La crescente frequenza e intensità degli episodi di siccità nel Mediterraneo rende necessario superare una gestione basata esclusivamente sull’emergenza e costruire sistemi capaci di anticipare i rischi, coordinare gli attori coinvolti e promuovere comportamenti di adattamento. In questo contesto nasce il Libro Giallo sulla siccità, sviluppato nell’ambito del progetto PROTERINA4Future come piano d’azione congiunto tra territori italiani e francesi.
L’obiettivo del Libro Giallo è raccogliere e mettere a sistema le esperienze maturate nei diversi territori, individuare elementi trasferibili e definire una strategia condivisa per ridurre gli impatti della siccità, scarsità e crisi idrica. Ma come si costruisce una strategia comune tra territori caratterizzati da sistemi di governance, strumenti e caratteristiche differenti?
Il punto di partenza: conoscere ciò che già esiste
Il primo passo è stato raccogliere informazioni direttamente dai soggetti coinvolti nella gestione della risorsa idrica, per comprendere come il rischio siccità è integrato all’interno dei sistemi di pianificazione e gestione delle emergenze a livello sovraregionale, regionale e locale.
Fondazione CIMA ha assunto in questo contesto un ruolo di facilitatore e di raccordo tra territori che storicamente hanno operato con linguaggi, strumenti e priorità differenti. Attraverso questionari dedicati, il progetto ha infatti coinvolto regioni, autorità di distretto, agenzie ambientali, gestori del servizio idrico e strutture di protezione civile di Italia e Francia.
L’analisi ha restituito un quadro articolato, fatto di differenze ma anche di numerosi elementi comuni.
Il primo aspetto analizzato riguarda l’organizzazione delle competenze e delle responsabilità: in Italia il monitoraggio e la previsione sono affidati a una rete articolata di soggetti regionali e sovraregionali, mentre in Francia il ruolo è svolto principalmente da organismi nazionali incardinati nei territori. Sebbene questa sia una differenza significativa, non dev’essere percepita come un ostacolo alla creazione di una strategia comune che sia in grado di trasformare le informazioni disponibili in decisioni sul territorio.
In tutti i territori sono ormai presenti sistemi di monitoraggio della siccità basati sull’uso di indicatori climatici e idrologici come SPI (Standardized Precipitation Index) e SPEI (Standardized Precipitation-Evapotranspiration Index), e sull’osservazione di livelli di falda, portate dei corsi d’acqua e disponibilità degli invasi. L’individuazione delle situazioni critiche non dipende da un singolo parametro, ma dalla combinazione di dati climatici, osservazioni sul territorio e valutazioni tecniche.
Allo stesso tempo, «il confronto ha evidenziato alcune criticità condivise. Se il monitoraggio della siccità meteorologica e idrologica è ormai consolidato, quello degli impatti sugli ecosistemi, sulle attività economiche e sui diversi usi dell’acqua risulta ancora disomogeneo», come affermato da Sabrina Meninno, ricercatrice di Fondazione CIMA. «Molti enti segnalano inoltre la necessità di migliorare la raccolta e la condivisione dei dati, in particolare nei settori agricolo, turistico e industriale».
Il nodo della governance
L’analisi ha poi evidenziato l’importanza del coordinamento istituzionale. «In Italia gli Osservatori permanenti sugli utilizzi idrici rappresentano il principale luogo di confronto tra regioni, autorità di distretto, portatori di interesse e soggetti tecnici, fornendo valutazioni condivise sulla severità idrica e supportando i processi decisionali», ha evidenziato Margherita Andreaggi, ricercatrice di Fondazione CIMA.
Tuttavia, emerge una criticità comune: i livelli di severità individuati dagli osservatori non sempre si traducono automaticamente in misure operative progressive e coordinate nei territori di riferimento. Inoltre, i criteri utilizzati nei diversi territori non risultano ancora completamente omogenei.
Un altro elemento da tenere in considerazione riguarda i diversi livelli di maturità nella gestione della siccità: alcune realtà dispongono già di strumenti strutturati di pianificazione e coordinamento sviluppati nel corso del tempo, mentre altre stanno ancora rafforzando i propri sistemi, anche perché il rischio siccità non era storicamente considerato una priorità.
