Concluso il progetto europeo MAELSTROM: rimosse oltre 4 tonnellate di rifiuti marini, sviluppate tecnologie innovative e coinvolte le comunità locali in un modello integrato di contrasto all’inquinamento da plastica. Premiato con il Blue Rivers & Lakes Award per l’innovazione, il progetto lascia un’eredità destinata a fare scuola in Europa.
Ogni anno, milioni di tonnellate di plastica entrano nei nostri mari, alterando ecosistemi, minacciando la biodiversità e compromettendo la salute umana. Eppure, la sfida dei rifiuti marini non si gioca soltanto sulle spiagge o sul fondale oceanico. Parte molto prima: lungo i fiumi, nelle città, nelle scelte quotidiane di consumo.
È per questo che, nel celebrare l’International Day of Zero Waste, guardiamo al progetto MAELSTROM come a un esempio concreto di come la scienza, la tecnologia e la cooperazione internazionale possano diventare leve di trasformazione. Un progetto europeo che non si è limitato a rimuovere plastica dal mare, ma ha provato a riscrivere il rapporto con i rifiuti, trasformandoli in risorsa, conoscenza e cambiamento.
Un flusso di innovazione: MAELSTROM tra tecnologia e sostenibilità
Finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Horizon 2020, MAELSTROM – Smart technology for MArinE Litter SusTainable RemOval and Management – ha visto coinvolti 14 partner da 8 Paesi europei con l’obiettivo di ridurre l’impatto dei rifiuti marini in ambienti costieri e fluviali. Coordinato dall’Istituto di Scienze Marine del CNR, il progetto si è mosso lungo una traiettoria integrata, che ha unito modellistica ambientale, robotica avanzata, intelligenza artificiale e approcci di economia circolare.
Le tecnologie sviluppate e testate hanno segnato una svolta: da un lato, la Bubble Barrier installata lungo il fiume Ave a Vila do Conde (Portogallo), capace di intercettare i rifiuti prima che raggiungano l’oceano grazie a un sistema di bolle d’aria alimentato da energia solare. Dall’altro, la Piattaforma Robotica per la Pulizia dei Fondali, impiegata nella Laguna di Venezia, che ha rimosso con successo oltre 2 tonnellate di rifiuti marini durante le campagne del 2022 e 2023, operando in modalità autonoma e teleoperata.
Ma l’innovazione non si è fermata alla raccolta. I rifiuti raccolti sono stati classificati, analizzati e destinati a processi avanzati di riciclo: trasformati in nuovi polimeri, prodotti e materiali, pronti a rientrare nel ciclo produttivo. Un esempio concreto di economia circolare che dimostra come anche i materiali più critici, come i rifiuti plastici marini, possano avere una seconda vita.

Una sfida multidimensionale: scienza, comunità, consapevolezza
«La tecnologia è uno strumento potente, ma da sola non basta. Per affrontare il problema dei rifiuti marini serve un cambiamento sistemico, culturale prima ancora che tecnico», spiega Isabel Gomes, ricercatrice di Fondazione CIMA e coordinatrice del Legacy Document di MAELSTROM. «È per questo che abbiamo voluto integrare attività di sensibilizzazione, coinvolgimento delle comunità locali, dialogo con i decisori politici e supporto all’elaborazione di politiche pubbliche».
Nel corso dei quattro anni di progetto, MAELSTROM ha attivato campagne di pulizia partecipata in Italia, Spagna e Portogallo, collaborazioni con scuole e artisti, eventi pubblici e dimostrazioni tecnologiche aperte al grande pubblico. È stato presentato ai tavoli negoziali delle Nazioni Unite sull’inquinamento da plastica (UNEP INC), portando le sue evidenze empiriche all’attenzione della diplomazia internazionale. Ha promosso una nuova alfabetizzazione ambientale, fondata sulla trasparenza scientifica e sull’interazione con i cittadini.
I risultati non si sono fatti attendere: oltre 4 tonnellate di rifiuti rimosse, nuove tecnologie brevettate, un’app per il monitoraggio dei rifiuti costieri e numerose attività di formazione e ricerca, tra cui 10 tesi di laurea magistrale e 2 dottorati sviluppati nell’ambito del progetto. L’impatto si è riflesso anche nelle comunità locali nei territori pilota di Vila do Conde e Venezia, dove MAELSTROM ha contribuito ad accrescere la consapevolezza sui temi dell’inquinamento marino e sul valore delle soluzioni scientifiche e partecipate.


L’eredità del progetto: il valore di un documento vivo
Il Legacy Document, coordinato da Fondazione CIMA, rappresenta uno degli output più significativi del progetto. Non una semplice raccolta di buone pratiche, ma un documento vivo, che racconta con rigore scientifico le sfide affrontate, le soluzioni adottate, le lezioni apprese e le raccomandazioni operative per chi, domani, vorrà progettare nuove azioni contro i rifiuti marini.
Attraverso una struttura che ripercorre tutte le fasi del progetto – dalla selezione dei siti alla messa in opera delle tecnologie, fino alla trasformazione dei materiali raccolti – il documento fornisce strumenti pratici per enti locali, ricercatori, imprenditori e policy maker. Un’eredità che intende supportare la nascita di nuove politiche ambientali, contribuire alla definizione di standard europei e rafforzare la capacità di intervento sui territori.

«Abbiamo voluto raccontare anche le difficoltà, perché è da quelle che si impara di più», continua Isabel Gomes. «Il valore del Legacy Document sta nella sua onestà: non nasconde i problemi, ma li analizza, li contestualizza e propone soluzioni. Solo così possiamo ambire a un cambiamento reale».
Un progetto premiato, un modello da replicare
Il valore di MAELSTROM è stato riconosciuto anche a livello internazionale. Il progetto ha ottenuto tre prestigiosi premi: l’Atlantic Project Award nella categoria “Healthy Oceans and Resilient Coasts 2023-2024”, l’European Robotics Sustainability Leadership Recognition 2024 e il Blue Rivers and Lakes Award per l’innovazione. Premi che celebrano non solo la qualità tecnica delle soluzioni sviluppate, ma anche la capacità del consorzio di coniugare scienza, impatto sociale e visione sistemica.

Il progetto è stato inoltre considerato una best practice nel campo della citizen science e del coinvolgimento delle comunità. Ne è testimonianza la sua prossima menzione all’EGU General Assembly 2025, nell’ambito della sessione Empowering Communities: Citizen Science and Engagement in Tackling Plastic Pollution, dove verrà presentato come esempio virtuoso di partecipazione pubblica alla ricerca scientifica e alla lotta all’inquinamento da plastica.
Il progetto MAELSTROM si è concluso, ma ciò che ha lasciato continua a generare valore: nei materiali riciclati, nei cittadini più consapevoli, nelle tecnologie che ora possono essere replicate altrove. L’impegno di Fondazione CIMA continua, partendo proprio da questa eredità per costruire nuovi percorsi di innovazione e sostenibilità.