La neve non scompare all’improvviso. Si ritira, si assottiglia, cambia forma e tempi. E oggi, per la prima volta, possiamo vedere a scala italiana dove e quanto (probabilmente) questo accadrà.
Per la prima volta in Italia, è stato possibile produrre una rappresentazione spaziale della variazione percentuale dello Snow Water Equivalent (SWE) sull’intero territorio italiano, proiettata al 2070. Non si tratta di un’analisi locale: è uno spaccato sistemico, continuo e coerente della neve come componente della risorsa idrica italiana, costruita a partire da oltre quarant’anni di dati e scenari climatici.

Un’anteprima sulla neve del futuro
Questa mappa è il risultato di un approccio sviluppato nel progetto IT-WATER1, guidato da Fondazione CIMA in collaborazione con ItaliaMeteo e Fadeout Software, che ha avviato una simulazione continua della risorsa idrica italiana su un orizzonte temporale di quasi un secolo, grazie al calcolo ad alte prestazioni (HPC), utilizzato su strutture come quelle di CINECA, nel contesto del Centro Nazionale di Ricerca in HPC, Big Data e Quantum Computing (ICSC).
L’obiettivo è comprendere meglio come il cambiamento climatico influenzerà le risorse idriche in Italia, sviluppando modelli idrologici su tutto il territorio nazionale associati a scenari climatici.
L’elemento distintivo non è solo la proiezione futura, ma il confronto tra passato e futuro:
- una rianalisi storica (1980–2023 circa) che consente di simulare il ciclo dell’acqua su un periodo storico;
- scenari climatici futuri (2024–2070 circa) che permettono di esplorare traiettorie possibili nel futuro con RCP 8.5 E RCP 4.52;
- una rappresentazione spaziale omogenea su tutta l’Italia.
Questo ha consentito di fornire una visione nazionale della dinamica idrica, in cui la neve è una delle componenti fondamentali.
La mappa proposta sopra, mostra proprio questa analisi nazionale, come percentuale di variazione dello SWE in futuro rispetto al periodo di riferimento, considerando lo scenario climatico RCP 4.5, quindi uno scenario definito “di forte mitigazione”, che assume la messa in atto di alcune iniziative per controllare le emissioni.
Dove la neve diminuisce: un segnale chiaro lungo la penisola
L’elemento più evidente che emerge dalla mappa è la distribuzione spaziale della perdita di SWE.
Le aree alpine risultano tra le più colpite, in particolare il settore delle Alpi occidentali, delle Alpi marittime, e le porzioni più prossime al mare, e quindi esposte alle influenze umide e miti, sia tirreniche sia adriatiche.
In queste zone, le tonalità arancioni indicano riduzioni percentuali significative della quantità di acqua immagazzinata nella neve. Il segnale non è uniforme, ma evidenzia una forte sensibilità delle aree più esposte alle dinamiche atmosferiche e agli scambi di massa d’aria.
Anche lungo la dorsale appenninica emergono segnali rilevanti: una frammentazione delle aree innevate, una riduzione diffusa dello SWE, con hotspot di perdita localizzati lungo l’Appennino centrale e meridionale.
Si tratta di territori in cui la neve è già ora una componente più intermittente del ciclo idrologico rispetto alle Alpi: la riduzione percentuale assume quindi un peso ancora maggiore in termini di disponibilità idrica.
La mappa mostra qualcosa di più di una semplice riduzione nivale: indica una trasformazione nei tempi e nei volumi di rilascio della risorsa idrica. Lo SWE, infatti, rappresenta una variabile chiave per comprendere la disponibilità futura di acqua.
Le riduzioni di SWE sono significative, nell’ordine del –40% / -60% in media a tutte le quote, ma in particolare alle quote sotto i 1500 m.
More to come
Quello presentato è solo un primo risultato, un’anteprima. Le analisi idrologiche sono attualmente in fase di consolidamento e saranno integrate con ulteriori indicatori e variabili per costruire un quadro sempre più completo della risorsa idrica italiana nel contesto del cambiamento climatico: l’umidità dei suoli, l’evapotraspirazione della vegetazione, le portate nei fiumi, gli spessori glaciali. Tutto questo confluirà, in autunno, in un report dettagliato che verrà messo al servizio del sistema di gestione della risorsa idrica nazionale.
Nei prossimi mesi, nuovi dati e nuove elaborazioni permetteranno quindi di approfondire le dinamiche stagionali, analizzare gli impatti a scala di bacino, integrare la componente nivale con altri indicatori di siccità.
Nel contesto della Giornata Mondiale della Terra, queste immagini assumono un valore ancora più significativo perché non sono solo una rappresentazione del cambiamento in atto, ma uno strumento per interpretarlo e anticiparne gli effetti.
Osservare oggi come cambierà la neve in Italia nei prossimi decenni significa dotarsi di una conoscenza concreta per orientare decisioni, politiche e strategie di adattamento. Perché il futuro della risorsa idrica non si costruisce solo osservando ciò che accade, ma comprendendo con dati e modelli ciò che accadrà.
- Il progetto IT-WATER è stato finanziato tramite fondi PNRR – NextGen EU. ↩︎
- RCP 8.5, è uno scenario ad alte emissioni, spesso definito “worst-case”, in cui i gas serra continuano a crescere rapidamente per tutto il XXI secolo, portando a concentrazioni di che triplicano o quadruplicano i livelli preindustriali entro il 2100.
RCP 4.5 è, invece, uno scenario definito “di forte mitigazione”, che assume la messa in atto di alcune iniziative per controllare le emissioni.
Cfr. CMCC https://www.cmcc.it/it/scenari-climatici-per-litalia. ↩︎