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Nei Paesi in via di sviluppo […] la violenza di genere è spesso utilizzata come una forma di controllo socio-economico per mantenere e promuovere dinamiche di potere, anche in relazione alla proprietà, all’accesso e all’uso di risorse naturali. Il potenziale di violenza legato al possesso di risorse naturali è aumentato anche di fronte alle attuali minacce ambientali, in particolare quella del cambiamento climatico. Si tratta di uno stress intenso perché colpisce i mezzi di sussistenza delle donne, che spesso si trovano già in situazioni precarie e di conseguenza soffrono di livelli di resilienza in calo. […]
Il silenzio è solo un’ennesima forma di violenza che grava sul rapporto tra donne e cambiamento climatico.1
In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, è importante richiamare l’attenzione su come le disuguaglianze di genere attraversino anche le crisi ambientali. Nel campo della Disaster Risk Reduction, e in particolare nei sistemi di early warning e nelle misure di early action per siccità e alluvioni, la vulnerabilità di genere non è un fattore accessorio: influenza l’esposizione ai pericoli, la capacità di ricevere e interpretare gli avvisi, e le possibilità concrete di agire prima che l’impatto si produca.
Un caso studio utile per leggere questa relazione tra rischio e disuguaglianze è quello del Kenya: le analisi condotte sui profili di vulnerabilità legati a siccità e alluvioni mostrano con chiarezza che un’allerta efficace deve basarsi su conoscenza del rischio che includa differenze di genere e le loro interazioni con altri determinanti sociali.
Siccità: disuguaglianze strutturali e rischi composti
In Kenya la siccità agisce su un sistema già fragile di mezzi di sussistenza. La perdita di raccolti nell’agricoltura pluviale e la riduzione di acqua disponibile generano insicurezza alimentare e impoverimento. Donne e ragazze risultano esposte in modo sproporzionato perché collocate in una posizione strutturalmente svantaggiata nell’accesso a terra, istruzione, reddito, credito e processi decisionali. Queste disuguaglianze riducono la capacità di adattamento e di recupero dopo gli shock, aumentando il rischio di strategie di sopravvivenza negative. In contesti di scarsità severa, l’erosione dei mezzi di sussistenza può portare a malnutrizione e a forme di coping come il sesso transazionale, per ottenere alimenti, con conseguente incremento del rischio di sfruttamento, violenza di genere, matrimoni precoci e abbandono scolastico.
Una prospettiva impact-based sull’allerta precoce richiede quindi di integrare le previsioni di pericolo con informazioni dinamiche su vulnerabilità ed esposizione disaggregate per genere, così da anticipare non solo “quando” la siccità avverrà, ma “quali effetti produrrà” su gruppi specifici. Questo passaggio è cruciale per calibrare azioni anticipate mirate alla protezione dei mezzi di sussistenza e alla riduzione di rischi sociali associati.

Alluvioni: esposizione differenziale e barriere all’azione
Le alluvioni in Kenya colpiscono con particolare gravità durante la stagione delle long rains. Nel 2024 gli eventi più intensi hanno causato centinaia di vittime, oltre 200.000 persone sfollate e ingenti danni ad abitazioni e infrastrutture. In questi scenari, le donne svolgono ruoli centrali nella risposta comunitaria e possiedono conoscenze locali utili all’anticipazione del rischio.
Tuttavia, la loro esposizione e capacità di azione sono condizionate da fattori specifici: carichi di cura che ritardano l’evacuazione, gap nell’accesso a internet e telecomunicazioni che limitano la ricezione tempestiva degli avvisi, e infrastrutture di accoglienza spesso non progettate per garantire sicurezza e servizi adeguati. La carenza di spazi sicuri e di servizi WASH2, insieme a protezioni insufficienti nei contesti di emergenza e sfollamento, aumenta il rischio di violenza di genere durante e dopo l’evento.
In un sistema di impact-based early warning, questi elementi devono tradursi in messaggi operativi e protocolli di early action: indicazioni puntuali su evacuazione e rifugi sicuri, pianificazione di trasporti accessibili e protezione dei bisogni specifici di donne e ragazze, in modo da ridurre le barriere che trasformano l’allerta in inazione.
Intersezionalità e dati: rendere visibili le vulnerabilità
Le vulnerabilità di genere non sono uniformi: si amplificano quando interagiscono con disabilità, età, povertà o condizioni di vita in campi e insediamenti temporanei. Un approccio intersezionale consente di descrivere forme “stratificate” di rischio che resterebbero invisibili se si considerasse il genere in modo isolato. Per questo è essenziale disporre di dati aggiornati e ad alta risoluzione, disaggregati per genere, età, disabilità e localizzazione, da integrare con le previsioni di pericolo.
Rendere i sistemi di early warning e early action realmente efficaci significa partire da qui: co-produrre conoscenza del rischio con i gruppi a rischio, riconoscere capacità e vulnerabilità differenziali, e trasformare le previsioni in azioni tempestive e inclusive. In questa prospettiva, la riduzione del rischio di disastri diventa anche un percorso di prevenzione della violenza, perché riduce le condizioni che la alimentano e spezza il silenzio che la rende possibile.

- Tratto da: Moraca, S. e Palazzi, E. (2022). Siamo tutti Greta. Edizioni Dedalo, p. 54. ↩︎
- WASH è l’acronimo di Water, Sanitation and Hygiene (acqua, servizi igienico-sanitari e igiene). Nei contesti di emergenza indica l’insieme di infrastrutture e servizi necessari a garantire accesso ad acqua sicura, latrine/toilette adeguate e misure per l’igiene personale, incluse quelle legate alla salute mestruale. La disponibilità di servizi WASH adeguati nei rifugi e nelle aree colpite riduce rischi sanitari e vulnerabilità specifiche, contribuendo alla sicurezza e alla dignità delle persone esposte. ↩︎