L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più spesso nei contesti professionali, nella ricerca e nei percorsi universitari. Ma cosa significa, concretamente, lavorare con questi strumenti? Quali competenze servono per svilupparli e utilizzarli in modo efficace? E quale ruolo possono avere le nuove generazioni nel costruire un rapporto consapevole tra persone e tecnologie intelligenti?
Per esplorare queste domande abbiamo incontrato Amirreza M. Gheisari, studente del corso di laurea magistrale in Digital Humanities dell’Università di Genova, che sta svolgendo la sua tesi presso Fondazione CIMA sotto la supervisione di Mirko D’Andrea, focal point per l’uso e lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale nella Fondazione.
Il lavoro prende avvio da Dewetra Copilot, un prototipo che esplora l’utilizzo del linguaggio naturale per supportare l’accesso alle informazioni e l’interazione con Dewetra, l’applicativo sviluppato da Fondazione CIMA per il Dipartimento della Protezione Civile dedicato a monitoraggio, previsione e gestione dei rischi naturali. Integrando dati osservati, modelli previsionali e strumenti di analisi, Dewetra supporta le attività di allertamento, monitoraggio e valutazione degli eventi, rappresentando oggi uno dei principali strumenti operativi a supporto della protezione civile in Italia.
Un’esperienza che rappresenta anche un’occasione per riflettere sul valore dell’interdisciplinarità, sull’evoluzione delle competenze richieste dal mondo del lavoro e sul ruolo che l’intelligenza artificiale può assumere come strumento di supporto alle attività umane.
Dalle Digital Humanities all’intelligenza artificiale
Per Amirreza, il percorso verso questo progetto nasce dall’incontro tra interessi diversi. Dopo una formazione già vicina ai temi del design digitale e dell’interazione uomo-macchina, la scelta della laurea magistrale in Digital Humanities è stata guidata dalla volontà di approfondire la dimensione tecnologica dei sistemi digitali e comprendere meglio il funzionamento degli strumenti informatici e dell’intelligenza artificiale.
«Mi interessava la possibilità di non vedere la tecnologia solo come uno strumento tecnico, ma come qualcosa che entra in relazione con le persone, con la comunicazione e con i contesti d’uso».
Un interesse che si è consolidato durante il percorso universitario e che ha trovato una concreta opportunità di sviluppo nell’incontro con Fondazione CIMA.
Una tesi tra ricerca, tecnologia e gestione del rischio
Frequentando il Campus di Savona, Amirreza ha avuto modo di conoscere da vicino la realtà della Fondazione e il suo lavoro sui temi del monitoraggio dei rischi naturali, della protezione civile e della gestione degli eventi ambientali.
L’opportunità di sviluppare la tesi all’interno di questo contesto gli ha permesso di unire la passione per l’intelligenza artificiale con l’interesse per l’interazione tra persone e sistemi complessi, dando vita al progetto Dewetra Copilot.
La sfida principale non è stata quella di aggiungere un semplice assistente conversazionale a una piattaforma esistente, ma immaginare come il linguaggio naturale potesse facilitare l’accesso a un sistema ricco di dati, modelli previsionali e strumenti di analisi senza semplificare eccessivamente il lavoro degli operatori.
«Il problema non era semplicemente aggiungere una chatbot, ma progettare un assistente capace di aiutare l’utente a orientarsi, proporre passaggi chiari e mantenere sempre il controllo umano sulle decisioni. Per raggiungere questo obiettivo, una parte fondamentale del lavoro è stata dedicata alla comprensione dei processi operativi reali. Attraverso il confronto con Mirko D’Andrea e con gli operatori della sala di emergenza, ho approfondito il modo in cui le informazioni vengono cercate, interpretate e utilizzate durante le attività di monitoraggio e supporto alle decisioni».

Il valore dell’interdisciplinarità
È proprio in questa fase che emerge il valore dell’approccio interdisciplinare. Le competenze digitali hanno contribuito a comprendere la struttura della piattaforma, il funzionamento degli assistenti basati sul linguaggio naturale e le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale. Le competenze umanistiche e progettuali si sono invece rivelate essenziali per comprendere le esigenze degli utenti, individuare possibili punti di difficoltà e progettare interazioni più chiare e trasparenti.
«Un progetto come Dewetra Copilot non riguarda solo la tecnologia, ma anche il modo in cui le persone comprendono, controllano e utilizzano un sistema complesso».
Le competenze per un uso consapevole dell’AI
L’esperienza ha rappresentato anche un’occasione per riflettere sul ruolo che l’intelligenza artificiale può assumere nei percorsi di studio e nel lavoro quotidiano.
In questa prospettiva, richiama il concetto di Natural Language Programming, un approccio che utilizza il linguaggio naturale non soltanto per interrogare l’intelligenza artificiale, ma per guidarne il ragionamento, definire problemi, stabilire criteri di valutazione, verificare risultati e riflettere sul percorso seguito per arrivare a una soluzione.
Più che concentrarsi esclusivamente sull’output prodotto dall’AI, questo approccio pone l’attenzione sul processo cognitivo e sul ruolo attivo dell’utente nel controllare e orientare il ragionamento della macchina.
«La competenza più importante non consiste semplicemente nel saper utilizzare questi strumenti, ma nel saper dialogare con essi in modo consapevole, mantenendo sempre uno spirito critico. L’intelligenza artificiale può aiutare a esplorare idee, organizzare informazioni, confrontare soluzioni e affrontare problemi complessi. Tuttavia, è fondamentale comprendere come vengono costruite le risposte, quali assunzioni contengono e quali limiti possono avere».
Per questo motivo, tra le competenze che considera più importanti per le nuove generazioni cita il pensiero critico, la capacità di formulare domande chiare, la verifica delle fonti, il confronto tra punti di vista differenti e la consapevolezza etica.
«L’AI può essere un interlocutore utile, ma la responsabilità del ragionamento deve rimanere sempre umana».
Costruire ponti tra discipline
Guardando a questa esperienza nel suo complesso, Amirreza sottolinea come il lavoro svolto presso Fondazione CIMA gli abbia permesso di comprendere meglio cosa significhi sviluppare un progetto reale di intelligenza artificiale applicata, dove aspetti come usabilità, trasparenza, sicurezza e ruolo dell’utente sono importanti tanto quanto la componente tecnologica.
Ma il risultato più significativo riguarda forse la consapevolezza maturata sul valore del proprio percorso interdisciplinare. Un percorso che gli ha mostrato come sia possibile costruire ponti tra ambiti diversi e affrontare problemi complessi attraverso prospettive complementari.
«Questa esperienza mi ha fatto capire che il mio percorso interdisciplinare può essere un punto di forza, perché mi permette di guardare i problemi da più prospettive e costruire ponti tra ambiti diversi. Vorrei quindi ringraziare il professor Giovanni Adorni, che mi ha aiutato ad avvicinarmi al mondo dell’intelligenza artificiale e a sviluppare questo progetto di tesi. Ringrazio inoltre Mirko D’Andrea per la guida e il confronto costante all’interno di Fondazione CIMA, e Federica Martini, Elisabetta Fiori e Fabio Violante per il tempo che mi hanno dedicato nel condividere la loro esperienza operativa in fasi di emergenza. Il contributo di tutte queste persone è stato fondamentale per comprendere meglio il contesto, approfondire i bisogni degli utenti e trasformare un’idea progettuale in una proposta concreta».