La meteorologia a scuola

Nel corso degli incontri tenutisi all’Istituto Comprensivo di Serra Riccò nell’ambito del PON, gli studenti hanno potuto non solo conoscere ma anche applicare sul proprio territorio i principi base della meteorologia e dell’idrologia

Avvicinare i ragazzi alla scienza e la scienza ai ragazzi: come? Una possibilità è portando la scienza – nei suoi strumenti, nei suoi metodi e nei suoi campi d’applicazione – nella vita di tutti i giorni. È su questa base che sono stati impostati gli incontri della Fondazione CIMA con le studentesse e gli studenti dell’Istituto Comprensivo di Serra Riccò e Sant’Olcese, tenutisi nell’ambito del modulo “Rischio Idro-Geologico” del Programma Operativo Nazionale (PON) del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Non solo in classe

In aula e con uscite sul territorio, da ottobre a dicembre 2019, Antonio Parodi, referente dell’ambito Meteorologia e Clima, ha incontrato i più giovani per parlare dei diversi tipi di nuvole, di come si formano e delle loro caratteristiche, dei meccanismi alla base dei temporali e degli strumenti che abbiamo per prevederli. Raccogliendo le osservazioni degli studenti, ad esempio, è stato possibile descrivere gli eventi temporaleschi in corso e prevederne l’evoluzione, incrociando le informazioni raccolte con i dati del sistema myDewetra, il portale realizzato dalla Fondazione CIMA e di proprietà del Dipartimento della Protezione Civile.

Per capire poi come i temporali possano dare origine alle alluvioni, gli incontri hanno non solo introdotto i temi d’idrologia, ma hanno anche fatto in modo che i ragazzi imparassero a conoscere il proprio territorio leggendolo con gli occhi del ricercatore: dove sono i rii? Come sono fatti i ponti? Che tipo di terreno è presente e come potrà reagire a una forte precipitazione?

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Un’uscita per conoscere il territorio

In questo modo, gli incontri svolti nell’ambito del PON hanno consentito di andare oltre la lezione frontale, e permesso così agli studenti di conoscere le possibilità d’applicazione della meteorologia e dell’idrologia, affrontando temi di protezione civile e delle strategie di mitigazione del rischio.

Imparare… giocando con la sabbia

Come ulteriore strumento di lavoro, l’ Istituto Comprensivo di Serra Riccò e Sant’Olcese, in cooperazione con alcuni ricercatori di Fondazione CIMA, ha proceduto alla costruzione di una sand box a realtà aumentata, uno strumento che consente di simulare le precipitazioni e modellare la topografia del territorio semplicemente manipolando la sabbia, e che restituisce i dati a un computer in forma di rendering grafico e mappe bidimensionali. Sviluppata da istituti e centri di ricerca statunitensi, la sand box è stata materialmente preparata dai nostri tecnici e ricercatori, in cooperazione con personale dell’Istituto Comprensivo, per gli studenti: le mani che fanno piovere, i letti dei fiumi allargati o ristretti, le piane o le montagne costruite sulla sabbia sono state un modo per giocare e insieme affrontare i principali temi del rischio idro-geologico, spaziando dalla modellazione del bacino del Polcevera e suoi affluenti (Verde, Rio Pernecco) ai recenti eventi estremi in Liguria dell’autunno 2019.

La sand box a realtà aumentata usata durante gli incontri

«Fare ricerca scientifica significa anche divulgare le conoscenze, consentendo ad altri d’interessarsi; e, magari, avvicinare i più giovani a questo campo di studi. Ecco perché abbiamo cercato gli strumenti per avvicinarli alla scienza e, viceversa, portare la scienza nel quotidiano che conoscono», commenta Antonio Parodi. «Ma al di là della ricerca vera e propria, ciascuno deve avere la possibilità di conoscere il ruolo della scienza nella protezione civile, così da poter affrontare i rischi in modo consapevole. Questo è un messaggio importantissimo che siamo chiamati a passare ai più giovani, e la ragione per la quale sono stato davvero orgoglioso di poter lavorare con gli studenti. E, dal riscontro avuto dal Sindaco e dall’Assessore alla Protezione Civile del Comune di Serra Riccò, da genitori e insegnanti, durante l’incontro finale del progetto pensiamo che l’esperienza sia davvero riuscita».

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