Nel cuore del Mediterraneo, durante la conferenza europea BEeS 2025 dedicata a biodiversità, ecosistemi ed e-Science, le infrastrutture di ricerca e le organizzazioni ed Enti che studiano la biosfera hanno trasformato una certezza scientifica in un impegno comune. La salute di esseri umani, animali, piante e ambiente è intrecciata e interdipendente: quando uno di questi sistemi si altera, l’intero equilibrio si indebolisce. Con questa consapevolezza, anche la nostra Fondazione ha firmato The Crete Declaration: Uniting Science for One Health, un passo che rafforza la collaborazione europea per rispondere in modo integrato alle grandi sfide del nostro tempo.
Una dichiarazione nata per costruire una roadmap comune
La Crete Declaration è stata sottoscritta il 30 giugno 2025 all’interno del “Working Table on Life component of the Biosphere: Complementarities and Synergies”, un tavolo di lavoro che ha riunito Research Infrastructures (RIs), progetti e organizzazioni europee con l’obiettivo di esplorare complementarità operative e sinergie scientifiche. Coordinata da LifeWatch ERIC, la Dichiarazione risponde alla necessità di definire una roadmap collaborativa tra le parti, capace di mettere in rete competenze, strumenti e infrastrutture digitali nel campo della biosfera e dei suoi processi vitali.
Il punto di partenza è chiaro: i grandi rischi contemporanei non si presentano mai isolati. Il cambiamento climatico accelera la perdita o il degrado della biodiversità, altera gli equilibri ecologici, modifica la distribuzione di vettori e patogeni, amplifica la vulnerabilità dei sistemi alimentari e idrici. In uno scenario di questo tipo, la salute delle persone, degli animali, delle piante e degli ecosistemi diventa un unico campo di analisi e di intervento. È esattamente questa la logica One Health che la Dichiarazione intende avanzare come strategia condivisa a livello europeo.
One Health come integrazione operativa di ricerca, dati e strumenti

La Crete Declaration definisce One Health non solo come cornice concettuale, ma come metodo operativo: una strategia per ottimizzare insieme la salute umana, animale e degli ecosistemi attraverso collaborazione strutturata, integrazione dei prodotti di ricerca e Open Science. In pratica, significa rendere le informazioni prodotte da discipline diverse comparabili e interoperabili, così da leggere i segnali della biosfera in modo unitario e tempestivo.
Per guidare questo percorso, la Dichiarazione concentra l’impegno dei firmatari attorno a quattro direttrici strategiche:
- Il rafforzamento della collaborazione tra le parti, perché nessuna infrastruttura, da sola, può coprire la complessità dei problemi attuali.
- L’avanzamento dell’integrazione dei dati e dei principi FAIR1, rendendo i dataset trovabili, accessibili, interoperabili e riusabili.
- Il sostegno a procedure di scienza aperta, condividendo dati, software, flussi di lavoro e protocolli in modo trasparente.
- L’orientamento a informare politiche e pratiche con evidenze robuste e integrate, rendendo più efficace il passaggio dalla conoscenza all’azione pubblica.
Dalla firma alla comunità europea: un invito a partecipare
La dichiarazione è ora pubblicata come policy brief. La pubblicazione rende la Crete Declaration una base comune di lavoro disponibile a tutta la comunità scientifica e istituzionale interessata, e rafforza il suo ruolo di documento orientato all’impatto.
Il testo invita inoltre tutti gli stakeholder europei impegnati in One Health, incluse istituzioni, cluster scientifici e settore privato, a sottoscrivere la Dichiarazione e contribuire attivamente alla sua implementazione, con l’ambizione di arrivare a un approccio federato e coordinato alla ricerca e innovazione One Health in Europa.
«Firmare la Crete Declaration per noi significa affermare con forza che la salute è un bene sistemico: non esiste salute umana senza ecosistemi sani, e non esiste tutela degli ecosistemi senza una conoscenza scientifica condivisa», sottolinea Luca Ferraris, presidente di Fondazione CIMA. «Entriamo in questa alleanza europea per mettere le nostre competenze sui rischi naturali, sul clima e sulla resilienza al servizio di un percorso comune, aperto e concreto».
Antonello Provenzale, direttore di programma di Fondazione CIMA e tra gli autori del policy brief, aggiunge: «One Health è la risposta scientificamente più solida a problemi che non rispettano confini disciplinari. La Dichiarazione ci impegna a integrare dati e strumenti secondo i principi FAIR e dell’Open Science, perché solo così possiamo trasformare segnali complessi della biosfera in indicazioni utili per la prevenzione e per le decisioni pubbliche».
- I principi FAIR definiscono linee guida per la gestione dei dati scientifici, che che li rendono trovabili (Findable), accessibili (Accessible), interoperabili (Interoperable) e iutilizzabili (Reusable). L’obiettivo è massimizzare interoperabilità e riusabilità lungo l’intero ciclo di vita del dato, abilitando integrazione tra domini disciplinari diversi e riproducibilità dei risultati. ↩︎