Che suono ha un’ondata di calore? Cosa accade quando proviamo ad ascoltare un fenomeno climatico estremo anziché solo misurarlo? Fondazione CIMA ha trasformato i dati reali di temperatura registrati a Parigi tra il 28 e il 30 luglio 2024 in una sonification: una sequenza di suoni dove l’acuto cresce con l’aumentare della temperatura. Un esperimento sensoriale per far percepire, attraverso l’udito, l’intensità e la durata di un’ondata di calore urbana.
Attenzione: il seguente video contiene suoni acuti e improvvisi. Si consiglia l’ascolto a volume moderato.
Ma quel suono, ipnotico e tagliente, è solo l’inizio di un racconto più profondo. Perché dietro ogni ondata di calore si cela una domanda complessa e scientificamente rilevante: qual è stata la relazione tra il caldo estremo e la siccità nel 2024?
Per comprendere a fondo ciò che accade durante un’estate calda come quella del 2024, è importante ricordare che ondate di calore e siccità sono fenomeni distinti ma spesso interconnessi. Le ondate di calore si definiscono in base a soglie climatiche superate per più giorni consecutivi, mentre le siccità si presentano in forme diverse: meteorologica, agricola, idrologica, nivale o socio-economica. Leggerle richiede l’uso di indicatori specifici — come SPI, SPEI, SMA e CDI — capaci di cogliere anomalie nelle precipitazioni, nella temperatura, nell’umidità del suolo o nella vegetazione. Abbiamo approfondito questi concetti qui.
L’estate 2024: un caso studio europeo
I dati raccolti nel corso dell’estate 2024 raccontano tre dinamiche climatiche diverse, accomunate da temperature elevate ma divergenti per impatto idrico. A Parigi, l’ondata di calore meteorologica registrata tra il 28 e il 30 luglio è stata percepita in modo evidente dalla popolazione e catturata in tutta la sua intensità nella sonification realizzata da Fondazione CIMA. Tuttavia, gli indicatori utilizzati a livello europeo non hanno registrato segnali di siccità agricola o idrologica rilevanti, a testimonianza della complessità del legame tra percezione e analisi scientifica.
Madrid ha vissuto fasi prolungate di caldo intenso, ma i suoli inizialmente umidi hanno probabilmente attutito gli effetti sulle riserve idriche. Lo SPI (Standardized Precipitation Index) e il CDI (Combined Drought Indicator) non mostrano criticità evidenti, ma lo SPEI1 (Standardized Precipitation-Evapotranspiration Index con scala temporale di 1 mese) di fine luglio indica un equilibrio idrico reso più fragile dall’aumento dell’evapotraspirazione.
Roma si trova in una condizione completamente diversa: già a maggio era visibile un’anomalia di umidità del suolo, che l’estate ha solo accentuato. Gli indici CDI e SMA (Soil Moisture Anomaly) segnalano un deterioramento progressivo, aggravato dalla persistenza del caldo e dalla carenza di piogge. Qui, la transizione verso la siccità agricola è stata rapida, e i dati suggeriscono una situazione prossima all’allerta.
«Una delle chiavi per leggere la vulnerabilità è la velocità», spiega Luca Trotter, ricercatore dell’Ambito Siccità di Fondazione CIMA. «Un sistema può reggere settimane di caldo se ha accumulato acqua, ma può collassare in pochi giorni se arriva già in deficit».
Flash drought: la siccità che accelera
È questo il caso delle flash drought, le “siccità lampo” che si sviluppano rapidamente, nell’arco di giorni o settimane. Queste situazioni, osservate nel sud Europa anche nel 2024, sono spesso innescate da ondate di calore in grado di prosciugare il suolo in tempi brevissimi. In questi contesti, la rapidità del cambiamento diventa più rilevante della durata dell’evento: si passa in pochi giorni da condizioni umide a un deficit idrico critico.
Un elemento cruciale per identificare questi fenomeni è l’uso di indicatori a scala temporale breve. Lo SPEI1, infatti, è particolarmente sensibile ai cambiamenti rapidi e permette di cogliere l’accelerazione della siccità. Tra il 20 e il 30 luglio 2024, per esempio, si osservano variazioni significative nei valori di SPEI1 in Spagna e Italia, che testimoniano l’insorgenza improvvisa di condizioni siccitose. Ma con differenze: a Roma il fenomeno era già attivo in primavera, mentre a Madrid il calore, per quanto intenso, non ha avuto lo stesso impatto perché i suoli erano ancora capaci di trattenere acqua.
«Quando evapotraspirazione e stress vegetativo si alimentano a vicenda, la curva dell’umidità si spezza. Il sistema evapora più di quanto riceve e si svuota in fretta. Se non si osservano i dati giusti, il segnale si perde», spiega Michel Isabellon, ricercatore dell’Ambito Siccità di Fondazione CIMA.
Ascoltare, per imparare a distinguere
La sonification realizzata da Fondazione CIMA nasce proprio con questo intento: non sostituire l’analisi scientifica, ma renderla percepibile. Un suono non basta a spiegare le ondate di calore, ma può evocare domande. È l’inizio di un percorso di consapevolezza.
«È difficile definire cosa sia un’ondata di calore o una siccità. La soglia cambia a seconda della scala, dell’impatto, della percezione. Ma se iniziamo a sentire il clima, forse iniziamo anche a capire dove e quando intervenire», conclude Massimo Milelli, referente dell’Ambito Meteorologia e Clima di Fondazione CIMA.
Il suono del caldo, allora, è anche un invito: osservare, integrare, distinguere. Perché dietro ogni anomalia termica può nascondersi un rischio idrico. E dietro ogni rischio, una scelta.