La Strategia regionale di adattamento al cambiamento climatico per la Liguria e il contributo di Fondazione CIMA

Approvata a inizio 2023, la Strategia regionale di adattamento al cambiamento climatico (SRACC) della Regione Liguria ha visto il nostro contributo. In collaborazione con il DAD dell’Università di Genova e il CENVIS, Fondazione CIMA ha infatti fornito il supporto scientifico per identificare le misure più idonee al territorio, lavorando in un confronto diretto con i rappresentanti tecnici di diversi settori di attività

Ripensare al territorio e alle sue attività, per tutelare l’ambiente e le persone dai possibili impatti del cambiamento climatico: è questo lo scopo principale dell’adattamento, lo strumento che (insieme alla mitigazione) ci consente di affrontare la crisi climatica. Molte regioni italiane si stanno quindi dotando di strategie di adattamento al cambiamento climatico: tra le più recentemente approvate, vi è quella della Regione Liguria (approvata dalla Giunta regionale nella seduta del 20 gennaio 2023, dgr n.18/2023), messa a punto anche con il supporto di Fondazione CIMA.

La Strategia regionale di adattamento ai cambiamenti climatici (SRACC) rappresenta una bussola per le azioni e gli interventi tesi a ridurre gli impatti del cambiamento climatico sul territorio ligure, cogliendo anche laddove presenti possibili effetti positivi del clima che cambia. E, aspetto fondamentale del documento, è stata costruita basandosi non solo sulla letteratura scientifica ma sulle competenze ed esperienze dei tecnici, funzionari e dirigenti dei diversi settori di attività regionali che saranno maggiormente influenzati dal clima che cambia, raccolte anche attraverso incontri partecipati di ascolto, confronto e design. Qual è stato, quindi, il percorso che ha portato alla realizzazione della SRACC?

Gli scenari di cambiamento climatico in Liguria

Il progetto per la realizzazione della SRACC è stato finanziato nel contesto dell’attuazione della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile. «Infatti, la Strategia di adattamento è uno strumento strettamente collegato allo sviluppo sostenibile, perché quest’ultimo non può avvenire senza che siano tenuti in considerazione le tendenze climatiche in corso e gli effetti attesi per il futuro», spiega Filippo Fraschini, ricercatore dell’ambito Pianificazione e Procedure, che ha contribuito alla realizzazione della SRACC.

Il lavoro è stato il frutto della collaborazione tra il Dipartimento Architettura e Design dell’Università di Genova e dal Centro di Servizi per il Ponente ligure (CENVIS, anch’esso afferente all’Università di Genova) e Fondazione CIMA. «Il nostro primo obiettivo consisteva nel realizzare una ricognizione degli studi esistenti riguardo gli scenari climatici e gli impatti attesi specifici per il territorio ligure: Successivamente, avremmo dovuto individuare gli strumenti già presenti nella normativa e nei regolamenti regionali per l’implementazione di misure di adattamento e, infine, individuare gli obiettivi e le macro-misure più coerenti con il territorio», continua il ricercatore.

Inizialmente, mancavano gli scenari di cambiamento climatico per la Liguria; erano disponibili solo gli scenari nazionali. Nel 2021, però, la giunta regionale ligure ha deliberato in merito agli scenari climatici prodotti dall’ambito di Meteorologia e Clima di Fondazione CIMA, che sono così diventati parte integrante del processo di definizione della Strategia di adattamento al cambiamento climatico regionale (gli scenari sono stati oggetto di una presa d’atto da parte della Giunta regionale con deliberazione n.850 del 2021). «Le proiezioni sono riferite al periodo 2038-2068 e basate sui dati storici forniti da ARPAL; nonostante a livello modellistico e climatico siano presenti incertezze, questo primo studio ha permesso di iniziare a indicare e definire le aree in regione Liguria soggette a maggiori variazioni di temperatura e/o precipitazione tra futuro e periodo storico.», continua Fraschini. «Inoltre, abbiamo potuto basarci, almeno per l’area dell’imperiese, anche sugli scenari idrologici, quindi più strettamente riferiti al ciclo dell’acqua, sviluppati da Fondazione CIMA nell’ambito del progetto ALPIMED Clima».

Misure condivise: il confronto con la comunità tecnica

Ricercatori e ricercatrici di Fondazione CIMA hanno unito le informazioni sugli scenari climatici con una revisione dei progetti in corso nella regione per identificare i settori più colpiti. Quindi, è iniziata una parte fondamentale di dialogo e coinvolgimento dei funzionari e dirigenti dei diversi settori socio-economici interessati. «Coinvolgere la comunità tecnica dei settori dell’amministrazione regionale nella definizione della Strategia è stato uno dei passaggi più significativi del lavoro: servono un’esperienza tecnica e la conoscenza del territorio a supporto delle indicazioni fornite dagli studi scientifici», commenta Fraschini. «Attraverso vari incontri, abbiamo provato a individuare gli impatti che i cambiamenti climatici potrebbero determinare nei diversi settori dell’amministrazione, dalle risorse idriche alla sanità, insomma attività economico-produttive ma anche ambientali. Lo strumento scelto per la discussione con gli stakeholder regionali è stato quello delle catene d’impatto, uno strumento di analisi che permette di mettere in relazione le modifiche in corso e attese nella componente meteoclimatica (driver climatici) con gli elementi di vulnerabilità e capacità di adattamento specifici del territorio, individuando i principali rischi generati o esacerbati dal cambiamento climatico per ogni settore. Le catene d’impatto sono costruite sulla base delle informazioni scientifiche, ma il feedback da parte dei diversi settori ha permesso di includere conoscenze, dati e sapere esperienziale di chi si confronta quotidianamente con le criticità del territorio e con gli strumenti di policy necessari ».

Attraverso gli incontri sulle catene d’impatto, sono stati individuati obiettivi e identificate macro-misure di adattamento specifiche per ogni settore, sia sulla base della revisione di quanto già presente nella programmazione regionale, sia attraverso le indicazioni presenti nel Piano nazionale di adattamento. Sulla base degli strumenti individuati, la regione Liguria ha poi potuto definire il documento definitivo della Strategia di adattamento. A questo proposito, vale la pena evidenziare che la SRACC non è uno strumento normativo vincolante: piuttosto, va intesa come un documento di orientamento, o un insieme di linee guida, per le politiche regionali.

«La Liguria è un territorio particolarmente complesso, dove si articolano varie tipologie di rischi naturali, dalle mareggiate alle alluvioni, dalla siccità alle valanghe. Questa complessità richiede politiche fortemente coordinate, capaci di integrare competenze e necessità dei diversi settori e di includere nelle scelte le conoscenze scientifiche più aggiornate rispetto ai cambiamenti climatici in corso e attesi nel futuro. Quindi il nostro lavoro è stato, su una base da una parte scientifica e dall’altra di dialogo e valutazioni qualitative, mettere insieme i diversi aspetti per riuscire a comporre anche le misure più idonee», conclude Fraschini.

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