Dall’allerta all’azione: il report del programma IPA Floods and Fires

È stato pubblicato, in occasione dell’International Day for Disaster Risk Reduction, il report realizzato dal Dipartimento della Protezione Civile e Fondazione CIMA nell’ambito del programma IPA Floods and Fires: un documento che raccoglie i criteri generali per collegare in modo concreto, a livello operativo, le allerte per il rischio alluvionale con azioni precoci che garantiscano un’efficace tutela delle persone e dei beni

Dall’emissione di un messaggio di allerta alla risposta con azioni preventive: è questo il passaggio su cui si focalizza il report appena pubblicato nell’ambito del programma IPA Floods and Fires (IPA FF). Realizzato da esperte ed esperti del Dipartimento della Protezione Civile, capofila del progetto, e Fondazione CIMA, il report Establishing effective links between early warnings and early action: general criteria for floods si rivolge ai tecnici e agli operatori dei servizi idrometeorologici e della protezione civile dei Partner coinvolti nel programma, ma rappresenta anche un insieme di indirizzi e indicazioni metodologiche che possono rappresentare un supporto anche per altri stati e regioni. L’obiettivo ultimo è garantire un’efficace trasformazione delle informazioni contenute nelle allerte in azioni concrete, e se possibile anticipatorie, di protezione civile.

Il programma IPA Floods and Fires

Distinto in una componente dedicata alle alluvioni e in una componente specifica per gli incendi boschivi, IPA FF è un programma finanziato dalla Direzione generale per la protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario europee (DG ECHO) e dedicato da una parte alla mitigazione del rischio e, dall’altra, ad avvicinare i quadri normativi dei Partner coinvolti (Albania, Bosnia Erzegovina, Kosovo*, Montenegro, Nord Macedonia, Serbia e Turchia) alle norme dell’Unione Europea in materia di protezione civile, con particolare riferimento alla cooperazione regionale e alla Direttiva Alluvioni dell’Unione europea.

Per quanto riguarda la componente dedicata alle alluvioni, tra gli obiettivi finali del programma vi è il miglioramento delle capacità dei Partner coinvolti di sviluppare piani di gestione del rischio alluvionale (con un focus per quanto riguarda la gestione transfrontaliera) e, soprattutto, l’inclusione dei sistemi di allertamento per le inondazioni ne piani di protezione civile a tutti i livelli territoriali rilevanti, obiettivo quest’ultimo sviluppato anche nel report appena pubblicato.

L’importanza dei sistemi di allertamento o early warning system (EWS), d’altronde, è ormai ampiamente riconosciuta a livello internazionale. Non a caso, nel 2022, il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha lanciato l’Early Warning 4 All (EW4ALL) Initiative, che mira a proteggere la popolazione globale da eventi meteorologici e climatici con l’adozione di sistemi di allertamento precoce entro la fine del 2027.

Early Warning ed Early Actions, il collegamento nel nuovo report IPA FF

Un’allerta, intesa come il messaggio prodotto in termini di previsione, non è sufficiente, da sola, a proteggere la popolazione. È necessario che l’informazione sul livello di rischio previsto sia “tradotta” in azioni concrete e preventive, in grado di tutelare, in primis, le persone.

A un early warning, quindi, deve corrispondere una early action (EA). Solo l’integrazione e il coordinamento tra questi due elementi possono garantire in modo efficace la salvaguardia di vite, infrastrutture e altri beni, riducendo concretamente l’impatto delle alluvioni – che, vale la pena ricordarlo, sono fenomeni sempre più frequenti e intensi in diverse parti del mondo a causa dei cambiamenti climatici.

È proprio questo l’obiettivo del nuovo report, risultato di un percorso triennale che ha coinvolto tutti gli attori istituzionali, a livello nazionale e locale, che operano nella gestione del rischio alluvionale.

