Nel corso degli anni, l’arte si è fatta una via sempre più importante per comunicare la ricerca che si svolge in Fondazione CIMA, riportando al pubblico alcuni dei problemi e dei temi più importanti con cui la società si deve confrontare. Oggi, tutte le opere artistiche della Fondazione sono raccolte in un nuovo sito, insieme a molte altre testimonianze di come la scienza può farsi arte, e l’arte narrare la scienza
Come riflettere su alcuni dei grandi fenomeni naturali senza doverli per forza raccontare con le equazioni matematiche che ne descrivono le dinamiche? Come trasformare ciò che il mondo scientifico studia attraverso una complessa modellistica numerica in un messaggio, o un momento di riflessione immediatamente accessibile a tutti? L’arte è senz’altro una delle strategie possibili: una di quelle, in effetti, che Fondazione CIMA ha scelto per portare i temi che studia al di fuori dei laboratori e degli schermi dei computer, portandoli all’esterno, al pubblico.
Attraverso quadri, opere murali, sculture, pièce teatrali e fotografie, l’arte ci ha aiutati a parlare di siccità, alluvioni, perdita di biodiversità – e del fenomeno che li sta più gravemente influenzando, la crisi climatica. Oggi, tutta la collezione artistica di Fondazione CIMA può essere conosciuta anche dal sito, appena messo online, che raccoglie le opere e gli eventi artistici realizzati nel corso degli anni di attività.
«L’arte ha una capacità unica di suscitare emozioni e riflessioni anche con una semplice occhiata: forme, colori, suoni riescono a volte a dire più di lunghe spiegazioni tecniche», commenta Luca Ferraris, presidente di Fondazione CIMA. «E anche se questo, ovviamente, non significa che l’arte possa sostituire il processo e le conoscenze scientifiche, la rende comunque un aiuto molto importante nella comunicazione di problemi complessi come quelli che la nostra società si trova ad affrontare. È per questa ragione che abbiamo voluto raccontare proprio con l’arte alcuni dei temi su cui lavoriamo».
In questo modo, a Fondazione CIMA, la protezione civile e la mitigazione del rischio sono diventati i protagonisti di una serie di opere raccolte negli uffici e negli spazi comuni della sede (e ora visibili online) frutto del lavoro di collaborazione del nostro mondo scientifico con quello artistico. Tra queste, le opere create dall’artista ligure Beppe Schiavetta, che si è fatto interprete di questi temi, per esempio nella serie di quadri intitolata Lamento per Ur, che ripercorrono il crollo della città sumera avvenuto oltre 4.000 anni fa a causa della siccità e della desertificazione; oppure in Corrotte macere, il muro in gres inaugurato in occasione della celebrazione del 15ennale di Fondazione CIMA, una riflessione sui limiti e i confini “che fingono di proteggerci”, come li ha descritti l’artista.
Ma l’arte figurativa non si limita a dipinti e sculture: così, il sito raccoglie anche le fotografie che svelano il mondo sommerso dei cetacei, già protagoniste di una mostra volta alla sensibilizzazione sulla fragilità degli ecosistemi marini, realizzate dai nostri ricercatori e ricercatrici durante la loro attività sul campo. E, ancora, sul sito sono disponibili gli acquarelli che Barbara Alessandri, educatrice ambientale di Fondazione CIMA, ha realizzato per raccontare la biodiversità della vegetazione ligure, durante l’esperienza di quel laboratorio a cielo aperto che è stata la gestione del Vivaio Forestale di Pian dei Corsi.
Ma questi sono solo alcuni esempi di ciò che la contaminazione artistica della nostra ricerca scientifica ha portato a realizzare: viaggiando tra le pagine del sito è possibile trovare dialoghi “im-possibili” tra ricercatori e artisti, pièce teatrali, murales e molto altro. Senza dimenticare i laboratori e le esperienze interattive rivolte ai più giovani. «Infatti, non possiamo dimenticare che saranno le nuove generazioni a ereditare molte delle sfide di oggi, e a dover quindi essere messe in grado di affrontarle», spiega Ferraris. «Per questa ragione, è fondamentale rivolgersi anche a loro e Fondazione CIMA si è sempre fatta promotrice di attività pensate per i più giovani e per le scuole».
«Per molto tempo la scienza è rimasta fuori dal dibattito pubblico e politico, ma oggi le cose non sono più così. Ed è quindi più importante che mai che la società possa prendere decisioni consapevoli sulle questioni scientifiche: questo richiede una comunicazione, un dialogo continuo con la società», conclude Ferraris. «E l’arte, oltre a essere una via di comunicazione d’eccezionale vigore, ci aiuta ad arricchire la ricerca di quelle emozioni, di quell’empatia che ne sono il motore più importante».