Siccità fluviali: perché contano i processi (e il tempo)

Siccità fluviali CIMA

Le siccità fluviali rappresentano una sfida crescente per territori, ecosistemi e sistemi socio-economici. Negli ultimi anni, eventi come la siccità europea del 2018 o quella del 2022 nel bacino del Po hanno mostrato come questi fenomeni possano diventare più frequenti, intensi e difficili da gestire.

Una nuova review scientifica pubblicata su WIREs Water, a cui hanno contribuito anche ricercatori di Fondazione CIMA, propone una lettura integrata delle siccità fluviali, analizzandole come eventi che possono durare da poche settimane fino a diversi anni e che emergono dall’interazione tra clima, processi idrologici e attività umane.

Siccità diverse, cause diverse

Non tutte le siccità fluviali sono uguali. Definite come periodi in cui la portata dei fiumi scende a livelli eccezionalmente bassi, alcune si sviluppano rapidamente e durano poche settimane o mesi, altre persistono per anni, con impatti che si accumulano nel tempo.

Per questo lo studio distingue tra siccità di breve e lunga durata. Le prime sono spesso legate ad anomalie atmosferiche improvvise, come periodi prolungati di alta pressione. Le seconde, invece, coinvolgono cambiamenti profondi nel funzionamento dei bacini idrografici, come il progressivo esaurimento delle riserve idriche nelle falde.

Questa distinzione è tutt’altro che teorica: la durata dell’evento è un’informazione cruciale, che determina come devono evolvere le strategie di monitoraggio e gestione.

Perché il tempo è un fattore chiave

La review adotta un approccio “process-oriented”, che mette al centro i diversi fattori che contribuiscono a innescare, aggravare o attenuare una siccità fluviale.

Spesso tutto inizia nell’atmosfera, dove deficit di precipitazione e anomalie di temperatura possono creare le condizioni iniziali per lo sviluppo della siccità. In molti bacini montani, tuttavia, la fusione nivale e glaciale può temporaneamente attenuarne gli effetti. Quando però queste riserve si riducono, ad esempio a causa del cambiamento climatico, gli impatti diventano più severi.

Un ruolo altrettanto importante è svolto dal suolo e dalle falde: le riserve idriche sotterranee agiscono come una sorta di “memoria” del sistema idrologico, che accumula acqua nei periodi umidi e la rilascia lentamente nei periodi secchi, sostenendo le portate fluviali durante le fasi di siccità.

A questi processi naturali si aggiungono poi le attività antropiche. Prelievi idrici, gestione dei serbatoi, cambiamenti nell’uso del suolo e pratiche irrigue possono influenzare in modo significativo l’evoluzione di una siccità, riducendone o amplificandone gli effetti, soprattutto quando il fenomeno si prolunga nel tempo.

Uno dei messaggi centrali dello studio è che l’importanza di questi processi cambia con la durata della siccità. Negli eventi brevi dominano i fattori atmosferici. Nelle siccità pluriennali, invece, diventano centrali le interazioni tra evaporazione, vegetazione, riserve sotterranee e gestione dell’acqua. In questi casi, il sistema idrologico può entrare in una fase di stress persistente, rendendo più lenta e incerta la ripresa delle portate fluviali.

Verso una gestione dell’acqua più efficace

I modelli idrologici sono uno strumento fondamentale per i sistemi di monitoraggio, previsione e pianificazione. Tuttavia, la review evidenzia come molti modelli attuali incontrino ancora difficoltà nel rappresentare correttamente i processi di accumulo e rilascio dell’acqua nel sottosuolo, simulare siccità molto lunghe e severe e includere in modo realistico l’influenza delle attività umane. Continuare la ricerca per migliorare questi strumenti è quindi essenziale per supportare decisioni efficaci in un contesto di cambiamento climatico.

Gli autori dello studio sottolineano inoltre che affrontare il rischio di siccità fluviale richiede un approccio integrato: è necessario analizzare i fenomeni su diverse scale temporali e spaziali, prestare maggiore attenzione alle cause specifiche di ogni evento, spesso di natura combinata, e investire sia nelle osservazioni strumentali sia nello sviluppo di modelli più avanzati.

Queste indicazioni sono particolarmente rilevanti per migliorare la pianificazione delle risorse idriche, rafforzare i sistemi di allerta precoce e progettare strategie di adattamento ai cambiamenti climatici efficaci.

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