COP15: un’occasione per accendere i riflettori sulla siccità

COP15, la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Desertificazione, volge alla fine in Costa d’Avorio. Tra i temi centrali dell’incontro, il rischio siccità: tema sul quale Fondazione CIMA sta attivamente lavorando, a livello nazionale e internazionale 

Si tiene in questi giorni, ad Abidjan (Costa d’Avorio), la COP15 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Desertificazione (United Nations Convention to Combat Desertification, UNDCC). Il tema di quest’anno, Land. Life. Legacy: from scarcity to prosperity è “un appello all’azione per garantire che la terra, àncora di salvezza del nostro pianeta, continui a rappresentare un beneficio per le generazioni presenti e future”, come riporta il sito di UNDCC. 

L’incontro, che riunisce rappresentanti governativi, del settore privato e della società civile e che durerà fino al 20 maggio, è un momento fondamentale per definire le misure necessarie per affrontare alcune delle grandi sfide che ci si pongono, oggi e nel prossimo futuro: desertificazione, degrado del suolo, siccità. Tema, quest’ultimo, di particolare interesse per Fondazione CIMA, perché rappresenta il fulcro del lavoro di molti dei nostri ricercatori e ricercatrici. Questo vale sia in termini di ricerca scientifica, per capire al meglio le dinamiche della siccità – e dunque anche come sia possibile simularla al meglio nei modelli numerici (per esempio attraverso lo studio del bilancio idrologico in risposta ai periodi secchi), sia in termini più strettamente operativi. 

Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, vale la pena ricordare che l’Italia (come altri paesi europei) è proprio in questi mesi interessata da un periodo di siccità i cui effetti si stanno facendo già pesantemente sentire in alcune aree (ne abbiamo parlato a gennaio qui). Il nostro lavoro è rivolto all’analisi del fenomeno e dei suoi possibili impatti: abbiamo per esempio contribuito al report tecnico del Global Drought Observatory del JRC, e svolgiamo un monitoraggio costante della situazione valutando anche, per il Dipartimento della Protezione Civile, lo stato dello stock idrico nivale – in altre parole, dell’acqua disponibile in forma di neve sulle Alpi italiane, che purtroppo quest’anno è appena il 40% rispetto a quella presente nella media degli ultimi dieci anni. 

Ma l’attività di Fondazione CIMA in tema siccità non si limita all’area nazionale. La COP15, in tema di siccità, intende affrontare cinque diverse aree d’interesse: le politiche; l’allertamento, il monitoraggio e la valutazione; la condivisione delle conoscenze; la cooperazione e la cooperazione; la finanza delle siccità.  

Molti di questi temi sono anche al centro del progetto European Drought Observatory for Resilience and Adaptation (EDORA), di cui siamo partner e leader del consorzio. EDORA ha lo scopo di rafforzare la resilienza e la capacità di adattamento alla siccità dell’Unione europea, agendo a livello dello European Drought Observatory: tra le principali azioni del progetto, oltre alla realizzazione di un database sugli impatti e un atlante del rischio che coprano i diversi settori danneggiati dalla siccità, vi è la promozione dei collegamenti e la creazione di osservatori sulla siccità negli Stati membri. Cooperazione e condivisione delle conoscenze, quindi, unite a un intenso lavoro più “tecnico” finalizzato a migliorare la valutazione del rischio di siccità e dei suoi possibili impatti, anche in ottica previsionale. Un passo, insomma, in direzione della necessità evidenziata da Ibrahim Thiaw, segretario esecutivo di UNDCC: «Dobbiamo orientarci verso le soluzioni invece di continuare con azioni distruttive». 

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