In Italia l’acqua è una risorsa che racconta molte storie insieme: quelle dei ghiacciai alpini che la custodiscono in forma solida, dei fiumi che attraversano il territorio e degli invasi che la trattengono per sostenere città, agricoltura ed energia. Ma racconta anche la storia di un equilibrio sempre più delicato. La disponibilità idrica nel nostro Paese è infatti influenzata da una combinazione di fattori: la variabilità climatica, l’aumento della frequenza degli eventi estremi, la crescente pressione sugli usi della risorsa. Comprendere come l’acqua si distribuisce e si trasforma nel territorio diventa quindi essenziale per garantire sicurezza idrica, pianificazione e capacità di risposta alle crisi.
In questo contesto si inserisce il Blue Book 2026 – I dati del Servizio Idrico Integrato in Italia, realizzato da Utilitalia e Fondazione Utilitatis, che offre una fotografia aggiornata del sistema idrico nazionale e che è stato presentato oggi per la prima volta alla Camera dei Deputati. Tra i contributi scientifici che arricchiscono il volume vi è anche quello di Fondazione CIMA, che insieme al Dipartimento della Protezione Civile italiano (DPC), ha lavorato allo sviluppo e all’applicazione di metodologie satellitari per il monitoraggio delle risorse idriche superficiali.
Satelliti e invasi: osservare l’acqua dall’alto
Il monitoraggio degli invasi rappresenta un elemento strategico per comprendere lo stato delle riserve idriche di un territorio. Accanto alle tradizionali reti di misura a terra, negli ultimi anni le osservazioni satellitari stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante, permettendo di analizzare l’evoluzione delle superfici d’acqua su vaste aree e con continuità temporale.
Il lavoro sviluppato dal Dipartimento italiano della Protezione Civile con Fondazione CIMA, suo Centro di Competenza, si concentra proprio su questo obiettivo: utilizzare i dati satellitari per osservare in tempo-quasi-reale (near-real-time, NRT) la variazione delle superfici degli invasi italiani e contribuire alla valutazione delle disponibilità idriche a scala nazionale.
«L’Osservazione della Terra consente di trasformare le immagini satellitari in indicatori utili per la gestione delle risorse idriche», spiega Luca Cenci, ricercatore di Fondazione CIMA. «Analizzando le variazioni spazio-temporali della superficie degli invasi possiamo monitorare la dinamica delle riserve idriche e supportare le attività di gestione di eventuali crisi idriche».
Le tecnologie satellitari in questione si basano sull’utilizzo di diversi tipi di sensori satellitari (e.g., ottici e radar/microonde), ciascuno caratterizzato da specifiche proprietà fisiche e capacità di osservazione che consentono di acquisire informazioni in diverse condizioni atmosferiche e ambientali (e.g., cielo sereno/nuvoloso, giorno/notte, topografia con diverso livello di complessità). Questa sinergia consente di ottenere un numero maggiore di dati, utili per sviluppare servizi operativi di monitoraggio.
«Ogni tipologia di sensore fornisce informazioni complementari», osserva Luca Pulvirenti, esperto della Fondazione. «Combinando dati provenienti da diverse missioni satellitari possiamo ottenere un quadro più robusto e continuo dell’evoluzione delle risorse idriche».
Il monitoraggio satellitare come strumento di protezione civile
Nel sistema italiano di gestione dei rischi, il deficit idrico è riconosciuto dal Codice della Protezione Civile come una delle condizioni che possono richiedere attività di previsione, prevenzione, mitigazione e gestione delle emergenze. In questo contesto, la capacità di osservare in NRT l’evoluzione delle risorse idriche diventa un elemento fondamentale per supportare le decisioni operative.
Il monitoraggio satellitare sviluppato nell’ambito della collaborazione tra DPC e CIMA rappresenta quindi uno strumento di supporto alle attività istituzionali, affiancando le informazioni provenienti dalle reti di osservazione a terra e ampliando la copertura spaziale delle analisi.
«L’integrazione tra dati satellitari e informazioni provenienti dal territorio consente di migliorare la consapevolezza sullo stato delle risorse idriche», sottolinea Giuseppe Squicciarino, ricercatore di CIMA. «Disporre di strumenti che permettano di osservare l’evoluzione della capacità degli invasi su scala nazionale rappresenta un elemento importante per rafforzare le attività di monitoraggio a supporto per i decisori. In particolar modo se queste informazioni sono rapportate alle condizioni di riempimento verificatesi nel passato, possono essere utili per individuare in anticipo il verificarsi di situazioni con impatti potenzialmente critici».
In un contesto climatico caratterizzato da crescente incertezza e da eventi idrologici sempre più estremi, l’osservazione dallo spazio diventa così uno strumento prezioso per leggere in anticipo i segnali del territorio. Perché, oggi più che mai, comprendere lo stato e l’evoluzione delle risorse idriche superficiali, significa anche rafforzare la capacità di proteggere comunità, ecosistemi e sistemi produttivi.