Alluvioni fluviali in Europa: alla ricerca delle strategie di adattamento più efficaci

In un’analisi costi-benefici in diversi scenari climatici, un gruppo di ricercatori e ricercatrici, tra cui Francesco Dottori e Lorenzo Alfieri di Fondazione CIMA, indaga quali strategie di adattamento potrebbero essere più efficaci per far fronte al crescente rischio di alluvione fluviale in Europa

La crisi climatica rende sempre più urgente e necessario mettere al centro delle politiche le strategie di adattamento, oltre che di mitigazione. Ma quale adattamento? Come possiamo, a fronte dei diversi rischi, individuare le strategie più efficaci? Un nuovo studio, pubblicato su Nature Climate Change, inizia ad affrontare la questione concentrandosi sulle alluvioni fluviali, che rappresentano un rischio in crescita in Europa. Simulando diversi tipi d’intervento, le autrici e gli autori dello studio presentano un’analisi costi-benefici che aiuta a individuare le strategie migliori per limitare gli impatti del rischio alluvionale sul territorio.

Una stima quantitativa di costi e benefici

I cambiamenti climatici, uniti al continuo sviluppo e all’urbanizzazione di alcune aree, hanno aumentato il rischio di alluvione fluviale in gran parte del territorio europeo; e, nonostante gli ingenti sforzi per ridurne il rischio, gli impatti delle alluvioni sono aumentati negli ultimi decenni.

Pertanto, come evidenzia anche un rapporto del JRC del 2020, è ormai fondamentale riuscire a trovare strategie di adattamento efficaci e sostenibili dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Strategie che, agendo su uno o più dei fattori che costituiscono l’equazione del rischio (esposizione, pericolo e vulnerabilità), permettano di ridurre il rischio stesso per le comunità. Queste strategie devono però essere pianificate, partendo da uno studio approfondito delle diverse opzioni a seconda degli scenari di approfondimento, così da evitare misure poco efficaci o che, addirittura, portino alla cosiddetta maladaptation, ossia tali da peggiorare la situazione.

È proprio questo lo scopo dello studio appena pubblicato e firmato, tra gli altri, da Francesco Dottori e Lorenzo Alfieri, ricercatori del nostro ambito Idrologia e Idraulica. «Questa ricerca rappresenta, di fatto, la continuazione di un lavoro che abbiamo condotto qualche anno fa e che ci ha portati modellare il rischio alluvionale a scala europea, stimando i danni attuali e per il futuro», spiega Alfieri. «Ciò che mancava, ed è tutt’ora poco indagato nella letteratura scientifica disponibile, è però una stima quantitativa a scala continentale dei costi e dei benefici possibili legati all’attuazione delle diverse misure di adattamento».

Quattro strategie

La ricerca si è concentrata su quattro tipi di strategie di adattamento, che agiscono su elementi diversi dell’equazione del rischio. Il primo tipo d’intervento è l’aumento delle protezioni fluviali – ossia, in altre parole, l’innalzamento degli argini, che permette al corso d’acqua di avere una portata maggiore: è un intervento che riduce la vulnerabilità del sistema. Altre due strategie indagate sono la flood proofing, che indica gli interventi realizzati sui singoli edifici (per esempio con l’impermeabilizzazione interna o esterna) e la rilocalizzazione, ossia lo spostamento dalle aree a rischio; entrambi questi interventi agiscono riducendo l’esposizione. Infine, autori e autrici dello studio hanno valutato gli interventi che ricadono in quelle note come nature-based solutions, soluzioni che, in base alla definizione della Commissione europea, sono in grado di fornire un vantaggio non solo per le comunità umane ma anche per gli ecosistemi. In particolare, nel campo delle alluvioni, sono considerate di particolare interesse le strategie basate sulla realizzazione di detention areas: si tratta del ripristino di zone umide naturali e pianure alluvionali, così come la realizzazione di vasche di espansione , che circondano un tratto del fiume e che possono essere allagate in modo controllato durante eventi alluvionali, riducendo così il pericolo per le aree abitate a valle.

«Per ciascuna di queste strategie di adattamento, abbiamo condotto un’analisi costi-benefici basata sul Net Present Value, una metodologia che consente di rendere attuali anche i benefici futuri integrando i costi necessari per realizzare quella particolare misura con i danni economici che può evitare», spiega Alfieri. «Quindi abbiamo condotto un numero molto vasto di simulazioni modellistiche per diversi livelli di riscaldamento globale, confrontando tra loro le diverse misure e valutando quali contribuissero al meglio a ridurre gli impatti delle alluvioni».

Da questo complesso lavoro di analisi emerge che l’impiego di detention areas può avere un effetto significativo nell’influenzare il rischio alluvionale: autori e autrici stimano infatti che per il 2100, in uno scenario privo di alcuna mitigazione del riscaldamento globale e un aumento delle temperature di 3 gradi, possa ridurre dell’84% la popolazione esposta al rischio, e le perdite economiche risulterebbero diminuire dai 44 miliardi di euro all’anno a poco più di 8. In pratica, scrivono i ricercatori, il rischio a fine secolo risulterebbe comparabile a quello attuale.

Strategie di adattamento, ma senza dimenticare la pianificazione

Insomma, i vantaggi delle detention areas risultano particolarmente interessanti, a fronte di costi minori rispetto alle altre misure. E non solo: «Sebbene questo studio non avesse lo scopo di analizzare gli effetti benefici in termini ambientali, questi sono proprio tra gli aspetti più rilevanti delle nature-based solutions, comprese quindi le detention areas», continua il ricercatore. «Infatti, le aree umide intorno al corso fluviale possono contribuire per esempio alla tutela e al ripristino della biodiversità e a contrastare la frammentazione degli habitat».

Naturalmente, ciò non significa che vi sia una misura di adattamento globalmente più efficace di altre: come spiega Alfieri, «Vi è molta variazione in funzione della zona, e in particolare in funzione del rischio attuale e della sua variazione futura, oltre che ad altri elementi come la densità abitativa». Così, per esempio, il rafforzamento e l’innalzamento degli argini possono essere particolarmente efficaci per la protezione da eventi frequenti ma di bassa magnitudo, mentre le detention areas possono risultare più efficaci per mitigare i picchi di piena più estremi.

In generale, inoltre, l’efficacia delle misure di adattamento aumenta all’aumentare
del riscaldamento globale simulato, perché i benefici (intesi come danni evitati) crescono più rapidamente dei costi necessari per la realizzazione delle misure di adattamento, a causa dell’aumento della frequenza e dell’esposizione alle alluvioni. E, specifica l’articolo, la pressione demografica e i vantaggi che sorgono dall’insediarsi in prossimità dei fiumi hanno portato, nei decenni passati, a una notevole espansione delle aree urbane in zone a rischio di alluvione. Questa tendenza non sembra essere rallentata in tempi recenti; se consideriamo il possibile effetto della crisi climatica sulle alluvioni, ciò non fa che aumentare il rischio. «Pertanto, l’adozione delle misure di adattamento non deve in alcun modo essere considerata alternativa (e quindi escludere) un’adeguata pianificazione territoriale, capace di tenere in considerazione i rischi di quella zona», conclude Alfieri.

Crediti immagine: modificato da Dottori, F., Mentaschi, L., Bianchi, A. et al. Cost-effective adaptation strategies to rising river flood risk in Europe. Nat. Clim. Chang. 13, 196–202 (2023). Licenza: CC BY 4.0

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