Professore emerito e fondatore di Fondazione CIMA, il professor Siccardi ha lasciato un’eredità che unisce scienza, arte e responsabilità sociale. Durante l’evento commemorativo che abbiamo organizzato a fine settembre, colleghi, colleghe, allievi, allieve e rappresentanti del mondo accademico e istituzionale hanno ricordato il suo pensiero e il suo lavoro. Non solo il contribuito significativo alla protezione civile ma anche l’importanza che lo stesso Siccardi riconosceva all’arte come forma di espressione alternativa della scienza
«Conoscere è lo strumento per sostituire la paura». Questo era il pensiero di Franco Siccardi, professore emerito e fondatore di CIMA, che ci ha purtroppo lasciati ad agosto. Queste sono anche le parole sulla stele che lo commemora e che oggi accoglie visitatori e visitatrici nella nostra sede, ricordo e simbolo dell’evento commemorativo Scienza e arte, responsabilità e memoria, che abbiamo organizzato il 27 settembre.
Rappresentanti dell’università, del mondo della protezione civile, e ovviamente i colleghi e le colleghe di Fondazione CIMA si sono ritrovati per ricordare Siccardi unendo memoria, scienza e arte, un connubio tanto caro alla sua persona e che, grazie a lui, caratterizza tutt’oggi la nostra realtà. «Franco era un grande sostenitore del valore sociale della scienza, perché credeva che la scienza si dovesse trasformare in strumento operativo», ha ricordato Luca Ferraris, presidente di Fondazione CIMA, nel presentare la giornata di commemorazione. Un modo di pensare concreto, che ha indirizzato il suo lungo percorso professionale e che ha portato a contributi significativi nell’ambito della protezione civile.
Ma il pensiero di Siccardi non si fermava al mondo dell’ingegneria – o meglio, sapeva cogliere, di quel mondo, spesso percepito come strettamente tecnico, legami con discipline molto distanti, almeno in apparenza. Si è sviluppato così anche il rapporto con l’arte, che ora permea tutta Fondazione CIMA con le opere del maestro Beppe Schiavetta. «Franco faceva lo scienziato e spiegava a Beppe i meccanismi con cui avvenivano alluvioni, siccità, incendi boschivi, e lui li trasformava in immagini», ha raccontato ancora Ferraris. L’arte si è fatta così uno dei molti modi per comunicare i rischi e la resilienza, per ricordare come tutti i sensi debbano essere inclusi in una gestione efficace del rischio.
Sono stati questi i temi portanti dell’evento Scienza e arte, responsabilità e memoria, durante il quale il ricordo istituzionale e scientifico della figura di Siccardi è stato affiancato dalle performance teatrali della compagnia Cattivi Maestri, che hanno interpretato la moltitudine di ricordi scritti e raccolti da chi lo ha conosciuto, testimonianze di una memoria che non andrà perduta. A ricordare ancora una volta la grande attenzione del nostro fondatore per i temi del rischio e della responsabilità è stato il video della pièce di Annapaola Bardeloni, scomparsa prematuramente, del testo “Marciamo con sicurezza sulle rovine” tratto dal “Poema sul disastro di Lisbona” di Voltaire del 1877. Testo incluso e interpretato in occasione della presentazione dell’ultimo libro scritto da Franco Siccardi, Ataviche paure, nel 2021.
L’evento commemorativo si è concluso con la presentazione delle opere di Beppe Schiavetta oggi ospitate e acquistate da Fondazione CIMA e con l’inaugurazione della stele che celebra il legame tra arte e scienza, la responsabilità del mondo scientifico nei confronti dell’informazione alla società, l’importanza di quella conoscenza che permette di affrontare i rischi in modo preparato e consapevole. In breve, dell’eredità di una persona che ha costruito, dal punto di vista umano quanto da quello professionale, sia Fondazione CIMA sia lo spirito che ne guida ogni attività di ricerca. Godendone fino alla fine, come ci ricorda la dedica di Schiavetta incisa sulla targa della stele, «Ci divertimmo come gatti».