C’è una dimensione della ricerca che si costruisce sul campo, dove l’osservazione diretta diventa parte integrante dell’analisi scientifica. È quella che in questi giorni vede impegnata a Niscemi Fondazione CIMA insieme al Centro per la Protezione Civile (CPC) dell’Università di Firenze, centro di competenza per il rischio frane, sotto il coordinamento del Dipartimento della Protezione Civile.
L’attività prende avvio dalla richiesta formale del Capo Dipartimento della Protezione Civile, che ha affidato a Fondazione CIMA, suo centro di competenza, il supporto per la realizzazione di uno studio idrogeologico-idraulico di dettaglio. Uno studio necessario per orientare la programmazione degli interventi di riduzione e monitoraggio del rischio residuo legato a una emergenza franosa che interessa il territorio comunale.
In questo contesto, il sopralluogo rappresenta il primo passo per leggere il territorio nella sua complessità, tra versanti instabili e reti di drenaggio spesso poco evidenti ma determinanti.



Dalla pioggia al deflusso: ricostruire le dinamiche
L’obiettivo dello studio è ricostruire in modo quantitativo il comportamento dell’acqua sul territorio, dalla precipitazione fino al deflusso superficiale.
Le attività prevedono la caratterizzazione statistica delle precipitazioni anche su scale temporali i sub-orarie, in un contesto di cambiamenti climatici in atto.
A questa analisi si affianca la definizione delle portate lungo il reticolo idrografico minore, un elemento fondamentale per comprendere la risposta idrologica del territorio. Parallelamente, viene sviluppata la caratterizzazione idraulica dell’area di interesse, che include anche l’intero abitato di Niscemi, per valutare le possibili interazioni tra flussi idrici, il contesto urbano e le aree in frana.
Il contributo dei rilievi ad alta risoluzione per la modellazione idraulica
Il lavoro sul campo è supportato dall’utilizzo di droni, impiegati per acquisire dati ad altissima risoluzione per costruire un modello digitale del terreno dell’intero paese ai fini della modellazione idraulica.
Questo strumento consente di rappresentare in modo dettagliato la morfologia locale e di modellare i percorsi preferenziali dell’acqua, le aree di accumulo e le zone di erosione ed infiltrazione.
L’obiettivo è quello di intervenire sui processi di evoluzione delle frane attraverso la riduzione dell’infiltrazione delle acque provenienti da monte, regimare le acque meteoriche e gli impluvi, proteggere il piede del versante dall’erosione ed intervenire sulla stabilizzazione dell’alveo del torrente Benefizio.



Un approccio integrato tra ricerca e operatività
Le attività in corso a Niscemi si inseriscono in un quadro di collaborazione strutturata tra centri di competenza e istituzioni, in cui la conoscenza scientifica supporta direttamente i processi decisionali.
«L’attività sul campo a Niscemi, insieme al Centro per la Protezione Civile dell’Università di Firenze, rappresenta un passaggio fondamentale per la costruzione di un quadro conoscitivo solido e integrato delle dinamiche idrogeologiche e idrauliche che interessano il territorio», afferma Luca Ferraris, Presidente di Fondazione CIMA, presente durante i sopralluoghi. «L’integrazione tra rilievi ad alta risoluzione, analisi statistica degli eventi estremi in uno scenario di cambiamento climatico e la modellazione dei deflussi consente di supportare in modo concreto la pianificazione degli interventi e le strategie di monitoraggio del rischio residuo, rafforzando il collegamento tra ricerca scientifica e supporto operativo al sistema di protezione civile».
Un approccio che mette in relazione analisi avanzate e contesto reale, rafforzando il legame tra ricerca applicata e gestione del rischio.



Verso la riduzione del rischio residuo
I dati raccolti e le analisi sviluppate costituiranno la base per la definizione di interventi mirati e per il monitoraggio nel tempo delle condizioni di rischio.
In un contesto caratterizzato da fenomeni sempre più intensi e localizzati, la capacità di comprendere e modellare il comportamento dell’acqua rappresenta un elemento chiave per la riduzione del rischio residuo.
A Niscemi, questo processo prende forma attraverso un lavoro integrato, in cui osservazione, tecnologia e modellazione convergono per trasformare la complessità del territorio in strumenti concreti per la gestione del rischio.