siccità ha interessato varie nazioni (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay, Bolivia): il punto cruciale è dunque avere informazioni condivise, e questo implica la necessità di incentivare il dialogo tra i diversi enti nazionali. Non si tratta di un compito facile, perché dobbiamo anche considerare che sono coinvolti enti diversi nelle differenti nazioni: un tentativo d’incentivare questo dialogo, come evidenziato nel report, è rappresentato dal Sistema de Información sobre Sequías para el sur de Sudamérica (in sigla, SISSA), iniziato nel 2019: si tratta di una collaborazione tra sei nazioni che sviluppa e diffonde prodotti di monitoraggio della siccità derivati da dati in situ e satellitari e, soprattutto, lavora per il miglioramento della gestione della siccità agendo sulle capacità istituzionali, la governance e la pianificazione».

«Fondazione CIMA lavora ormai da molti anni in Sudamerica e nei Caraibi, sviluppando sistemi di Early Warning per inondazioni, incendi, siccità. Il nostro compito è quello di fornire strumenti allo stato dell’arte della scienza che possano essere usati in tempo reale per la previsione degli impatti e attuare contromisure per la salvaguardia di beni e persone», conclude Rossi. «Oltre al sistema nazionale di monitoraggio delle siccità in Bolivia, lo studio dei ghiacciai andini come fonte di risorsa idrica delle città a valle, i sistemi monitoraggio e previsione di inondazioni (Bolivia, Guyana, Belize) e di incendi forestali (Paraguay, Bolivia), lo sviluppo di un prodotto di precipitazione multi-sensore (satellite, radar, stazioni in situ) nei Caraibi ad alta risoluzione spazio-temporale sono solo alcuni esempi del nostro impegno nella regione per migliorare il monitoraggio e la previsione e sviluppare sistemi di Early Warning per tutti».

Crediti immagine: Naumann, G.,Podestá, G., Marengo, J., Luterbacher, J., Bavera D., Acosta Navarro, J., Arias Muñoz, C., Barbosa, P., Cammalleri, C., Cuartas, A., de Estrada, M., de Felice M., de Jager, A., Escobar, C., Fioravanti, G., Giordano, Harst Essenfelder, A., L., Hidalgo, C., Leal de Moraes, O.., Maetens, W., Magni, D., Masante, D., Mazzeschi, Osman, M., Rossi L., M., Seluchi, M., Skansi, M. M., Spennemann, P., Spinoni, J., Toreti., A, Vera, C., Extreme and long-term drought in the La Plata Basin: event evolution and impact assessment until September 2022, Publications Office of the European Union, Luxembourg, 2022, doi:10.2760/62557, JRC132245. Licenza: CC BY 4.0

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