TRIGGER, un progetto tra clima e salute 

Raccontiamo le attività portate avanti da Fondazione CIMA nell’ambito del progetto Horizon 2020 TRIGGER, iniziato nel 2022 

La crisi climatica non è un rischio solo perché altera l’ambiente in cui viviamo e i fenomeni che vi si verificano, dalle alluvioni alla siccità. È un rischio anche per la nostra stessa salute, secondo dinamiche e collegamenti complessi che la ricerca sta sempre più evidenziando nel corso degli anni. 

Il legame tra crisi climatica e salute umana è al centro del progetto TRIGGER, finanziato dal programma Horizon 2020, che raccoglie 22 partner internazionali tra cui Fondazione CIMA. Raccontiamo le nostre attività nel progetto, parlandone con i nostri ricercatori. 

Clima e salute 

Alluvioni, piogge estreme, siccità, incendi: sono tutti fenomeni sui quali Fondazione CIMA lavora da anni, esplorando anche come i cambiamenti climatici ne alterino frequenza e intensità. Che possano essere direttamente responsabili anche di morte e ferite delle persone è evidente; meno diretto, a volte, appare il legame con altri aspetti della nostra salute. Eppure è un legame forte, e che si farà sempre più marcato se non riusciremo a mitigare la crisi climatica. Ci sono, per esempio, i rischi legati di malnutrizione e insicurezza alimentare legati ai danni all’agricoltura in caso di siccità e di alterazione degli ecosistemi. Ci sono i rischi cardiovascolari legati alle ondate di calore, e anche quelli di alcune malattie infettive trasmesse da vettori (come le zecche e le zanzare), che modificano la loro diffusione e i periodi di attività in risposta all’aumento delle temperature. L’elenco potrebbe continuare, e purtroppo bisogna notare, come riporta l’Organizzazione mondiale della sanità, che a essere più vulnerabili risultano spesso solo alcuni gruppi di persone, come le più anziane, o le più giovani, o le più povere. 

«Lo scopo del progetto TRIGGER è proprio quello di identificare, quantificare e monitorare gli impatti dei rischi ambientali correlati ai cambiamenti climatici sulla salute umana attraverso la raccolta diretta di dati sanitari, meteo-climatici, ambientali e socio-economici con strumenti di facile utilizzo», spiegano Riccardo Biondi e Antonio Parodi, rispettivamente ricercatore dell’ambito Meteorologia e Clima e direttore di programma di Fondazione CIMA. «Uno dei primi obiettivi è dunque quello di selezionare indici ambientali idonei e calcolarli su una scala spaziale molto piccola, e quindi molto precisa». 

Una selezione per la salute 

Non è un obiettivo banale, perché sono svariati i parametri ambientali che possono essere analizzati per studiarne le condizioni, e per ciascuno sono disponibili spesso più indici che ne riportano la misura, con caratteristiche un po’ diverse tra loro. Ed era questo il compito per Fondazione CIMA nell’ambito del progetto.  

«Abbiamo analizzato la letteratura scientifica disponibile individuando tutti gli indici che possono avere un impatto sulla salute umana», spiegano Biondi e Parodi. «Quindi li abbiamo raccolti in diverse categorie: per esempio, alcuni sono direttamente collegati alle temperature, altri alle precipitazioni o all’umidità. Alcuni degli indici individuati hanno un impatto diretto sulla salute: si tratta, in particolare, degli indicatori d’inquinamento atmosferico (come la concentrazione di ossido di carbonio o di particolato). Inoltre, abbiamo compiuto anche una selezione storica di dati climatologici relativi a questi indici e degli strumenti che permettono di monitorarli». 

Era poi necessario selezionare gli indici individuati, scegliendo quelli che hanno maggior impatto per la salute umana. I parametri ambientali, infatti, possono avere effetti molto differenti tra loro a seconda di come si “associano” tra di loro: una temperatura elevata, per esempio, pone un maggior rischio di surriscaldamento se associata ad alti livelli di umidità, perché il sudore con cui il corpo umano disperde calore non riesce a evaporare velocemente. Tra gli indicatori selezionati, molti fanno riferimento a fenomeni collegati tra loro. Per esempio, l’Heavy Precipitation Index è relativo alla pioggia, ma a sua volta questa influenza il rischio di incendi, che a loro volta influenzano la qualità dell’aria, perché sono responsabili dell’immissione di vari composti (come idrocarburi, monossidi e biossidi di carbonio eccetera) nell’atmosfera. 

«La selezione degli indici più idonei è stata compiuta dall’Università di Augusta (Germania), partner di progetto con maggiori competenze sanitarie», raccontano Biondi e Parodi. «Uno degli aspetti interessanti del progetto – e che sempre più caratterizza la ricerca scientifica – è infatti la multidisciplinarietà: il mondo della ricerca medica e quella meteoclimatica si trovano a collaborare strettamente per creare sinergie tra le proprie conoscenze». 

La raccolta e l’analisi dei dati saranno portati avanti in cinque Climate-Health Connetion (CHC) Lab, ad Augusta (Germania), Bologna (Italia), Ginevra (Svizzera), Candia (Grecia) e Oulu (Finlandia), che si pongono anche come punto focale per le attività di citizen science e di coinvolgimento degli stakeholder. «Fondazione CIMA è ancora coinvolta su vari fronti. Al momento, comunque, il nostro principale compito è fornire i dataset climatologici, con le esecuzioni (run) del modello meteorologico WRF a scale spaziali molto piccole, nell’ordine dei 2-3 chilometri», concludono Biondi e Parodi. «Questi dataset sono importanti per l’analisi storica, e quindi anche per le proiezioni future e le previsioni a medio termine dei pericoli dovuti ai cambiamenti climatici». 

Nell’immagine di copertina: l’indice Humidex previsto da WRF OL del 22/08/2023 run delle 00UTC. La previsione in mappa è per le 12UTC del giorno dopo (23/8), risoluzione 1,5 km, che evidenzia l’ondata di calore che ha interessato in particolare la Pianura Padana. La scala rappresenta i livelli di pericolo.

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