Si sono conclusi la scorsa settimana i cinque giorni di formazione, organizzati dall’Office for Disaster Risk Reduction delle Nazioni Unite (UNDDR) e da Fondazione CIMA, per la delegazione di funzionari e tecnici provenienti da diversi Paesi africani. I membri provenivano dalle agenzie per la riduzione del rischio di Angola, Etiopia, Repubblica Unita di Tanzania, Ruanda e Zambia, ed erano accompagnati dagli esperti dell’Intergovernamental Authority on Development e dell’African Union Commission.
Negli scorsi giorni, quindi, i funzionari africani hanno visitato le strutture di protezione civile di Bruxelles, Roma e Genova, dove hanno potuto conoscere i sistemi europei di allerta precoce, le strategie di risposta e di preparazione all’emergenza, e la definizione dei diversi ruoli e responsabilità. I tecnici della delegazione hanno invece partecipato a tre giorni di training in Fondazione CIMA sulle attuali conoscenze in tema di modellazione del rischio, sull’impiego dei dataset per la definizione dell’esposizione e della vulnerabilità e su come si possano sviluppare le metriche di rischio a seconda delle diverse necessità di una nazione. I tecnici sono inoltre stati coinvolti nel processo di validazione dei nuovi profili di rischio che Fondazione CIMA sta sviluppando sulla base dei dati forniti dalle istituzioni nazionali dei diversi Paesi.

«In questi giorni abbiamo potuto capire come operano altri Paesi in tema di riduzione del rischio, e ciò a sua volta può permetterci di comprendere come applicare queste competenze alle nostre necessità. Ovviamente, in Africa i problemi possono essere diversi rispetto a quelli dell’Europa, ad esempio più legati alla siccità che alle alluvioni. Ma il punto più importante è capire come si può valutare una situazione e come tale valutazione possa essere impiegata, ed è ciò che abbiamo cercato di approfondire in quest’occasione», ha spiegato Sebhatu Kidane Klefemariam, dell’Intergovernamental Authority on Development.
«Questa esperienza significa molto per noi, perché vogliamo imparare dai diversi sistemi europei. Abbiamo visto quanto siano sofisticati e complessi e come siano resi operativi ed efficaci, per cui vogliamo capire come adattarli al nostro contesto. Il nostro ruolo è comprendere come stabilire e far funzionare sistemi del genere anche dove sono ancora mancanti», concorda Gatkouth Kai Bol Kai, dell’African Union Commission. «C’è anche un altro importante aspetto da considerare: la condivisione delle esperienze consente di non ripetere gli errori commessi nel passato».
«Speriamo che questo momento sia stato di arricchimento per tutti e che ci aiuti a stabilire i prossimi passi per creare un’Africa più preparata, resiliente e sostenibile», conclude Luca Rossi, vicedirettore dell’ufficio UNDDR per l’Africa.
La visita di studio fa parte del programma “Building Disaster Resilience to Natural Hzards in Sub-Saharan African Regions, Countries and Communities” per Africa, Caraibi e Pacifico (ACP), finanziato dall’Unione Europea. Il programma mira al raggiungimento degli obiettivi previsti dal Sendai Framework for Disaster Risk Reduction, il piano globale per la riduzione del rischio, anche attraverso la condivisione delle conoscenze e delle esperienze tra i diversi partner.
La versione originale di questo comunicato è disponibile qui