Il confronto con la Francia ha evidenziato approcci differenti ma complementari. In particolare, il sistema francese si caratterizza per l’associazione più diretta tra livelli di gravità e misure di restrizione, attraverso soglie definite e procedure territoriali che stabiliscono le limitazioni all’utilizzo della risorsa idrica.
Dai questionari al confronto diretto
Le evidenze emerse dalla fase di analisi sono diventate la base di partenza per un workshop organizzato a Genova nel febbraio 2026, durante il quale rappresentanti di tutti i territori del programma Interreg Italia-Francia Marittimo (Liguria, Sardegna, Toscana, Corsica e Regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra) si sono confrontati su tre aspetti fondamentali:
- il coordinamento e il flusso di informazioni tra istituzioni e comuni;
- le misure anticipatorie per affrontare la scarsità idrica e i meccanismi per attivarle in maniera graduale;
- la gestione dei conflitti tra usi diversi della risorsa.
Da questo lavoro sono emerse alcune priorità condivise, tra cui rafforzare il coordinamento tra gli enti che a vario titolo si occupano della gestione della risorsa idrica, migliorare la capacità di previsione delle crisi idriche, sviluppare strumenti comuni di monitoraggio e allerta, definire soglie e livelli di severità più omogenei, individuare misure progressive da mettere in campo prima dell’emergenza.
Dalla gestione dell’emergenza all’adattamento
Uno dei risultati più interessanti dell’intero percorso riguarda il progressivo passaggio da una gestione reattiva della crisi a una gestione preventiva del rischio.
Le pratiche raccolte nei diversi territori mostrano infatti tre livelli di intervento complementari: la risposta emergenziale, basata su restrizioni e misure di soccorso; l’approccio proattivo, fondato su monitoraggio continuo, allerta precoce e riduzione graduale della domanda; e una prospettiva più sistemica, orientata all’adattamento di lungo periodo attraverso efficienza idrica, riuso delle acque reflue, pianificazione territoriale e riduzione delle vulnerabilità.
Un punto fondamentale su cui convergono le risposte raccolte è la necessità di non considerare la siccità come un’emergenza stagionale, ma come un processo lento e silenzioso i cui segnali possono già essere individuati nei mesi invernali o primaverili, ben prima che gli impatti diventino evidenti. Questo rende cruciale rafforzare gli strumenti di previsione e anticipazione, così da intervenire prima che la crisi si manifesti pienamente.
È proprio questa evoluzione culturale e operativa che il Libro Giallo intende sostenere.
Un percorso ancora aperto
A questo percorso si aggiunge oggi una nuova tappa: l’evento di PROTERINA4Future del 16 giugno Siccità, scarsità e crisi idriche: prospettive a confronto. L’incontro nasce dalla volontà di approfondire alcune delle questioni emerse durante il lavoro preparatorio, aprendo il confronto anche a esperti esterni al partenariato.
I meccanismi di coordinamento tra gli attori coinvolti nella gestione della risorsa idrica, le misure per affrontare le crisi e prevenire gli impatti sui territori e sui settori economici sono i temi al centro della discussione.
Come sottolinea Marina Morando, Direttrice di Programma di Fondazione CIMA e responsabile del progetto, «non disponiamo ancora di tutte le risposte, ma abbiamo iniziato a porre le domande giuste e a costruire le relazioni necessarie per affrontarle».
Questo rappresenta uno degli aspetti più strategici del ruolo svolto da Fondazione CIMA: contribuire a trasformare la conoscenza scientifica in strumenti utili ai decisori pubblici, favorire il dialogo tra istituzioni e discipline diverse e accompagnare i territori nell’anticipazione dei rischi emergenti.
Il valore del Libro Giallo non risiede soltanto nelle indicazioni che propone, ma soprattutto nel processo che ha reso possibile costruirle: mettere in dialogo esperienze, criticità e prospettive diverse per trasformarli in una strategia condivisa, capace di rafforzare la resilienza dei territori di fronte a una sfida che non conosce confini amministrativi né nazionali.




