Nel sistema di protezione civile, ogni decisione è un atto di responsabilità. Lo è quella del sindaco che firma un’ordinanza di evacuazione, lo è quella del tecnico che redige una previsione di pioggia intensa, lo è quella del funzionario che comunica un’allerta. Ma cosa significa davvero “responsabilità” in un contesto in cui la natura è imprevedibile, la conoscenza scientifica è probabilistica, e le aspettative sociali oscillano tra la delega assoluta e la ricerca di un colpevole? È da queste domande che nasce la collana giuridica Protezione civile e responsabilità, pubblicata da Edizioni ETS e oggi consultabile integralmente in open access.
Nata da un percorso di riflessione avviato più di quindici anni fa da Fondazione CIMA, la collana si propone di esplorare la responsabilità giuridica nella società del rischio, mettendo a confronto scienziati, giuristi, decisori e operatori della protezione civile. Un dialogo interdisciplinare che ha influenzato concretamente la cultura e la normativa del settore, arrivando a contribuire alla stesura del Codice di Protezione Civile del 2018. Ogni volume è un tassello di questo percorso, che non vuole semplificare la complessità, ma renderla leggibile e utilizzabile da chi opera ogni giorno nella prevenzione e nella gestione dei rischi. «Questa collana ha il merito di costruire un ponte tra diritto e operatività. Rende accessibile il sapere giuridico a chi deve prendere decisioni nella pianificazione, ma anche in tempo reale, permettendo al sistema di protezione civile di essere più consapevole, più efficiente e, in ultima analisi, più giusto», racconta l’avvocato Marco Altamura, consigliere giuridico e direttore di programma di Fondazione CIMA.
Un diritto che nasce dalla pratica
Come ha sottolineato Franco Gabrielli, Capo Dipartimento della Protezione Civile dal 2010 al 2015, nell’introduzione a uno dei volumi, la collana nasce da un’esigenza reale e concreta: dare risposte a una crescente tensione tra previsione scientifica e valutazione giuridica. “Si è messa in moto una significativa crescita degli atti della magistratura che, dopo un disastro, indaga non solo i comportamenti successivi all’evento, ma anche quelli precedenti, relativi alla previsione e alla gestione dell’informazione”, osservava Gabrielli. Una novità che ha portato preoccupazioni, incertezze e la necessità di elaborare strumenti interpretativi nuovi, in grado di superare il disallineamento tra linguaggi, ruoli e responsabilità.
È proprio in questo contesto che Fondazione CIMA ha avviato un lavoro pionieristico: raccogliere norme, sentenze e prassi operative per farne materia viva e utile. Il diritto, in questa visione, non è più un codice esterno e punitivo, ma una lente per comprendere e migliorare il sistema. Come racconta Francesca Munerol, ricercatrice dell’Ambito Pianificazione e Procedure di Fondazione CIMA: «Non si tratta solo di rispettare la legge, ma di metabolizzare che essa costruisce un sistema di responsabilità, le quali vanno conosciute e comprese per divenire operatori più forti, consapevoli e, dunque, efficienti. Quello che cerchiamo di raggiungere attraverso lo studio delle norme e delle sentenze, è di costruire un ecosistema di conoscenza condivisa da utilizzare con i diversi operatori con cui entriamo in contatto, di modo che si possa, tutti insieme, allontanare la paura della norma e del giudizio e sfruttarne al massimo la portata orientativa».
L’idea che una sentenza, pur riferendosi a un caso specifico, possa avere valore normativo e didattico per l’intero sistema è una delle intuizioni chiave del progetto.
Dalle aule di giustizia alle sale operative
Nei volumi della collana, giuristi e operatori si interrogano insieme su cosa significhi pianificare, decidere, agire sotto incertezza. La riflessione giuridica si intreccia con esempi concreti, come quello portato da Luca Ferraris, presidente di Fondazione CIMA, nel suo contributo sul caso del torrente Bisagno a Genova. Una progressiva antropizzazione della piana alluvionale, culminata nella copertura del torrente e in sei gravi inondazioni nel secolo scorso, rappresenta il paradigma delle sfide che la protezione civile deve affrontare oggi: territori esposti, scelte difficili, responsabilità complesse.
Ferraris propone una distinzione tra il rischio gestibile con interventi strutturali — argini, delocalizzazioni, pianificazione urbanistica — e quello “residuo”, che resta in capo al sistema di allerta e alla protezione civile. Ma spesso, denuncia, quest’ultima è chiamata a farsi carico dell’intero rischio, anche in assenza di mitigazioni adeguate, esponendosi a una responsabilità sproporzionata rispetto al proprio ruolo.
È in casi come questi che la riflessione giuridica della collana diventa uno strumento strategico. Il diritto non è qui solo per giudicare dopo, ma per guidare prima. Come dimostra il lavoro di analisi condotto da Fondazione CIMA insieme ai Centri Funzionali e alle Agenzie Regionali per l’Ambiente, che ha portato alla revisione di procedure operative in coerenza con le sentenze più rilevanti. È un modo per anticipare le domande della magistratura e rendere il sistema più solido, più pronto, più responsabile.
Verso nuovi rischi, nuove governance e una cultura della responsabilità condivisa
Il lavoro non si ferma. Oggi, gli studi di Fondazione CIMA si aprono anche alla sfida della siccità, un rischio emergente che solo di recente è stato incluso nella gestione del sistema di protezione civile. L’obiettivo, spiegano i giuristi della Fondazione, non è inventare nuove norme, ma capire quelle esistenti, sistematizzarle, e contribuire alla creazione di una governance più efficace. Anche in questo caso, il diritto è strumento di prevenzione, non solo di giudizio.
L’esperienza maturata nella gestione dei rischi idrometeorologici diventa così patrimonio da trasferire su nuovi fronti, con lo stesso metodo: dialogo tra saperi, analisi delle norme e delle sentenze, condivisione operativa. È un processo che richiede tempo, dedizione, e uno sforzo collettivo, ma che ha già dato frutti evidenti.
La pubblicazione open access della collana rappresenta oggi un passo ulteriore in questa direzione. Ogni volume è ora accessibile gratuitamente, rendendo disponibile a chiunque — sindaci, tecnici, studenti, cittadini — un patrimonio di conoscenza che può migliorare la qualità delle decisioni, ridurre il rischio e rafforzare la legittimità del sistema.
In fondo, come ricordava Gabrielli nella sua prefazione, «la Protezione civile è inchiodata ai fatti». Non lavora con le immagini, ma con le frane, il fango, le vite vere. Per questo ha bisogno di strumenti razionali, condivisi, affidabili. La collana Protezione civile e responsabilità è uno di questi strumenti. Un laboratorio permanente dove diritto, scienza e operatività si incontrano per disegnare insieme una cultura della responsabilità che non sia solo post-disastro, ma pre-evento. Che non sia solo difensiva, ma costruttiva. Che non sia solo dei giudici e degli avvocati, ma di tutti.