Riforestazione, dal Vivaio di Pian dei Corsi al Monte Moro

Fondazione CIMA ha donato duecento alberi al progetto A Thousand Trees, che si propone di riforestare l’area di Monte Moro, a Genova. Si tratta di specie in grado non solo di aumentare la biodiversità del territorio ma anche di renderlo più resiliente agli incendi

Riportare gli alberi dove oggi ci sono le sterpaglie: è con questo obiettivo che la Fondazione CIMA sostiene A Thousand Trees Project, che si propone, come dice il nome stesso, di piantare (e seguire nel tempo) mille alberi a Genova. E per aiutare il progetto a raggiungere il suo scopo, la Fondazione CIMA ha donato duecento alberi provenienti dal Vivaio Forestale di Pian dei Corsi.

Riportare gli alberi a monte Moro

L’area individuata per il rimboschimento è quella di Monte Moro, sopra il quartiere genovese di Quinto. «Una volta, il monte era dedicato al pascolo; poi, nel tempo, l’attività pastorale, spesso ricondotta alla causa di innesco dei numerosi incendi che si sono ripetuti nell’area, si è interrotta e la vegetazione ha così ripreso la sua lunga e lenta corsa verso la copertura forestale originaria prima che le attività antropiche ne determinassero la quasi totale scomparsa. Purtroppo, però, le prime specie a comparire sono spesso anche le più infiammabili», spiega Paolo Fiorucci, referente dell’ambito Incendi Boschivi e Conservazione della Biodiversità Forestale della Fondazione CIMA. «Il processo che permette ai semi di altre piante di arrivare a ripopolare l’area può essere molto lungo: i semi sono portati ad esempio dal vento o dagli animali, devono poter attecchire e crescere. In assenza d’inneschi, questa vegetazione porterebbe nel tempo a modificare il soprasuolo e a favorire lo sviluppo del bosco, in un tempo paragonabile alla vita media di un uomo. Tuttavia, la presenza antropica nell’area crea frequenti occasioni di innesco (volontarie o involontarie) che in determinate condizioni possono propagare incendi particolarmente intensi. In questo caso, tutto il lungo e lento processo di ricostituzione della superficie forestale ritorna al suo stato iniziale, se gli eventi sono ravvicinati nel tempo, come accade in quest’area.».

Monte Moro e il vicino monte Fasce sono stati spesso teatro di incendi boschivi, più o meno gravi, l’ultimo dei quali solo tre anni fa. Per aumentare la biodiversità dell’area e la sua resilienza agli incendi, dunque, sono state donate piante appartenenti alle specie meno infiammabili (frassini, Quercus ilex e pubescens).

Biodiversità e resilienza

I duecento alberi donati, accompagnati da apposito passaporto europeo come previsto dalla recente normativa in materia, sono stati quasi totalmente messi a dimora in un solo fine settimana. Le piante sono state coltivate a partire dal 2014 nel Vivaio Forestale di Pian dei Corsi, e originano da semi provenienti da popolamenti identificati come aree di raccolta, per cui ne è nota l’origine.

«Crediamo profondamente in progetti come quello di A Thousand Trees. Riportare le piante più adatte nelle aree in cui le attività umane ne hanno determinato la quasi totale scomparsa, consente di accelerare il processo naturale creando ecosistemi più ricchi e più resilienti ai disastri naturali. È proprio questa la ragione che ha spinto la Fondazione CIMA a prendere in gestione il Vivaio Forestale Pian dei Corsi, per creare il materiale vegetale necessario a intervenire in quelle aree dove l’attività di reimpianto può accelerare il processo evolutivo del soprasuolo. Queste aree sono estremamente limitate se confrontate con l’enorme estensione di superficie forestale che caratterizza la nostra regione», continua il ricercatore. La Liguria ha, infatti, il primato a livello nazionale della più elevata percentuale di superficie boscata, che ha quasi raggiunto l’80%, in stato di quasi totale abbandono in quelle aree gestite un tempo a bosco ceduo e di boschi di nuova generazione. Basti pensare che dal 1949 al 2015 la superficie forestale ligure è crescita di 120.000 ettari, con un aumento pari al 43% della superficie forestale.

Eppure, nonostante quest’ampia superficie boschiva, le aree come quella di monte Moro hanno prioritariamente bisogno della nostra attenzione: sono infatti fortemente infiammabili e nelle immediate vicinanze di aree densamente abitate. «Qui, dunque, deve essere prevista una gestione dei soprasuoli per mitigare gli impatti di eventi estremi. Al contempo, in altre zone il bosco si trova in situazione di squilibrio, causato in generale da un abbandono gestionale, ossia da un mancato utilizzo. Ciò fa sì che sia altrettanto necessario e urgente avviare attività di gestione forestale – non per forza indirizzata alla produzione, quanto alla valorizzazione del nostro territorio e della biodiversità regionale, che pure possono esprimere un valore economico, e anche favorendo, quando necessario, il recupero di attività agricole e pastorali», conclude Fiorucci.

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