Disastri naturali e responsabilità penale: un volume che mette in dialogo scienza, protezione civile e diritto

Quando si verifica un disastro, la domanda arriva quasi sempre prima ancora che ci siano le risposte. Di fronte a una frana, un’alluvione o una tempesta che provocano vittime e danni, il dibattito pubblico si concentra rapidamente sulla ricerca delle responsabilità. Chi avrebbe dovuto prevedere? Chi avrebbe dovuto decidere? Chi avrebbe dovuto agire? 

In un contesto segnato dall’accelerazione degli effetti del cambiamento climatico e dall’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi, queste domande assumono un peso sempre maggiore e investono direttamente il mondo della protezione civile, della ricerca scientifica e delle istituzioni. 

È proprio da questa riflessione che nasce il volume Disastri naturali e responsabilità penale. Cambiamento climatico, resilienza sociale e just culture, curato da Francesco D’Alessandro, Maurizio Catino, Luca Ferraris e Marco Pelissero. Pubblicato da Giappichelli, è stato presentato il 15 giugno 2026 presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano durante il convegno I disastri naturali tra scienza, organizzazione e diritto.  

L’opera rappresenta il risultato di oltre due anni di ricerca interdisciplinare dedicata a uno dei temi più complessi e attuali nella gestione dei rischi naturali: il rapporto tra responsabilità, decisione e resilienza. Un tema che coinvolge non soltanto il diritto, ma anche le scienze della Terra, l’ingegneria, la sociologia delle organizzazioni, la comunicazione del rischio e le politiche pubbliche. 

Tra gli autori figurano anche il Direttore di Programma Marco Altamura e il ricercatore Luca Molini di Fondazione CIMA, che hanno contribuito al progetto mettendo a disposizione competenze giuridiche e scientifiche maturate nello studio dei sistemi di allertamento, della previsione dei fenomeni estremi e della gestione del rischio. 

Un volume per comprendere le sfide della gestione del rischio nell’era climatica 

Il punto di partenza del volume è una constatazione ormai evidente: il cambiamento climatico sta modificando profondamente il quadro dei rischi con cui le società contemporanee devono confrontarsi. L’aumento degli eventi meteorologici estremi accresce la pressione sui sistemi di protezione civile e, parallelamente, alimenta la richiesta sociale di individuare responsabilità ogni volta che un disastro produce conseguenze gravi. 

Gli autori e le autrici analizzano come questa crescente esposizione al rischio penale abbia progressivamente coinvolto gli operatori della protezione civile, i tecnici, i decisori pubblici e gli esperti chiamati a valutare scenari caratterizzati da elevata incertezza. Il volume ripercorre l’evoluzione di questo fenomeno attraverso alcuni dei casi che hanno segnato la storia recente italiana, dal terremoto dell’Aquila al disastro di Rigopiano, mettendo in evidenza le difficoltà di attribuire responsabilità individuali in contesti complessi, nei quali decisioni, informazioni e competenze sono distribuite tra numerosi soggetti e livelli istituzionali. 

Particolare attenzione viene dedicata a un effetto spesso poco visibile ma potenzialmente molto rilevante: il rischio che un eccessivo ricorso allo strumento penale favorisca comportamenti difensivi da parte degli operatori. Nel settore della protezione civile questo fenomeno può tradursi, ad esempio, nella tendenza a privilegiare scenari estremamente cautelativi, con conseguenze sulle performance dei sistemi di allertamento e sulla relazione di fiducia tra istituzioni e cittadini. Le ricerche sviluppate anche da Fondazione CIMA negli anni hanno contribuito a documentare questi effetti e a evidenziare l’importanza di costruire modelli decisionali che sappiano conciliare responsabilità, efficacia e gestione dell’incertezza. 

Accanto agli aspetti giuridici, il volume affronta temi che spaziano dalla comunicazione dei disastri alla narrazione mediatica del rischio, dalle dinamiche organizzative che caratterizzano le emergenze alla tutela del patrimonio culturale esposto agli impatti della crisi climatica. Ne emerge una lettura ampia e multidisciplinare dei disastri, considerati non soltanto come eventi naturali, ma come fenomeni che coinvolgono sistemi sociali, istituzionali e culturali complessi. 

Il confronto tra scienza, organizzazione e diritto

La presentazione del volume è stata al centro del convegno I disastri naturali tra scienza, organizzazione e diritto, organizzato come momento conclusivo del progetto PRIN 2022 PNRR Climate change, catastrophic events, risk management and accountability: building a just culture for a disaster resilient society. L’iniziativa ha riunito studiosi provenienti da ambiti disciplinari diversi, rappresentanti delle istituzioni, magistrati ed esperti di protezione civile per discutere le implicazioni scientifiche, organizzative e giuridiche della gestione dei rischi naturali. 

Dopo i saluti istituzionali e l’introduzione di Francesco D’Alessandro, i lavori si sono articolati in due sessioni dedicate rispettivamente alle prospettive scientifiche e organizzative e alle implicazioni normative e istituzionali. Luca Ferraris, professore dell’Università di Genova e presidente di Fondazione CIMA e co-curatore del volume, ha preso parte alla discussione della prima sessione, contribuendo al confronto tra ricerca scientifica e processi decisionali. 

Al centro del dibattito è emerso il concetto di just culture, un approccio che punta a superare la semplice ricerca del colpevole per promuovere sistemi capaci di apprendere dagli errori, migliorare continuamente le proprie pratiche e rafforzare la resilienza collettiva. In un contesto in cui il cambiamento climatico rende sempre più frequenti le situazioni caratterizzate da elevata incertezza, costruire una cultura della responsabilità che non coincida automaticamente con la punizione rappresenta una sfida cruciale per il futuro della gestione del rischio. 

Il volume offre un contributo importante a questa riflessione, proponendo un dialogo tra discipline diverse e mettendo in evidenza come la resilienza delle società contemporanee dipenda non solo dalla qualità delle conoscenze scientifiche e degli strumenti tecnologici disponibili, ma anche dalla capacità di sviluppare modelli organizzativi e normativi adeguati alla complessità dei rischi del presente. 

È possibile scaricare gratuitamente il volume qui

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