Modelli previsionali per anticipare e gestire l’emergenza: l’evento di piena del 5-6 gennaio nel centro Italia

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Tra il 5 e il 6 gennaio 2026, un intenso evento di piena ha interessato il Centro Italia, coinvolgendo diversi bacini fluviali, tra cui Aniene, Velino, Liri e Aterno. Ancora una volta, gli strumenti modellistici avanzati si sono rivelati fondamentali per anticipare il rischio, monitorare l’evoluzione della situazione e supportare le decisioni operative.

Dalla previsione al monitoraggio in tempo reale 

Già nella mattinata del 4 gennaio, i modelli meteorologici (ECMWF, ICON, WRFDA, WRFOL) indicavano la possibilità di precipitazioni intense e diffuse. I segnali di allerta sono stati rafforzati dall’utilizzo del tool di visualizzazione Multi, che confronta le previsioni di portata su più modelli, e dal sistema Flash Flood, che permette una lettura del rischio a scala locale.

Piena centro italia analisi idrologica
Fig. 1. 04/01/2026 (mattina). Previsione visualizzata attraverso il tool di visualizzazione Multi (marker) e il tool Flash Flood, con informazioni aggregate alla scala dell’area di allertamento.

I bacini dell’Aniene e del Liri, tra gli altri, sono stati evidenziati fin da subito come aree a potenziale criticità. 

Ad evento in corso si è passati poi alla fase di nowcasting e monitoraggio, grazie a numerosi strumenti integrati nella piattaforma Dewetra. In particolare, il sistema BeCoMe ha fornito previsioni di pioggia ogni 30 minuti, alimentando il modello idrologico a breve termine e permettendo di visualizzare, in tempo quasi reale, l’evoluzione della severità idrologica anche sul reticolo secondario. 

Nonostante alcune limitazioni dovute alla temporanea riduzione della copertura radar, l’algoritmo ha fornito preziose informazioni per monitorare le soglie superate e le sezioni più critiche.

Blending WRF 4 5jan2026
Fig. 2. 05/01/2026, 9 UTC. Mappa della severità idrologica basata su previsioni a breve termine con input BeCoMe. Alcune sezioni superano le soglie, e vari rami del reticolo minore mostrano severità media e alta.

Il caso dell’Aniene: un esempio concreto 

Nel bacino dell’Aniene, a Lunghezza, già nella notte tra il 4 e il 5 gennaio i modelli indicavano un netto innalzamento delle portate. Le previsioni idrologiche, pur presentando una lieve sottostima in fase iniziale, hanno correttamente intercettato la dinamica dell’evento, offrendo un supporto concreto alle autorità impegnate nel monitoraggio della piena.

Sezione Aniene
Fig. 3. 05/01/2026, 9 UTC. Sezione Aniene a Lunghezza. Previsione a breve termine delle portate sulla base della modellazione idrologica: pur in presenza di una sottostima, il segnale di innalzamento delle portate risulta comunque evidente.

Nel corso del 5 gennaio, numerosi rami del reticolo secondario hanno registrato livelli di severità media e alta, confermati anche dalle osservazioni del giorno successivo, quando l’evento era in fase di attenuazione.

Un sistema integrato al servizio della protezione civile 

A evento concluso, le mappe di precipitazione osservata, ottenute tramite merging tra radar e pluviometri mediante l’algoritmo MCM, e le simulazioni idrologiche basate su dati reali hanno confermato la validità delle previsioni iniziali, evidenziando una buona coerenza tra modelli e misure in campo. 

Cumulata piogge 6jan2026
Fig. 5. 06/01/2026, 8 UTC. Mappa della cumulata delle piogge osservate sul territorio, ottenuta tramite algoritmo di merging Radar-Pluviometri (MCM). I dati alimentano il modello idrologico per la fase di valutazione post-evento.
Sezione Aniene 6jan2026
Fig. 6. 06/01/2026, 20 UTC. Modellazione idrologica alimentata da dati osservati per la sezione Aniene a Lunghezza. L’andamento delle portate mostra buona coerenza con quanto previsto, confermando la validità del sistema modellistico anche nella fase post-evento.

Questo evento ha dimostrato l’importanza di disporre di un sistema di previsione e monitoraggio integrato, capace di combinare modellistica meteorologica e idrologica con osservazioni in tempo reale.

Strumenti di questo tipo permettono non solo di anticipare l’impatto delle piene, ma anche di orientare in modo più efficace le attività di protezione civile, contribuendo a ridurre i rischi per la popolazione e per il territorio.

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