Dal Giappone all’Italia: studiare le nevicate tra montagne, mari e cambiamenti climatici

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A migliaia di chilometri di distanza, le montagne dell’Italia centrale e i paesaggi innevati della prefettura di Niigata, in Giappone, sembrano avere ben poco in comune. Culture diverse, geografie diverse, climi diversi. Eppure, in particolari condizioni invernali, ai due lati del mondo si sviluppano processi meteorologici sorprendentemente simili.

Si tratta del fenomeno noto come lake-effect snowfall o nevicate da effetto lago, che si formano quando masse d’aria fredda attraversano superfici marine relativamente più calde, assorbendo calore e umidità prima di scaricare intense precipitazioni nevose una volta raggiunta la terraferma e i rilievi montuosi.

In Italia questo processo può interessare la costa adriatica e l’Appennino centrale; in Giappone è all’origine di alcune delle nevicate più intense lungo le coste del Mar del Giappone. Questi eventi non rappresentano soltanto un elemento caratteristico dei territori montani: costituiscono anche una preziosa risorsa idrica e, allo stesso tempo, un importante rischio naturale.

Durante il suo periodo di studio presso Fondazione CIMA, il meteorologo Katsuya Yamashita dello Snow and Ice Research Center del National Research Institute for Earth Science and Disaster Resilience (NIED) ha approfondito queste sorprendenti analogie tra Italia e Giappone. Il suo lavoro si concentra sui processi che governano le nevicate da effetto lago nelle aree montane, su come il cambiamento climatico potrebbe modificarli e su ciò che ricercatori e comunità possono imparare dal confronto tra territori geograficamente lontani ma meteorologicamente affini.

Abbiamo parlato con lui di neve, scienza, collaborazione e di cosa significhi studiare un fenomeno tanto affascinante quanto sempre più complesso in un mondo sempre più caldo.

Seguire la neve attraverso i continenti

Katsuya Yamashita studia la neve, ma il suo percorso scientifico non è iniziato da lì.

«Durante gli anni universitari, ho iniziato con lo studio degli aerosol», racconta. «Mi interessava capire come aerosol e nubi influenzino il cambiamento climatico, ed è questo che mi ha portato a specializzarmi in questo campo».

Dopo la laurea è entrato a far parte del Meteorological Research Institute, dove ha lavorato sulla microfisica delle nubi e sulla precipitazione artificiale, sia piovosa sia nevosa. Oggi, presso lo Snow and Ice Research Center del NIED, si occupa principalmente delle particelle che compongono nubi e neve, dei processi che regolano le nevicate e della loro evoluzione in un clima che cambia.

La sua visita a Fondazione CIMA rientra in un programma di borse di ricerca internazionali promosso dal NIED, ma rappresenta anche un’opportunità per rafforzare una collaborazione già esistente tra le due istituzioni.

«Fondazione CIMA ha un Memorandum of Cooperation con il NIED e conduce attività di ricerca sulla neve, la meteorologia, il cambiamento climatico e la riduzione del rischio di disastri, temi strettamente collegati al mio lavoro. Ho scelto di svolgere questa fellowship presso CIMA per conoscere meglio gli approcci alla ricerca e alla collaborazione internazionale in Italia e in Europa. L’obiettivo è comprendere come le condizioni della neve stiano cambiando nei due Paesi e cosa possiamo imparare confrontando regioni che, nonostante la distanza, condividono caratteristiche meteorologiche sorprendentemente simili».

Il linguaggio comune delle nevicate da effetto lago

«L’idea di avviare questo confronto è nata quando Francesco Avanzi (ndr. ricercatore di idrologia della neve presso Fondazione CIMA) mi ha raccontato che anche in Italia si verificano nevicate da effetto lago».

Ciò che ha attirato immediatamente l’attenzione di Yamashita è stata la somiglianza tra i due contesti.

«La configurazione geografica del Mare Adriatico, della fascia costiera e della catena appenninica è simile a quella del Mar del Giappone, della regione costiera e dei Monti Echigo, nella prefettura di Niigata».