«L’approccio che ci ha portato alla definizione dei criteri presentati nel documento si basa su una serie di analisi e su un progetto esercitativo che hanno coinvolto gli attori chiave dei sistemi di allertamento e risposta nei diversi sistemi nazionali, consentendone di individuare insieme i punti di forza e debolezza. Questo percorso ci ha permesso di fare una prima formulazione dei criteri generali tenendo in considerazione le diverse capacità e il livello di sviluppo dei sistemi di allertamento nei Partner coinvolti», spiegano Marta Giambelli e Sabrina Meninno, ricercatrici di Fondazione CIMA e tra le autrici del report. «Questo congiuntamente a un’analisi della letteratura e degli standard europei e internazionali già disponibili sul tema delle allerte precoci, della protezione civile e della gestione del rischio. Per diffondere poi gli elementi del documento e proseguire il processo di miglioramento dei sistemi di allertamento abbiamo organizzato una serie di sessioni di “training of trainers”, che ci ha consentito anche di dotare i partecipanti della capacità di formare a loro volta i collaboratori e gli altri operatori sul rafforzamento del legame tra allerta e azione preventiva».

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Il risultato di questo lavoro è un documento che si pone tra i primi a fornire indirizzi e indicazioni di tipo operativo per il collegamento tra allerta e azione. «È ormai chiaro che, per rendere la protezione civile e la mitigazione del rischio efficaci, early warning ed early actions devono essere messi in campo in modo coordinato, garantendo che a un determinato livello di allerta corrispondano le adeguate azioni di risposta e prevenzione. Eppure, sono ancora poche le indicazioni concrete su come attuare questo collegamento – su come, cioè, trasformare l’allerta in azione», commentano le ricercatrici. «Per questo, il nostro lavoro non si è concentrato sul fornire indicazioni di tipo tecnico-scientifico, bensì di ordine tecnico-operativo: il nostro obiettivo era capire come la risposta operativa a un’allerta possa collegarsi, in determinate condizioni, all’informazione scientifica, restituendo linee guida operative di risposta anticipatoria a fenomeni come le alluvioni, che hanno, almeno entro certi limiti, un tempo di preannuncio».

Il documento è suddiviso in quattro capitoli principali, ciascuno dedicato a uno degli aspetti principali del sistema di allertamento e azione per la mitigazione degli impatti e contenente i criteri specifici individuati per quel particolare campo. A partire, appunto, dall’early warning, il documento ha l’obiettivo d’individuare criteri generali per creare un linguaggio comune tra chi emette le allerte e chi le riceve, per esempio attraverso la definizione di soglie specifiche e scenari attesi, nonché per identificare le informazioni cruciali per attivare le azioni ai diversi livelli. Per quanto riguarda le early actions e la loro integrazione dei piani di protezione civile, i criteri mirano soprattutto a favorire un’attivazione graduale e coordinata del sistema in base al livello di allerta, tenendo conto delle specifiche situazioni di rischio insistenti su un dato territorio, e integrando tali aspetti nei piani di protezione civile. I criteri individuati per i flussi di comunicazione e informazione tra i centri operativi e istituzionali mirano a garantire il coordinamento prima, durante e dopo un’emergenza; e infine i processi di esercitazione, che hanno lo scopo di rafforzare l’interazione e le capacità dei sistemi di EW-EA.

«I criteri che abbiamo individuato e presentato possono essere usati per ottenere sistemi più maturi ed efficaci, integrando i diversi aspetti messi in luce. Tenendo conto dei diversi livelli territoriali di gestione e risposta al rischio, quindi, suggeriamo come una serie di condizioni (la gradualità dell’intervento a seconda del livello di allerta, il coordinamento tra i soggetti coinvolti, il corretto flusso delle comunicazioni, l’uniformità del linguaggio impiegato, …) permettano di tradurre in modo effettivo l’informazione scientifica raccolta nell’allerta alla risposta operativa delle azioni», conclude Antonio Gioia, ricercatore e referente dell’ambito Pianificazione e Procedure di Fondazione CIMA. «Questo fa sì che il report sia una forma di raccomandazione interna per i Partner coinvolti nel programma IPA FF, ma allo stesso tempo lo rende di possibile utilità per altri paesi, che possono impiegarlo come strumento di verifica ed eventuale miglioramento, tenendo conto di quanto previsto dai criteri di EW e EA».

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