Se l’atmosfera ha mostrato le sue contraddizioni, la montagna ha offerto un’altra chiave di lettura della stagione. L’estate è iniziata con condizioni già sotto media sia al Nord sia, in modo ancora più grave, al Centro, come avevamo già anticipato qui.

Al Nord, nonostante un rallentamento della fusione osservato in maggio e poi di nuovo in luglio, le riserve nivali si sono esaurite con circa un mese di anticipo rispetto alla media storica. Questa velocità e il conseguente anticipo sono stati il risultato delle condizioni sotto media già al momento del massimo accumulo primaverile, che hanno ridotto la quantità complessiva disponibile nonostante poi un tasso di fusione complessivamente in media con il dato storico.

Ancora più drastica la situazione al Centro, dove le persistenti condizioni di scarsità di neve hanno determinato la conclusione della stagione di fusione con quasi due mesi di anticipo, lasciando intere aree senza l’atteso apporto estivo.

In termini idrologici questo ha significato la perdita anticipata di una risorsa fondamentale: la neve rappresenta infatti una delle principali riserve d’acqua naturali che alimentano fiumi, torrenti e bacini proprio nei mesi di maggiore domanda. La sua scomparsa precoce ha privato gli ecosistemi e i sistemi idrici di un supporto cruciale, con conseguenze dirette sulla disponibilità d’acqua per l’agricoltura, la produzione energetica e l’equilibrio degli ambienti montani e fluviali.