A febbraio, il Consiglio dell’Unione europea ha pubblicato le sue conclusioni – un atto normativo che indica le linee di indirizzo delle attività della Commissione UE e degli Stati membri – , che raccomandano che la protezione civile si adatti ai possibili effetti dei cambiamenti climatici. Preparazione, prevenzione, risposta e recupero oltreché ruolo attivo della popolazione, soprattutto giovane, sono le parole chiave per la costruzione di comunità resilienti
Una protezione civile che pensi in ottica di programmazione futura, in particolare tenendo in conto i possibili effetti del cambiamento climatico, e coinvolgendo attivamente la popolazione: è questa la direzione che ha preso l’Unione europea, con le Conclusioni del Consiglio UE pubblicate a febbraio di quest’anno.
Le Conclusioni del Consiglio dell’Unione europea sono un atto normativo che rappresenta una raccomandazione alla Commissione e agli Stati membri. Riconoscendo che molti eventi meteorologici estremi si stanno facendo più intensi e frequenti a causa dei cambiamenti climatici, le Conclusioni recentemente adottate evidenziano l’importanza di lavorare e preparare la resilienza: preparazione, prevenzione, risposta e recupero sono quindi le parole chiave del documento. Tra le raccomandazioni emanate dal Consiglio, vi è l’investimento in ricerca e innovazione, così da cercare di individuare e, dove possibile, anticipare i rischi derivanti dagli eventi estremi – raccomandazione che va di pari passo con quella della condivisione delle conoscenze e dei risultati raggiunti. Ancora, nelle Conclusioni si legge l’incoraggiamento a promuovere lo sviluppo di programmi, percorsi e momenti di formazione dedicati ai rischi e al ruolo della protezione civile nel contesto del cambiamento climatico, sviluppare azioni di prevenzione e preparazione e perseguire lo sviluppo delle capacità di protezione civile dell’UE sulla base di scenari attuali e futuri.
«È la prima volta che si sottolinea il fondamentale ruolo della protezione civile nel mitigare e ridurre gli impatti del cambiamento climatico, pensando alla prima non solo come a un insieme di strategie e attività volte ad affrontare un rischio presente o a breve termine ma anche come a uno strumento per favorire la resilienza della popolazione, mantenendo una prospettiva volta al futuro più a lungo termine», commenta Francesca Munerol, ricercatrice dell’ambito Pianificazione e Procedure.
È importante evidenziare che, nelle Conclusioni del Consiglio, un’attenzione particolare è dedicata alla partecipazione della popolazione. Infatti, il documento riporta la raccomandazione di promuovere il coinvolgimento attivo dei cittadini attraverso la creazione di un quadro giuridico, nonché di sostenere la preparazione e la resilienza della popolazione attraverso l’informazione, l’istruzione, la formazione e le esercitazioni, prestando particolare attenzione alla partecipazione dei cittadini con vulnerabilità specifiche.
«Questi punti, in particolare, rappresentano un cambio di passo: non siamo più di fronte a una in semplice moral suasion, ma a un esplicito invito agli Stati di dotarsi di un quadro giuridico che garantisca, per un verso, la partecipazione dei cittadini – e soprattutto dei giovani – nelle politiche di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico e, per un altro verso, l’efficienza e l’efficacia dell’informazione e comunicazione del rischio», commenta Marco Altamura, direttore di programma e Consigliere giuridico della Fondazione CIMA. «Le conclusioni della Commissione europea si dirigono verso una rotta che noi, come Fondazione CIMA ma anche come sistema di protezione civile italiano, abbiamo iniziato a tracciare anni fa», aggiunge Marina Morando, referente dell’ambito Pianificazione e Procedure. «È la rotta per la quale la pianificazione di protezione civile (che per sua natura deve gestire gli eventi per come sono nel momento presente) tiene conto dei cambiamenti climatici quando fa partecipare i cittadini nella definizione dei piani di protezione. La partecipazione, infatti, serve a creare comunità resilienti; e le comunità resilienti sono più capaci delle altre ad affrontare eventi anche differenti da quelli previsti».