Climate Exp0, le presentazioni della Fondazione CIMA

Nella conferenza organizzata in preparazione della COP26 sono intervenuti molti dei nostri ricercatori: ripercorriamo qui i loro interventi, che sottolineano lo stretto legame tra rischio, cambiamenti climatici e sviluppo sostenibile e ci permettono quindi anche di cogliere l’occasione di presentare un nuovo curriculum di dottorato dedicato a questi temi

Nella penultima settimana di maggio si è tenuta la conferenza Climate Exp0 che, in preparazione della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP26) ha raccolto scienziati da 18 Paesi per esporre le ultime riflessioni e le ricerche più rilevanti per affrontare il cambiamento climatico. Alla conferenza hanno partecipato molti dei nostri ricercatori, portando i loro contributi sul tema.

Climate Exp0 banner 1920x443 1

La conferenza, organizzata dal COP26 Universities Network e dalla Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile (RUS), è stata suddivisa in cinque temi chiavi, a ciascuno dei quali è stata dedicata una giornata di lavori: Green Recovery (17 maggio), soluzioni nature-based (18 maggio), soluzioni di mitigazione (19 maggio), adattamento e resilienza (20 maggio) e finanza (21 maggio). Gli interventi della Fondazione CIMA si sono tenuti nella giornata dedicata ai temi di adattamento e resilienza.

Riduzione dell’impatto delle alluvioni in Europa

Durante le presentazioni del mattino, infatti, Lorenzo Alfieri, dell’ambito Idrologia e Idraulica, ha presentato un lavoro condotto con i colleghi del JRC della Commissione europea e dedicato alle strategie di adattamento da mettere in atto per compensare l’aumento del rischio alluvionale in Europa. Si stima che nei prossimi anni i cambiamenti climatici, uniti allo sviluppo socio-economico in aree a rischio di alluvioni, potrebbero portare a perdite fino a sei volte maggiori di quelle attuali se non saranno messe in atto azioni di mitigazione e adattamento.

In particolare, nello studio presentato, i ricercatori hanno impiegato un quadro modellistico per simulare l’implementazione di quattro strategie di adattamento. Dai loro risultati emerge come l’implementazione di misure di riduzione delle portate al colmo di piena basate sull’implementazione di aree di ritenzione dei volumi idrici possono ridurre gli impatti delle inondazioni in modo efficiente, con un ritorno di quattro euro per ogni euro investito. Inoltre, spiega Alfieri, il ripristino di zone umide naturali e delle pianure alluvionali per trattenere l’acqua in eccesso permetterebbe anche di migliorare lo stato delle acque e degli ecosistemi.

Il progetto della Fondazione CIMA in Africa

Nella sessione pomeridiana si è poi tenuta la presentazione del nostro direttore di programma Lauro Rossi, che ha raccontato del lavoro portato avanti dalla Fondazione CIMA nell’ambito del programma ACP “Building Disaster Resilience to Natural Hazards in Sub-Saharan African Regions, Countries and Communities” finanziato dall’Unione Europea attraverso UNDRR. Gli impatti di inondazioni e siccità sono già tra le principali minacce nel continente africano e possono intensificarsi ancora di più in futuro a causa dei cambiamenti climatici e dell’urbanizzazione non pianificata, contribuendo all’insicurezza alimentare, allo spostamento della popolazione e allo stress sulle risorse idriche. In quest’ottica, sono stati creati profili di rischio di inondazioni e siccità per 16 paesi dell’Africa subsahariana. In quest’ottica, nell’ambito del progetto sono stati realizzati profili di rischio per alluvioni e siccità per 16 Paesi dell’Africa sub-sahariana.

L’elaborazione dei profili si basa su una complessa catena modellistica capace di simulare impatti di alluvioni e siccità e fornire così valutazioni quantitative del rischio in clima attuale e futuro. Considerando sia le proiezioni climatiche che quelle relative allo sviluppo socio-economico, tale strumento permette di identificare criticità sulla base delle quali testare e implementare azioni di adattamento, con il fine ultimo di guidare le politiche di sviluppo sostenibile.

