In cima: montagne in prima linea nel clima che cambia

Giornata Montagna CALZA SONIA

Le montagne sono tra i primi ambienti in cui il cambiamento climatico diventa visibile. Non perché siano “più fragili” in senso assoluto, ma perché in quota i processi fisici ed ecologici rispondono in modo amplificato: il riscaldamento globale si traduce qui in un riscaldamento dipendente dalla quota, disomogeneo nello spazio e capace di ridisegnare in tempi brevi i confini di neve, ghiaccio e habitat. È come se l’alta montagna accorciasse le distanze tra causa ed effetto, rendendo leggibile ciò che altrove avviene più lentamente.

Provenzale CIPRA2025 Montagne serbatoi dacqua
La mappa mostra dove le montagne funzionano da “torri d’acqua” (WTI alto) e quante popolazioni nei bacini dipendono da queste risorse, evidenziando che gran parte delle persone vive a valle ma è legata all’acqua prodotta in quota. Immerzeel, W.W., Lutz, A.F., Andrade, M. et al., Importance and vulnerability of the world’s water towers. Nature 577, 364–369 (2020). https://doi.org/10.1038/s41586-019-1822-y

Acqua, Zona Critica e diversità della montagna che cambia

Questa accelerazione tocca il cuore funzionale dei sistemi alpini. Le montagne sono serbatoi d’acqua: accumulano risorse sotto forma di neve e ghiaccio e le rilasciano a valle, ma la sequenza recente di siccità e la forte variabilità interannuale rendono sempre più complessa la gestione idrica. Nello stesso tempo cambiano gli equilibri della Zona Critica, quello strato sottile in cui “la roccia incontra la vita” e dove avvengono i processi che sostengono gli ecosistemi terrestri: lì si intrecciano flussi di carbonio e acqua, la funzione delle zone umide e delle torbiere alpine, la risposta delle comunità biologiche.

La biodiversità, intesa come diversità di specie, habitat e individui, non si muove da sola: accanto ad essa emerge la geodiversità, la diversità mineralogica, geologica, geomorfologica, idrologica e pedologica che costituisce la base fisica degli ecosistemi, una “compagna silenziosa” che contribuisce a modellarne la resilienza. Su questo scenario si innesta anche l’aumento degli incendi, non solo estivi ma anche invernali, segnale di un nuovo regime di rischio in ambiente montano.

Uno sguardo che attraversa le discipline

Per chi fa ricerca oggi, tutto questo significa una cosa semplice e difficile insieme: non si può più osservare la montagna “a frammenti”, come racconta Martina Leone, dottoranda dell’Università di Genova presso Fondazione CIMA, che ha partecipato alla Student 4 Student Summer School. Ciò che l’ha colpita di più del confronto con altri giovani ricercatori è stata «l’interdisciplinarietà… Un modo di studiare la montagna sempre più attuale, non più a frammenti o a nicchie, ma a cross over, come se ci fosse un’intersezione e un sovrapponimento di conoscenze da un argomento all’altro». Dentro questa prospettiva, anche fenomeni apparentemente specifici — come le siccità della neve e le conseguenze sui deflussi estivi e sulla fusione glaciale nelle Alpi italiane — diventano tasselli di un quadro più grande, che unisce fisica del clima, idrologia, ecologia e gestione del territorio.

Giulia Blandini, ricercatrice in Idrologia e Idraulica presso Fondazione CIMA, aggiunge un secondo sguardo, complementare: racconta quanto sia necessario tenere insieme la dimensione naturale e quella umana, perché parlare di montagne significa parlare anche di turismo, economia, impatti delle attività antropiche sugli ecosistemi d’alta quota. Questa apertura l’ha aiutata ad “ampliare lo sguardo sul sistema montano nella sua interezza”, cogliendo connessioni che spesso restano ai margini del lavoro quotidiano.

