Fondazione CIMA alla COP30: Mozambico, AMHEWAS e un nuovo accordo con IOM per la resilienza globale

COP30

A Belém, nel cuore dell’Amazzonia, la COP30 riunisce governi, organizzazioni e comunità scientifiche per ridefinire l’azione climatica globale. È qui che la dimensione umana del cambiamento climatico – i sistemi di allertamento, le migrazioni, gli spostamenti forzati, la perdita di territori e mezzi di sussistenza – entra con forza nell’agenda politica e scientifica. 

Dall’allerta precoce alla mobilità climatica, dalla modellazione del rischio alla cooperazione transcontinentale, la presenza di Fondazione CIMA alla COP30 rappresenta un filo continuo che unisce ricerca, formazione e governance del rischio. In un mondo in cui il cambiamento climatico ridefinisce i confini del possibile, la scienza diventa un linguaggio comune per costruire fiducia, coesione e capacità di adattamento. E soprattutto per farlo insieme.

Cooperazione per l’azione precoce: Mozambico e AMHEWAS 

Fondazione CIMA partecipa a due eventi di alto livello che ampliano la prospettiva della cooperazione scientifica per l’azione precoce.

Nel high-level side event Building Resilience in Africa: Mozambique, organizzato presso il Padiglione Italia, il Presidente Luca Ferraris interviene accanto a rappresentanti del Governo del Mozambico, dell’African Union Commission (AUC), del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione (MAECI), dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), dell’Ufficio delle Nazioni Unite per la Riduzione del Rischio di Disastri (UNDRR) e dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO). 

L’evento rientra nel quadro del Piano Mattei per l’Africa e valorizza il contributo del sistema italiano di cooperazione, di cui CIMA è parte attiva, insieme al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione (MAECI) e delll’Agenzia  Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS),  nel rafforzamento i sistemi di allerta precoce e nella loro integrazione nella pianificazione urbana e territoriale, con l’esempio concreto del Mozambico e del Centro Nazionale di Emergenza (CENOE) di Maputo che ha da poco inaugurato la nuova sala situazioni della rete AMHEWAS

L’iniziativa si fonda sulla stretta collaborazione con le istituzioni mozambicane – in particolare l’Instituto Nacional de Gestão e Redução do Risco de Desastres (INGD), l’Institut Nacional de Meteorologia (INAM) e la Direção Nacional de Gestão de Recursos Hídricos (DNGRH) – che guidano il rafforzamento del sistema nazionale di allerta precoce e la sua integrazione con la rete continentale AMHEWAS. 

Rete AMHEWAS sale situazioni

Un Memorandum per la cooperazione scientifica tra CIMA e IOM 

Fondazione CIMA sviluppa da anni una linea di ricerca dedicata al disaster risk displacement, che analizza la relazione tra cambiamento climatico, disastri e mobilità umana. L’obiettivo è comprendere come fattori ambientali, sociali e climatici si intreccino nel determinare gli spostamenti delle popolazioni, traducendo l’evidenza scientifica in strumenti di pianificazione e adattamento. Queste analisi si basano su approcci quantitativi e modelli di rischio integrati che combinano dati climatici, demografici e socioeconomici per valutare la probabilità e l’intensità degli spostamenti nel tempo. 

In questo quadro si inserisce la firma del Memorandum of Understanding tra Fondazione CIMA e l’International Organization for Migration (IOM), un accordo che consolida una collaborazione volta a unire competenze scientifiche e operative per affrontare le sfide della mobilità climatica. Il documento stabilisce una cornice condivisa per lo sviluppo di modelli e strumenti analitici, l’integrazione di soluzioni basate sulla natura nei quadri di riduzione del rischio e l’attività congiunta di disseminazione scientifica e formazione. 

Una partnership che rafforza il ruolo della ricerca come base per decisioni informate e per politiche di adattamento fondate sulla conoscenza.

Alla COP30 per parlare di mobilità climatica 

Questa collaborazione prende forma in due eventi congiunti con IOM e i partner scientifici United Nations University – Institute for Environment and Human Security (UNU-EHS), ETH Zurich e Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC). 

Nel side event Quantifying climate and disaster-related displacement for Loss and Damage: From Modelling to Action, la Fondazione contribuisce alla presentazione del Global Disaster Displacement Risk Model, uno strumento che proietta il rischio di spostamento interno per diversi pericoli naturali e scenari climatici, fino alla metà e alla fine del secolo. Il modello consente di tradurre la complessità del rischio in informazioni operative per la pianificazione delle politiche di adattamento, in particolare nei contesti fragili e colpiti da conflitti, come illustrato dal caso studio sulla Somalia. 

All’interno del Climate Mobility Pavilion, l’iniziativa interattiva Climate Mobility Data and Literacy –Projecting Climate Migration and Displacement invita i partecipanti a esplorare i dati e le proiezioni di spostamento attraverso un’esperienza diretta, favorendo il dialogo tra scienza, politica e società. 

Entrambi gli appuntamenti mirano a rendere la conoscenza accessibile e fruibile, stimolando una riflessione condivisa su come i dati possano orientare le azioni di adattamento e riduzione delle perdite e dei danni. 


Menzione speciale

La Società Italiana per le Scienze del Clima (SISC), in qualità di Designated Contact Point, ha nominato Francesca Munerol, ricercatrice di Fondazione CIMA, tra i propri osservatori delegati alla Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici di Belèm. 

Gli osservatori partecipano ai lavori della Conferenza per contribuire, in rappresentanza della comunità scientifica, al dialogo internazionale su ricerca, politiche e azioni per il clima. 

Ciò sottolinea il ruolo attivo di Fondazione CIMA nel promuovere la cooperazione scientifica a supporto delle decisioni globali sul cambiamento climatico.


Conoscenza, cooperazione, azione 

Dalla comprensione dei rischi che generano mobilità umana alla costruzione di sistemi di allerta sempre più efficaci, il lavoro di Fondazione CIMA alla COP30 rappresenta un unico orizzonte: trasformare la conoscenza in cooperazione. 

Attraverso la partnership con IOM e il contributo tecnico-scientifico ai programmi africani come AMHEWAS, la Fondazione rafforza il legame tra ricerca, dati e decisione politica, promuovendo un approccio globale alla resilienza. 

In un mondo che cambia rapidamente, la scienza del rischio diventa così una scienza della responsabilità condivisa – capace di connettere persone, territori e istituzioni nella costruzione di un futuro più sicuro e consapevole. 

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COP30 Photo by Sergio Moraes

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