Dalla risorsa idrica alla gestione del rischio alluvionale

Infine, alla conferenza sono stati presentati due poster dei nostri ricercatori. Francesco Avanzi, dell’ambito Idrologia e Idraulica, ha portato i risultati di uno studio condotto con i colleghi dell’ARPA Valle d’Aosta e del Centro Funzionale della Valle d’Aosta. Il lavoro è dedicato a quantificare gli impatti del riscaldamento globale sull’approvvigionamento idrico, sui ghiacciai e sulla neve (che rappresentano una fondamentale riserva idrica). Dai dati ottenuti attraverso la modellistica, i ricercatori mostrano che, in futuro, si possono attendere cambiamenti significativi nel volume, estensione e stagionalità degli accumuli nevosi e glaciali, che a loro volta possono determinare variazioni nella stagionalità della portata dei fiumi. In altre parole, le piene dovute alla fusione di neve e ghiacciai potranno risultare anticipate e ridotte in estate e in autunno, con un conseguente prolungamento del periodo di secca estiva. Inoltre, i risultati suggeriscono che vi possa essere un aumento della frequenza con cui le soglie di allerta nei bacini vengono superate. Insieme, queste informazioni contribuiscono a fornire una base scientifica per formulare politiche di adattamento regionale.

Nel suo poster, Lucia Mortara, del nostro ambito Pianificazione e Procedure, ha poi raccontato del lavoro svolto per sviluppare una metodologia innovativa per migliorare la mappatura del rischio alluvionale e allo stesso tempo favorire la resilienza ai cambiamenti climatici. Questo obiettivo congiunto trova compimento nel rafforzamento del sistema di early warning a livello locale con approccio anticipatorio. Grazie all’integrazione di conoscenze esperte e non esperte e al coinvolgimento degli attori locali, non solo è possibile sviluppare protocolli specifici capaci di rispondere anche ad eventi ad oggi non prevedibili, ma allo stesso tempo è possibile migliorare la conoscenza del rischio sul territorio e accrescere la capacità della comunità a rispondere ad eventi avversi (coping), ad adattarsi (adaptive) e a trasformarsi (transformative) in funzione di cambiamenti in corso e futuri.

I contributi offerti dai ricercatori della Fondazione CIMA alla conferenza Climate Exp0 evidenziano quanto strettamente siano intrecciati i temi di cambiamenti climatico, rischio e sviluppo sostenibile.

Un curriculum di dottorato tra clima e rischio

In questo senso, cogliamo l’occasione per presentare un nuovo curriculum di dottorato dell’Università di Genova, nato quest’anno in convenzione con la Fondazione, che assicurerà l’apporto in termini di docenza e di strutture operative e scientifiche e finanzierà due borse di studio.

Intitolato Risk, Climate Change and Sustainable Development, il curriculum s’inserisce nell’ambito del programma di dottorato “Sicurezza, rischio e vulnerabilità”. I diversi temi di ricerca trattati nell’ambito del curriculum mirano ad affrontare il tema della prevenzione dei rischi in modo orizzontale, aggiungendo alla dimensione meramente tecnica le dimensioni sociale, politica ed economica. Sono state proposte, in particolare, due linee di ricerca: Flood risk assessment in a changing environment, che vuole avviare un approccio innovativo per la valutazione del rischio, e Weather extremes forecasting and AI, mirato migliorare il flusso di lavoro di previsione meteorologica a supporto dei sistemi di allertamento.

«Con questo curriculum, l’Università di Genova offre un’opportunità importante per gli studi riguardanti la mitigazione e la prevenzione del rischio: permette, infatti, di inserirli nel più ampio contesto dello sviluppo sostenibile», commenta Luca Ferraris, presidente della Fondazione CIMA e coordinatore del curriculum “Risk, Climate Change and Sustainable Development”. «L’obiettivo nel medio termine è di mettere il curriculum in rete con università straniere per il rilascio del titolo congiunto o di un doppio o multiplo titolo dottorale. Tra gli obiettivi, quindi, abbiamo anche la capacità di creare nuove collaborazioni e sinergie, fulcro dello sviluppo sostenibile».

Condividi