Percorsi di protezione civile: ricerca, competenze e collaborazione al servizio delle comunità

Dal monitoraggio del territorio alla previsione dei fenomeni, dalla ricerca scientifica alle attività sul campo: la protezione civile è il risultato di un lavoro condiviso tra competenze, strumenti e professionalità diverse per conoscere i rischi, prevedere gli impatti e proteggere le comunità. 

È questo il filo conduttore dei Percorsi di protezione civile, il villaggio tematico organizzato negli spazi di Piazza di Siena, a Villa Borghese, Roma, dal 15 al 18 ottobre, nell’ambito dell’ottava edizione della Settimana nazionale della protezione civile. Per quattro giorni, cittadine e cittadini, famiglie, scuole e università potranno conoscere da vicino le attività del Servizio Nazionale attraverso dimostrazioni, attività pratiche e incontri con le realtà che ogni giorno contribuiscono alla prevenzione e alla gestione dei rischi. 

Fondazione CIMA partecipa insieme agli altri Centri di competenza, portando l’esperienza della ricerca scientifica applicata ai rischi e nello sviluppo di strumenti a supporto delle attività di protezione civile. Un’occasione per raccontare non soltanto le tecnologie e i metodi utilizzati, ma anche il valore del lavoro congiunto tra comunità scientifica, istituzioni e strutture operative. 

Esperienze diverse, un unico sistema 

Il Servizio Nazionale della Protezione Civile è una rete articolata, composta da soggetti con responsabilità, conoscenze e competenze differenti. Il coordinamento tra queste componenti è fondamentale per affrontare rischi complessi, che richiedono di integrare conoscenza del territorio, capacità operative, informazioni scientifiche e strumenti tecnologici. 

In questo sistema, i Centri di competenza contribuiscono mettendo a disposizione conoscenze specialistiche e risultati della ricerca, sviluppando metodi e strumenti a supporto delle attività di previsione, monitoraggio e prevenzione. Il dialogo con le istituzioni e con chi opera sul territorio consente di tradurre queste conoscenze in informazioni utili ai processi decisionali, tenendo conto delle esigenze concrete delle comunità e delle specificità dei diversi scenari di rischio. 

«Essere Centro di competenza per noi significa mettere la ricerca al servizio della gestione dei rischi, contribuendo a costruire risposte attraverso il confronto con le istituzioni e il coinvolgimento delle comunità. Per comprendere davvero i rischi che interessano un territorio, infatti, non bastano i dati e i modelli: è importante ascoltare anche chi quel territorio lo vive, ne conosce le caratteristiche e ne esprime bisogni e priorità. È dall’incontro tra conoscenze scientifiche, competenze operative ed esperienze delle persone che possono nascere strumenti e strategie più efficaci per affrontare le sfide climatiche», racconta Luca Ferraris, Presidente di Fondazione CIMA. 

I Percorsi di protezione civile offrono l’opportunità di conoscere da vicino questa pluralità di contributi. Accanto agli stand dei Centri di competenza, il programma prevede momenti formativi rivolti alle principali università statali romane (Sapienza, Roma Tre e Tor Vergata) e uno spazio dedicato alla rete UAS dei Centri di competenza, impegnata nelle attività di osservazione, rilievo e supporto tecnico-scientifico attraverso l’impiego di sistemi a pilotaggio remoto.  

Dalla ricerca agli strumenti per conoscere e affrontare i rischi 

All’interno del villaggio, lo stand di Fondazione CIMA propone un percorso interattivo dedicato al rischio idrogeologico e idraulico e agli incendi boschivi, per mostrare come la ricerca scientifica e le tecnologie utilizzate contribuiscano alla previsione e al monitoraggio dei fenomeni e supportino le decisioni del Sistema di Protezione Civile. 

Attraverso simulazioni e strumenti realmente impiegati nelle attività operative, i visitatori potranno mettersi alla prova e scoprire come le informazioni scientifiche si trasformano in indicazioni utili per la sicurezza del territorio e delle comunità. 

