Nevicate e risorsa idrica nivale: cosa dicono i primi dati del 2026 in Italia

Nevicate e dati neve Italia 2026 CIMA

Nelle ultime settimane, le immagini di nevicate diffuse hanno occupato ampio spazio nel racconto mediatico dell’inverno italiano. Paesaggi imbiancati e accumuli localmente significativi hanno restituito l’idea di una stagione finalmente più generosa. Quando però si parla di risorsa idrica nivale, la percezione visiva è solo una parte della storia. Per capire quanta acqua sia effettivamente immagazzinata nella neve e quale potrà essere il suo contributo idrico nei mesi successivi, è necessario affiancare alle immagini un’analisi quantitativa e variabile da zona a zona.

Il secondo aggiornamento di Fondazione CIMA sulla risorsa idrica nivale mostra un quadro complessivamente in miglioramento rispetto a metà dicembre, con un deficit nazionale che si attesta intorno al -33%. 

Fig. 1. Andamento dell’equivalente idrico nivale in Italia. La linea arancione rappresenta l’equivalente idrico nivale per la stagione in corso, totale su tutto il territorio nazionale. La linea azzurra rappresenta l’equivalente idrico nivale totale per la scorsa stagione, mentre la linea grigia e la banda grigia rappresentano, rispettivamente, la media sul periodo storico e la variabilità̀ interannuale.

Un dato che segnala una parziale ripresa, ma che nasconde una forte eterogeneità spaziale. La neve, infatti, non si distribuisce in modo uniforme: cambia da bacino a bacino, da valle a valle, e soprattutto con la quota.

Percentuale di equivalente idrico nivale ni principali bacini italiani - Nevicate e dati neve Italia 2026
Fig. 2. Percentuale di equivalente idrico nivale nei principali bacini italiani. 

Nord-Ovest: un recupero che cambia con l’altitudine

Nel Nord-Ovest, tra fine dicembre e inizio gennaio, si osservano gli accumuli più consistenti. Il bacino del Po è rientrato all’interno della normale variabilità interannuale, con un deficit contenuto intorno al -19%, grazie alle nevicate pre-natalizie.

Fig. 3. Andamento dell’equivalente idrico nivale nel bacino del Po. La linea arancione rappresenta l’equivalente idrico nivale per la stagione in corso, totale su tutto il territorio nazionale. La linea azzurra rappresenta l’equivalente idrico nivale totale per la scorsa stagione, mentre la linea grigia e la banda grigia rappresentano, rispettivamente, la media sul periodo storico e la variabilità̀ interannuale.

Tuttavia, anche in questo contesto apparentemente favorevole, la distribuzione altimetrica gioca un ruolo chiave. Alle quote intorno ai 1500 metri, alcune aree mostrano condizioni prossime o superiori alla media, mentre alle altitudini più elevate l’accumulo resta inferiore ai valori attesi. È un elemento rilevante, perché la neve alle quote più alte è quella che contribuisce in modo più efficace alle riserve idriche primaverili ed estive.

SWE ANOMALY BY ELEVATION PO
Fig. 4. Anomalia dell’equivalente idrico nivale (SWE) rappresentata con un punto ogni 100 metri di quota, a evidenziare la distribuzione altimetrica del deficit lungo il bacino del Po.

Il “caso Prato Nevoso”: quando la neve fa notizia

Il 30 dicembre, le immagini e i racconti su Prato Nevoso hanno riportato la neve al centro dell’attenzione mediatica, dando l’impressione di un evento eccezionale. Ma cosa ci dicono i dati quando mettiamo questa giornata in prospettiva storica? 

Per rispondere, abbiamo confrontato lo SWE registrato a Prato Nevoso il 30 dicembre di ogni anno dal 2010 al 2025. Il risultato è chiaro: il valore di quest’anno è certamente elevato e indica un accumulo molto buono, ma non rappresenta un record. In almeno tre inverni recenti (2010, 2013 e 2019), l’accumulo a parità di data è stato maggiore. 

In altre parole, ciò che è sembrato “straordinario” lo è soprattutto nella nostra percezione: sempre più spesso non siamo più abituati a un inverno con precipitazioni regolari e a un manto nevoso in grado di costruirsi in modo continuo nel tempo. Quando questo accade, la neve torna a sorprenderci. Ma i dati mostrano che, almeno in questo caso, si tratta semplicemente di “un inverno che sta facendo l’inverno”. 

Rank Prato Nevoso 30 dicembre eng
Fig. 5. Confronto dei valori dell’equivalente idrico nivale a Prato Nevoso osservati il 30 dicembre per ciascun anno dal 2010 al 2025.

Nord-Est: il volto della siccità da neve 

Lo scenario cambia sensibilmente spostandosi verso il Nord-Est. Nel bacino dell’Adige il deficit rimane marcato, intorno al -67%, e lo SWE risulta sostanzialmente invariato dall’inizio di dicembre, a causa dell’assenza di nuove nevicate. 