È una lezione che risuona con forza anche nelle riflessioni portate da Antonello Provenzale all’evento Montagne che cambiano natura e parchi alla prova del clima organizzato da CIPRA: le montagne come serbatoi d’acqua e archivi del clima, ma anche come indicatori precoci di ciò che sta cambiando nel pianeta e nei nostri sistemi di vita. Le voci di Giulia e Martina — maturate anche grazie al confronto internazionale vissuto lo scorso settembre alla International Mountain Conference — ci ricordano che la ricerca sulle montagne non è solo misurazione di fenomeni, ma costruzione di sguardi capaci di attraversare discipline e scale diverse. Perché è lì, in alto, che il futuro prende forma per primo.

Per approfondire i processi che stanno modificando i rischi naturali nelle aree montane, riportiamo di seguito alcune recenti pubblicazioni.

Studio sulla modellazione degli incendi boschivi in ambiente alpino a partire da casi reali, per comprendere come il fuoco evolve e quali fattori montani ne guidano dinamiche e impatti.

Malanchini, L., Perello, N., Trucchia, A., Rossi, L.M.W., Fiorucci, P., Vacchiano, G. Modeling wildfires in the Alpine context: Lessons learnt from real case studies, Environmental Challenges, Volume 21, 101357, ISSN 2667-0100 (2025)

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Analisi di come le siccità della neve nel Mediterraneo influenzino l’idrologia di montagna e, di conseguenza, gli equilibri socio-ecoidrologici legati alla disponibilità d’acqua a valle.

Avanzi F., Terzi S., Castelli M., et al. Today’s snow and tomorrow’s water: impacts of Mediterranean snow droughts on mountain socio-ecohydrology, Authorea (2025)

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Approccio integrato per studiare le interazioni tra acque sotterranee e superficiali e i processi di ricarica in sistemi montani fratturati, cruciali per il funzionamento idrico delle alte quote.

Ortenzi, S., Di Matteo, L., Valigi, D., Donnini, M., Dionigi, M., Fronzi, D., Geris, J., Guadagnano, F., Marchesini, I., Filippucci, P., Avanzi, F., Penna, D., Massari, C. Exploring groundwater-surface water interactions and recharge in fractured mountain systems: an integrated approach, EGUsphere [preprint] (2025)

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Ricostruzione della siccità nivale 2022–2023 nelle Alpi italiane e delle sue conseguenze sui deflussi estivi, mostrando l’aumento del contributo glaciale ai corsi d’acqua in condizioni di scarsa neve.

Leone, M., Avanzi, F., Morra Di Cella, U., Gabellani, S., Cremonese, E., Isabellon, M., Pogliotti, P., Scotti, R., Monti, A., Ferraris, L., Colombo, R. The 2022–2023 snow drought in the Italian Alps doubled glacier contribution to summer streamflow, EGUsphere [preprint] (2025)

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Prospettive sui meccanismi con cui la montagna intensifica i temporali e ne modula il passaggio verso le pianure, con implicazioni dirette per i rischi meteorologici in aree montane e pedemontane.

Fischer, J., Groenemeijer, P., Holzer, A., Feldmann, M., Schröer, K., Battaglioli, F., Schielicke, L., Púčik, T., Antonescu, B., Gatzen, C., and TIM Partners: Invited perspectives: Thunderstorm intensification from mountains to plains, Nat. Hazards Earth Syst. Sci., 25, 2629–2656 (2025)

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Volume dedicato alla dinamica della Zona Critica in ambiente montano, con focus sul Parco Nazionale del Gran Paradiso, per capire come roccia, suolo, acqua e vita interagiscono nel sostenere gli ecosistemi alpini.

Dinamica della Zona Critica, un volume prodotto dalle diverse scuole sulla Zona Critica tenute al Parco Nazionale Gran Paradiso. T.S. White and A. Provenzale, Eds: Critical Zone and Ecosystem Dynamics, Springer, 2024.

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