Partecipiamo alla COP29 che si svolge in questi giorni a Baku, in Azerbaijan: un momento di confronto per affrontare in modo concreto le sfide della crisi climatica, durante il quale presenteremo le nostre attività nell’ambito del programma AMHEWAS e di come la piattaforma myDEWETRA possa contribuire ad un miglior uso della risorsa idrica
Riduzione delle emissioni, finanziamento climatico per i paesi in via di sviluppo, adattamento e resilienza alle emergenze ambientali: sono i temi centrali della UN Climate Change Conference – COP29, che si svolge dall’11 al 22 novembre a Baku, la capitale dell’Azerbaijan. Appuntamento annuale per consolidare le azioni globali per affrontare il cambiamento climatico e accelerare l’implementazione degli impegni internazionali, la conferenza rappresenta un momento importante per condividere tecnologie, approcci e soluzioni e trovare sinergie comuni a questo problema globale.
Fondazione CIMA vede al cuore delle proprie attività il legame tra protezione civile, riduzione del rischio e cambiamento climatico: inevitabile, dunque, che per noi quello con la COP29 sia un appuntamento fisso per confrontarsi a livello internazionale sulle strategie tecniche e scientifiche da mettere in campo per mitigare e adattarsi in modo efficace a un pianeta sempre più caldo.
Focus geografico degli incontri cui partecipiamo è l’Africa, uno dei continenti più vulnerabili alla crisi climatica, dove abbiamo realizzato studi per la valutazione del displacement (lo spostamento forzato delle persone a causa dei disastri) e dove stiamo portando avanti il programma AMHEWAS, dedicato alla creazione di un sistema di allertamento a livello continentale. Ma il programma AMHEWAS non è l’unico protagonista degli interventi di Fondazione CIMA alla conferenza: è infatti affiancato dalla piattaforma myDEWETRA, lo strumento tecnologico alla base delle sale situazioni che il programma sta realizzando in diverse aree africane.
MyDEWETRA è uno strumento storico per Fondazione CIMA, che trova sempre più diffusione grazie alla possibilità di essere implementato a livello nazionale e configurato a seconda delle necessità di ogni specifico paese. Si tratta di una piattaforma che permette di raccogliere, analizzare e condividere dati provenienti da diverse fonti in un’unica piattaforma, facilitandone l’uso per la previsione e il monitoraggio dei fenomeni naturali. «Uno degli esempi più recenti è nel progetto, finanziato dall’UE e portato avanti da AICS, che ci vede impegnati come partner tecnici in Etiopia a fianco del CNR italiano», spiega Roberto Rudari, direttore del programma Multi-Risk Assessment and Data-Informed Policies di Fondazione CIMA. «Uno degli obiettivi del progetto è proprio usare myDEWETRA come dashboard per la gestione delle risorse idriche». Non a caso, l’intervento di presentazione della piattaforma è inserito nell’ambito del side event NEXUS Approaches and Source-To-Sea Management: Tools for Enhancing Convention’s Climate Change Adaptation and Mitigation Pursuits, che si tiene il 13 novembre ed è focalizzato sulla gestione delle acque.
L’Etiopia è un paese caratterizzato da quello che appare quasi come un paradosso: significativa ricchezza in termini di risorse idriche e ampio potenziale idroelettrico da una parte, e dall’altra riduzione della disponibilità idrica per abitante, a causa del forte aumento demografico, e ridotta produttività agricola conseguenza anche di una scarsa diffusione dei sistemi irrigui. Ma non è solo una questione di agricoltura. L’Etiopia resta un paese altamente vulnerabile ai rischi idrogeologici e climatici: dal 2000, 55 eventi meteorologici e idrologici estremi hanno colpito due abitanti su tre (circa 80 milioni di persone), causando 2.000 morti e danni per oltre 2 miliardi di dollari (fonte EM-DAT).
«Una miglior gestione delle risorse idriche potrebbe avere un impatto significativo sia per l’agricoltura su piccola scala, contribuendo al contempo a rafforzare i mezzi di sostentamento e l’occupazione della popolazione, sia per la riduzione del rischio idrogeologico», spiega Rudari.
«Al momento, l’agricoltura su piccola scala rappresenta la maggior parte dell’agricoltura etiope, ma la produzione rimane molto limitata e strettamente legata alle fluttuazioni delle precipitazioni», specifica Efrem Ferrari, project manager di Fondazione CIMA. «Anche per questa ragione, il governo etiope ha stabilito il Piano di Sviluppo Decennale per l’Acqua e l’Energia per accelerare la gestione sostenibile delle risorse idriche e lo sviluppo di piani di bacino, rendendo l’acqua potabile e i servizi igienico-sanitari accessibili e promuovendo lo sviluppo dell’irrigazione per sostenere l’agricoltura. Al contempo, questo Piano mira anche a migliorare la prevenzione e l’allertamento nei confronti del rischio idrologico. Il progetto portato avanti da AICS si inserisce in questo contesto, concentrandosi su tre bacini fluviali particolarmente vulnerabili sia alla siccità che alle alluvioni, trovandosi in regioni prevalentemente aride o semi-aride caratterizzate da forti fluttuazioni delle precipitazioni: Webi Shebele, Lower Awash e Danakil».
In stretta collaborazione con il Ministero dell’Acqua e dell’Energia dell’Etiopia (MoWE) e gli Uffici di Sviluppo dei Bacini (BDOs) dei fiumi coinvolti, il progetto ha come obiettivo generale il rafforzamento delle capacità istituzionali a livello federale, di bacino e di sotto-bacino. In termini pratici, Fondazione CIMA fornisce il suo supporto con diversi tipi d’intervento che si inseriscono in maniera integrata lungo l’intera “filiera idrologica”: dall’ ammodernamento della rete di osservazione idro-meteorologica, tramite l’installazione di centraline Acronet e la formazione del personale del ministero incaricato della manutenzione, allo sviluppo di un sistema di modellizzazione e previsione idrologico per consentire una migliore pianificazione dell’uso della risorsa idrica e fornire, al contempo, previsioni idrologiche più accurate, sia a breve termine che stagionali. Tra le attività previste vi è anche la creazione di una sala di monitoraggio e di una dashboard basata sulla piattaforma myDEWETRA per visualizzare e integrare dati idrologici near real-time da più fonti, garantendone l’inter-operabilità.«Uno degli aspetti più preziosi di questo strumento – e in questo contesto – è la connessione che può offrire tra le diverse realtà, i diversi dati, perfino le diverse nazioni. La piattaforma sarà infatti in grado di “dialogare” con quella che implementeremo nella National Situation Room che realizzeremo, nell’ambito del programma AMHEWAS, in Etiopia, dove è già presente la sala situazione continentale», conclude Rudari. «La COP29 rappresenta un’opportunità unica per rafforzare le collaborazioni internazionali e accelerare l’adozione di soluzioni che possano proteggere le comunità vulnerabili sostenendo una resilienza climatica concreta, in Africa e non solo».