Alluvione in Piemonte del 1994: una giornata per ricordare e fare il punto sulla ricerca scientifica

Il 6 novembre si è tenuto ad Alessandra un convegno per ricordare l’alluvione piemontese del 1994, che causò oltre 70 vittime. A 25 anni di distanza, i principali esperti italiani di meteorologia si sono confrontati sugli avanzamenti compiuti da allora in ambito di previsioni e sui limiti ancora da superare

Nel novembre del 1994, le provincie di Cuneo, Asti e Alessandria furono colpite una violenta alluvione, che causò 70 vittime e oltre 2.200 sfollati. Un episodio che, a 25 anni di distanza, l’Università del Piemonte Orientale, in collaborazione con l’Associazione Italiana di Scienze dell’Atmosfera e della Meteorologia, ha voluto commemorare in una giornata interamente dedicata alla meteorologia, per capirne gli avanzamenti e i limiti attuali, e comprendere quindi su quali basi si possono muovere e migliorare i sistemi di protezione civile.

25 alluvione web 756x1080 1

Il convegno, aperto al pubblico, si è tenuto mercoledì 6 novembre nell’aula magna del Dipartimento di Scienze e Innovazione Tecnologica (DISIT) dell’Università del Piemonte Orientale, e ha visto l’intervento dei principali esperti di meteorologia italiani. Nell’arco delle due sessioni (mattutina e pomeridiana), gli scienziati hanno ripercorso l’evento del 1994 sia in termini dei processi atmosferici che hanno portato alle forti piogge, sia nei loro effetti al suolo. Il disastro di allora ha rappresentato anche l’occasione per pensare ai sistemi di protezione civile, e a come le conoscenze scientifiche consentano loro di stabilire le strategie d’intervento e di prevenzione dei rischi.

La sessione pomeridiana è stata dedicata al confronto tra le simulazioni dell’alluvione eseguite con i modelli che abbiamo oggi rispetto a quelli di 25 anni fa. È in questo contesto che è intervenuto Antonio Parodi, referente dell’ambito Meteorologia e direttore del Programma Meteo e Clima per Fondazione CIMA. Parodi ha mostrato come il modello WRF, sviluppato solo a partire dalla fine degli anni Novanta, sarebbe stato effettivamente in grado di prevedere l’evento che ha colpito il Piemonte nel 1994. «Con il modello meteorologico WRF a scala 1,5 chilometri, accoppiato al modello idrologico Continuum, è possibile riprodurre correttamente l’evento piemontese e prevedere le portate di picco osservate 25 anni fa», spiega Parodi.

Intervento Parodi 6 nov 1565x1080 1
L’intervento di Antonio Parodi, referente dell’ambito Meteorologia e direttore del Programma Meteo e Clima per Fondazione CIMA

«Con questo modello abbiamo anche potuto fare un confronto tra l’alluvione del 1994 e quella, ben più recente, del 21 e 22 ottobre di quest’anno», continua il ricercatore. «Emergono così alcune interessanti analogie tra i due eventi, caratterizzati entrambi dalla presenza di temporali forti e persistenti. Tuttavia, a differenza del temporale che determinò l’alluvione nel 1994, quello di questo ottobre era associato a un forte carattere convettivo e caratterizzato da una maggiore impredicibilità intrinseca, un aspetto su cui si dovranno concentrare le ricerche scientifiche per migliorare le previsioni».

«I temi affrontati durante questo convegno rivestono particolare importanza tanto per la città di Alessandria, che visse quel tragico evento, quanto per la comunità scientifica italiana», commenta Enrico Ferrero, professore presso il DISIT e coordinatore del convegno. «Ed è per questa ragione che abbiamo voluto coinvolgere tutti gli attori che operano sul territorio nell’ambito della protezione civile e della previsione meteo-idrologica».

Condividi