Estate 2026 | Il Santuario Pelagos visto dai traghetti: cosa raccontano gli avvistamenti dei cetacei

Estate 2026, avvistamento cetacei da traghetti CIMA

Quasi 4.000 cetacei osservati durante 34 monitoraggi: i dati raccolti da Fondazione CIMA nell’estate 2026 restituiscono uno spaccato della biodiversità del Santuario Pelagos e ricordano l’importanza delle osservazioni continuative per comprendere un ecosistema in trasformazione.

L’estate 2026 è stata una stagione segnata da diverse anomalie ambientali, che hanno interessato territori ed ecosistemi differenti. Ma cosa è successo, nel frattempo, nelle acque del Santuario Pelagos? E cosa possono raccontarci gli avvistamenti dei cetacei sullo stato del Mediterraneo?

Per rispondere, possiamo partire dalle osservazioni raccolte dalle ricercatrici e dai ricercatori di Fondazione CIMA durante i monitoraggi estivi da traghetto. Nel corso di 34 monitoraggi sono stati registrati 395 avvistamenti, per un totale di 3.979 individui appartenenti a sette specie. Numeri che, nel complesso, descrivono una stagione nella norma rispetto a quanto osservato abitualmente.

A dominare gli avvistamenti sono state le stenelle striate, con 209 avvistamenti e oltre 3.600 individui stimati, seguite dalle balenottere comuni, con 130 avvistamenti e 162 individui. Sono stati osservati anche zifi, capodogli, tursiopi, globicefali e grampi. Complessivamente, sono state quindi avvistate sette delle otto specie di cetacei che frequentano regolarmente il Santuario Pelagos.

Un elemento ha però attirato l’attenzione durante le osservazioni sul campo: le balenottere comuni sono state avvistate più volte in gruppi di diversi individui, in alcuni casi fino a quattro esemplari insieme. Questo ha restituito l’impressione di una maggiore concentrazione degli animali. Anche gli incontri con i capodogli sono sembrati particolarmente numerosi, con l’avvistamento di un gruppo di sette individui, a fronte di osservazioni che solitamente riguardano esemplari singoli o in coppia. Si tratta di un’osservazione qualitativa, che richiederebbe ulteriori analisi per essere confermata e interpretata.

Particolarmente interessante anche l’avvistamento dei globicefali, una specie raramente osservata durante i monitoraggi, incontrata su due rotte differenti e in periodi diversi dell’estate. Un dato che sottolinea l’importanza di monitorare più tratte per ottenere un quadro più completo della presenza dei cetacei nel Santuario Pelagos.

Fig. 1. Mappa interattiva degli avvistamenti di cetacei registrati da Fondazione CIMA durante i monitoraggi da traghetto tra aprile e settembre 2026. Selezionando i nomi delle singole specie nella legenda, è possibile visualizzare la distribuzione dei relativi avvistamenti nel Santuario Pelagos.

Dal 2025 al 2026: cosa ci dicono gli avvistamenti?

Per comprendere il significato di questi dati, è interessante tornare all’estate precedente. Nel 2025 il Mediterraneo, e in particolare il Mar Ligure, aveva registrato anomalie termiche particolarmente intense, accompagnate da differenze negli avvistamenti di alcune specie, tra cui le balenottere comuni.

Le temperature marine possono influenzare la distribuzione delle risorse alimentari e, di conseguenza, gli spostamenti dei cetacei. Ma la relazione tra condizioni ambientali e presenza delle diverse specie è complessa e non sempre immediatamente riconoscibile.

Nel 2026, nonostante il carattere anomalo della stagione sotto diversi aspetti ambientali, i monitoraggi nel Santuario Pelagos non hanno evidenziato particolari variazioni nel numero complessivo degli avvistamenti.

Questo non significa che il Mediterraneo sia rimasto immutato, né che le anomalie ambientali non abbiano conseguenze sui suoi ecosistemi. Significa, piuttosto, che una singola stagione di osservazioni non è sufficiente per individuare e interpretare eventuali cambiamenti nella distribuzione dei cetacei.

Per farlo è necessario confrontare serie di dati raccolti nel tempo, tenendo conto dello sforzo di monitoraggio, delle condizioni di osservazione e della variabilità naturale delle specie. Solo attraverso questa continuità è possibile distinguere le oscillazioni tra una stagione e l’altra da tendenze più durature, e approfondire le possibili relazioni con i cambiamenti ambientali.

I traghetti come piattaforme di osservazione del Mediterraneo

È proprio la necessità di raccogliere osservazioni continuative ad aver portato Fondazione CIMA a utilizzare i traghetti di linea come piattaforme di ricerca. Dal 2008, grazie alla collaborazione con Corsica Ferries–Sardinia Ferries, Fondazione CIMA fa parte della FLT Med Network, la rete di monitoraggio del Mediterraneo coordinata da ISPRA. Un’attività di lungo periodo che ha trovato sostegno in diversi progetti, tra cui il progetto europeo LIFE CONCEPTU MARIS, dedicato alla conservazione dei cetacei e delle tartarughe marine, e più recentemente SEAsteMAR, che ha contribuito alla realizzazione dei monitoraggi nelle estati 2025 e 2026.

Durante le traversate, osservatrici e osservatori specializzati registrano la presenza delle diverse specie, la posizione degli avvistamenti e il numero stimato di individui. Le rotte regolari permettono così di raccogliere dati lungo gli stessi tratti di mare, costruendo una base di conoscenze che si arricchisce stagione dopo stagione.

La mappa degli avvistamenti dell’estate 2026 restituisce una successione di punti colorati lungo le rotte monitorate: ogni punto rappresenta un incontro con una delle sette specie osservate, dalle stenelle che nuotano in gruppo alle grandi balenottere comuni.

Sono osservazioni che, prese singolarmente, raccontano soltanto un momento della vita del Santuario Pelagos. Ma che, messe insieme ai dati degli anni precedenti, contribuiscono a ricostruire una storia molto più ampia.

L’estate 2026 ci ricorda così che, per comprendere come cambia il Mediterraneo, non basta osservare le stagioni eccezionali: è altrettanto importante continuare a monitorare quelle che, almeno nei dati disponibili, sembrano ordinarie.

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