Da questa osservazione è nato uno studio comparativo sulle nevicate da effetto lago in Italia e in Giappone. Nonostante la distanza geografica, il meccanismo alla base del fenomeno risulta sorprendentemente simile.

«L’elemento comune è che le nubi nevose si sviluppano sopra il mare assorbendo umidità e calore, per poi raggiungere la terraferma e intensificarsi ulteriormente quando vengono costrette a risalire lungo i versanti montuosi. Questo è il meccanismo generale delle nevicate da effetto lago, che siamo riusciti a dimostrare anche utilizzando dati raccolti in Italia, senza riscontrare differenze sorprendenti tra i due contesti. Tuttavia, mi ha colpito la grande varietà dei processi che caratterizzano le nevicate nell’Appennino, molto diversa da quella che osserviamo in Giappone».

Questa complessità può rendere particolarmente difficile la gestione del rischio legato alla neve e sottolinea l’importanza di approfondire la conoscenza dei processi locali che determinano le nevicate.

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Nevicate in un clima che cambia

Il cambiamento climatico sta già modificando i regimi nevosi, sollevando nuove domande su come potranno evolvere in futuro le nevicate da effetto lago nei due Paesi.

«Sulla base delle ricerche condotte in Giappone, gli impatti attesi del riscaldamento globale sulle nevicate sono una diminuzione della quantità totale di neve, un aumento della frequenza delle nevicate intense alle quote più elevate, una riduzione delle nevicate nelle aree costiere a bassa quota – dove la neve tende sempre più a trasformarsi in pioggia – e un accorciamento della stagione nivale, dovuto a un inizio più tardivo e a una conclusione più precoce».

Una delle principali sfide per la ricerca è quindi comprendere dove questi cambiamenti si manifesteranno con maggiore intensità.

«Riteniamo fondamentale identificare scientificamente le regioni e le fasce altitudinali in cui questi effetti saranno più pronunciati. Le nostre ricerche attuali mirano proprio a chiarire questi aspetti sulla base di evidenze scientifiche».

Vivere con la neve

La lunga esperienza del Giappone nella gestione delle grandi nevicate non ha eliminato le difficoltà che la neve continua a creare per le comunità. Per questo motivo, i ricercatori stanno cercando di trasformare l’esperienza pratica maturata sul territorio in strumenti utili per la gestione del rischio.

«Uno dei nostri progetti consiste nel trasformare l’esperienza dei gestori dei comprensori sciistici e dei professionisti che si occupano di valanghe in indicatori misurabili, da confrontare con previsioni e osservazioni, per aiutare le autorità ad agire in modo più tempestivo ed efficace».

Negli ultimi anni il Giappone ha inoltre adottato sempre più frequentemente chiusure preventive delle strade e sospensioni programmate dei servizi di trasporto in previsione di forti nevicate. Secondo Yamashita, queste misure hanno come obiettivo principale la salvaguardia delle persone, ma consentono anche di ridurre tempi e costi legati alla gestione di interruzioni su larga scala.

Guardare le montagne con gli occhi di uno scienziato

Gli anni trascorsi a studiare la neve hanno inevitabilmente cambiato il modo in cui Yamashita osserva i paesaggi montani.

«Avendo visto moltissime montagne innevate, mi capita spesso di guardarle con gli occhi di uno scienziato. Le prime cose che osservo sono la pendenza dei versanti e la quantità di neve che sembra essersi accumulata».

La sua attenzione si concentra poi immediatamente sulla sicurezza, cercando di capire se le condizioni consentano di muoversi sul territorio senza rischi. Eppure, al di là dell’analisi scientifica, la neve continua a rappresentare per lui qualcosa di più di un semplice fenomeno meteorologico. È un elemento che modella il paesaggio, influenza le risorse idriche, genera rischi e accompagna la vita delle comunità che vivono in montagna.

«Da un punto di vista più generale, i paesaggi montani innevati del Giappone sono straordinariamente belli, come dimostra il Monte Fuji durante l’inverno. Spero che possiate venire a vederli con i vostri occhi un giorno».

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