Per il rischio incendi boschivi, sarà possibile sperimentare alcune delle attività di una Sala Operativa Regionale, utilizzando il modello RISICO per valutare le condizioni di pericolo e il software PROPAGATOR per simulare l’evoluzione di un incendio. Per il rischio idrogeologico e idraulico, la piattaforma myDewetra e un modellino plastico di un bacino genovese1, con una simulazione di piena, permetteranno invece di osservare le dinamiche di un’alluvione in ambiente urbano e approfondire il ruolo dei modelli previsionali nella gestione del rischio. Sarà inoltre esposto uno dei velivoli a pilotaggio remoto che viene utilizzato dalla Fondazione per l’esecuzione di rilievi a supporto della gestione dell’emergenza. 

A completare il percorso ci sarà anche un gioco online che mette alla prova la capacità di prendere decisioni in uno scenario di incendio boschivo, simulato utilizzando il modello PROPAGATOR. In un territorio immaginario, con sei borghi minacciati e risorse limitate, i partecipanti dovranno stabilire le priorità di intervento, organizzare la difesa dei centri abitati e decidere quando preallertare le famiglie e procedere alle evacuazioni. Il confronto tra l’esito delle proprie scelte e quello di uno scenario senza alcun intervento permetterà di riflettere sulle conseguenze delle decisioni e sull’importanza di coordinare le risorse disponibili.

Schermata del gioco online sul rischio incendi per i Percorsi di Protezione Civile 2026

La partecipazione di CIMA si estende anche agli incontri formativi rivolti alle università romane, con interventi dedicati a diverse applicazioni della ricerca scientifica e tecnologica alla mitigazione del rischio: dall’impiego dei droni per il monitoraggio dei fenomeni franosi ai digital twin per la gestione del rischio idrogeologico, dall’intelligenza artificiale agentica per supportare scenari operativi in caso di incendio boschivo alle tecnologie satellitari per monitorare l’estensione degli invasi e contribuire alla conoscenza della disponibilità idrica. 

Temi diversi, ma che mettono in luce un aspetto centrale del rapporto tra ricerca e protezione civile: la capacità di far dialogare discipline, tecnologie e competenze per rispondere a esigenze concrete.  

La formazione rappresenta, in questo senso, un ulteriore spazio di condivisione. Avvicinare studentesse e studenti a questi strumenti significa far conoscere le basi scientifiche e tecnologiche che sostengono molte attività di protezione civile, ma anche favorire la comprensione del legame tra ricerca, prevenzione e gestione delle emergenze. 

La cultura della prevenzione si costruisce insieme 

I Percorsi di protezione civile si svolgono nell’ambito della Settimana nazionale della protezione civile, iniziativa che ogni anno promuove la conoscenza del Servizio Nazionale e la diffusione della cultura della prevenzione. La manifestazione si inserisce inoltre nel calendario della Giornata internazionale per la riduzione del rischio da disastri, che ricorre il 13 ottobre. 

Il villaggio di Roma è anche un’occasione per avvicinare il pubblico alle persone, alle strutture e alle competenze che concorrono alla sicurezza del Paese. Conoscere queste realtà significa comprendere meglio come funziona il sistema e perché la prevenzione richieda un impegno condiviso, che coinvolge istituzioni, comunità scientifica, strutture operative, volontariato e cittadinanza. 

È proprio nella capacità di fare rete che risiede uno dei punti di forza della protezione civile: integrare conoscenze e risorse, condividere esperienze e trasformare il contributo di ciascuna componente in una capacità collettiva di affrontare i rischi. Un lavoro continuo, che parte dalla conoscenza dei fenomeni e del territorio e si costruisce attraverso la cooperazione, prima, durante e dopo le emergenze. 

  1. Il plastico tridimensionale del torrente Bisagno e del rio Fereggiano di Genova consente di osservare il comportamento della precipitazione e l’evoluzione dell’esondazione nei piccoli bacini, secondo le dinamiche avvenute durante l’alluvione di Genova del 4 Novembre 2011. ↩︎

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