«Ci sono anni in cui il rischio si lascia osservare. E poi ci sono anni, come il 2025, in cui il rischio si trasforma sotto i nostri occhi: si muove tra stagioni che non seguono più i ritmi attesi, tra crisi che si sovrappongono, contesti geopolitici che cambiano, territori fragili e decisioni che devono essere prese in fretta e con responsabilità».
Si apre così il messaggio del Presidente Luca Ferraris che accompagna l’Annual Report 2025 di Fondazione CIMA, pubblicato in questi giorni online. Un racconto che attraversa un anno in cui il rischio climatico, umanitario e ambientale ha mostrato sempre più chiaramente quanto i fenomeni siano interconnessi e quanto la capacità di anticiparli dipenda dalla possibilità di trasformare la conoscenza scientifica in azione concreta.
«Fondazione CIMA ha continuato a fare ciò che considera necessario: trasformare la conoscenza in competenze che guidano l’azione, a livello locale e globale, rafforzando il legame tra conoscenza e azione, tra early warning e early action».
Dove il rischio diventa realtà
Nel corso del 2025, Fondazione CIMA ha lavorato in alcuni dei contesti più fragili a livello internazionale, dove crisi climatiche e instabilità geopolitica si sovrappongono. A Port Sudan, insieme all’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e al Dipartimento della Protezione Civile, la Fondazione ha contribuito all’operatività della Situation Room del National Civil Defence Council, supportando capacità di analisi e decisione nel mezzo della crisi umanitaria in corso.
Questa esperienza si inserisce nel percorso di AMHEWAS e dell’iniziativa Early Warning for All, attraverso cui Fondazione CIMA continua a lavorare sul rafforzamento dei sistemi di allerta multi-rischio nel continente africano. È in questo contesto che nasce anche l’Africa Drought Watch, sviluppato insieme all’African Union Commission per monitorare e anticipare la siccità su scala continentale.
«Non esiste gestione del rischio senza una lettura multi-rischio e senza un forte investimento nella capacità istituzionale», osserva Ferraris.
Una visione che attraversa anche le attività portate avanti in Mozambico con Ready2Act, nei programmi dedicati alla governance delle risorse idriche in Etiopia e Vietnam e nelle collaborazioni sviluppate nel Corno d’Africa e in Burkina Faso, dove l’allerta precoce viene costruita come capacità concreta di preparazione, coordinamento e risposta.
Comprendere un clima che cambia
Il 2025 è stato anche un anno di osservazione e ricerca sugli effetti del cambiamento climatico. Dalla relazione sempre più fragile tra neve, siccità e precipitazioni estreme fino allo studio dei sistemi montani e del ciclo dell’acqua, Fondazione CIMA ha continuato a lavorare per comprendere come il clima stia modificando il funzionamento dei sistemi naturali e il rapporto tra ambiente e società.
«Abbiamo analizzato come il clima stia modificando in profondità il funzionamento dei sistemi naturali», scrive Ferraris, raccontando un lavoro che attraversa le Alpi, i grandi bacini idrografici internazionali e le applicazioni satellitari dedicate all’osservazione della Terra.
Accanto alla dimensione internazionale, la Fondazione ha continuato a operare in Italia come Centro di Competenza del Servizio Nazionale della Protezione Civile e all’interno di progetti come RETURN, NBFC e RAISE, dedicati a resilienza climatica, biodiversità, intelligenza artificiale e infrastrutture critiche.
Ma il messaggio che attraversa tutto l’Annual Report è soprattutto un altro: il rischio non è soltanto una questione tecnica. «È anche culturale, sociale e istituzionale», conclude Ferraris. «Il rischio è una realtà da comprendere, comunicare e governare insieme».
L’Annual Report 2025 di Fondazione CIMA è disponibile online qui.