Fig. 6. Andamento dell’equivalente idrico nivale nel bacino dell’Adige. La linea arancione rappresenta l’equivalente idrico nivale per la stagione in corso, totale su tutto il territorio nazionale. La linea azzurra rappresenta l’equivalente idrico nivale totale per la scorsa stagione, mentre la linea grigia e la banda grigia rappresentano, rispettivamente, la media sul periodo storico e la variabilità̀ interannuale. 

La distribuzione con la quota riflette un pattern tipico delle snow droughts1: accumuli molto ridotti alle quote medio-basse e anomalie ancora significative anche oltre i 2000 metri. Una situazione che, se persistente, potrebbe influenzare la disponibilità idrica nei mesi successivi.

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Fig. 7. Anomalia dell’equivalente idrico nivale (SWE) rappresentata con un punto ogni 100 metri di quota, a evidenziare la distribuzione altimetrica del deficit lungo il bacino dell’Adige.

Appennini: segnali di ripresa, ma la neve resta effimera 

Sugli Appennini si registra un miglioramento rispetto a metà dicembre, ma il deficit complessivo resta elevato, intorno al -47%. Le nevicate di inizio inverno non si sono tradotte in un consolidamento del manto nevoso, soprattutto a causa delle temperature elevate, che hanno favorito una rapida fusione. 

Fig. 8. Andamento dell’equivalente idrico nivale nel bacino del Tevere. La linea arancione rappresenta l’equivalente idrico nivale per la stagione in corso, totale su tutto il territorio nazionale. La linea azzurra rappresenta l’equivalente idrico nivale totale per la scorsa stagione, mentre la linea grigia e la banda grigia rappresentano, rispettivamente, la media sul periodo storico e la variabilità̀ interannuale.

Ne risulta il persistere della cosiddetta neve effimera2: poco persistente, tipica delle medie quote appenniniche, con una capacità limitata di funzionare come riserva idrica stagionale. 

Temperature elevate e precipitazioni disomogenee 

Alla base di questi andamenti si trova una combinazione di fattori ormai ricorrente. Dicembre è stato caratterizzato da temperature superiori alla media su gran parte del territorio nazionale, in particolare sulle Alpi centrali e orientali. A questo si è aggiunta una forte disomogeneità nelle precipitazioni: abbondanti al Nord-Ovest, ma scarse al Nord-Est e al Centro. L’interazione tra temperature elevate e mancanza di nuove nevicate ha rallentato l’accumulo della risorsa nivale proprio in alcune delle aree più sensibili.

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Fig. 9. Anomalia di temperatura in Italia nel mese di dicembre.  
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Fig. 10. Anomalia di precipitazione in Italia nel mese di dicembre.

Cosa aspettarsi nelle prossime settimane 

Le indicazioni delle previsioni stagionali delineano un quadro articolato anche per le prossime settimane. Le precipitazioni potrebbero interessare maggiormente il Centro-Sud, mentre il Nord, e in particolare il Nord-Est, potrebbe restare sotto media nel corso di gennaio. Le temperature sono attese sopra la media su gran parte del Paese, con alcune eccezioni regionali, e anche febbraio mostra segnali differenziati tra Nord e Sud.

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Fig. 11. Previsione dell’anomalia delle precipitazioni totali per gennaio 2026 rispetto alla media climatica (fonte: ItaliaMeteo).
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Fig. 12. Previsione dell’anomalia delle precipitazioni totali per febbraio 2026 rispetto alla media climatica (fonte: ItaliaMeteo).
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Fig. 13. Previsione dell’anomalia delle temperature medie per gennaio 2026 rispetto alla media climatica (fonte: ItaliaMeteo).
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Fig. 14. Previsione dell’anomalia delle temperature medie per febbraio 2026 rispetto alla media climatica (fonte: ItaliaMeteo).

Nel complesso, l’inverno è ancora in una fase intermedia. Alcuni bacini hanno mostrato segnali di recupero, altri mantengono condizioni di deficit più marcate. L’evoluzione dei prossimi mesi sarà determinante per comprendere se la risorsa idrica nivale potrà rafforzarsi ulteriormente o se le differenze osservate tenderanno a consolidarsi. Il monitoraggio continuo rimane quindi essenziale per accompagnare la lettura di una risorsa che, pur invisibile per gran parte dell’anno, gioca un ruolo centrale nell’equilibrio idrico del Paese.

  1. Con l’espressione snow droughts ci si rifeisce a periodi caratterizzati da un’anormale riduzione di accumulazione nevosa invernale (che può derivare da precipitazioni inferiori alla media o da temperature elevate che ne ostacolano l’accumulo) che anticipano e intensificano il processo di fusione estiva. ↩︎
  2. Ne avevamo già parlato qui. ↩︎

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