Le nuove linee guida redatte da Fondazione CIMA nell’ambito del progetto IPA Floods&Fires mirano a migliorare la gestione del rischio di incendi nei Balcani occidentali e in Turchia, promuovendo l’integrazione delle mappature del rischio nei quadri legali e istituzionali e incoraggiando la collaborazione transfrontaliera e l’uso di tecnologie avanzate per una risposta più efficace agli incendi
Rischi per la vita umana, perdita di habitat, rilascio di grandi quantità di gas serra e polveri sottili, perdita dei servizi ecosistemici: sono solo alcuni dei molti problemi posti dagli incendi boschivi, un problema con cui ci confrontiamo da sempre ma che la crisi climatica sta esacerbando sempre di più.
Come per altri fenomeni naturali influenzati dai cambiamenti climatici, dunque, è ormai urgente la necessità di affrontare i rischi che pongono, sia nella risposta all’emergenza sia nella preparazione per mitigarne gli impatti.
È con questo obiettivo che Fondazione CIMA ha redatto le Technical Guidelines for Forest Fire Risk Assessment: un documento per promuovere una gestione più efficace e coordinata degli incendi boschivi rafforzando, in ultima analisi, la resilienza delle comunità a partire dalle priorità identificate dalla mappatura del rischio. Le linee guida nascono nell’ambito del progetto IPA Floods&Fires, da poco conclusosi e dedicato alla riduzione del rischio da alluvioni e incendi boschivi nei Balcani occidentali (Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord, Serbia) e in Turchia. «In questo contesto, è risultato importante fornire degli strumenti concreti per rafforzare le capacità di identificare le aree prioritarie dove implementare interventi di prevenzione finalizzati a mitigare gli impatti degli incendi boschivi e rurali. Sono nate così le linee guida sulla valutazione e mappatura del rischio di incendi nelle aree in cui è stato portato avanti il progetto», spiegano Andrea Trucchia e Paolo Fiorucci, rispettivamente ricercatore e referente dell’ambito Incendi Boschivi e Conservazione della Biodiversità Forestale e tra gli autori del report.
Le linee guida partono da un’analisi del contesto territoriale e climatico. Elemento imprescindibile per una valutazione del rischio efficace, rappresenta comunque una sfida quando l’area geografica di riferimento è, come in questo caso, tanto vasta. I Balcani occidentali e la Turchia presentano infatti al loro interno differenti zone biogeografiche, caratterizzate da clima ed ecosistemi profondamente diversi tra loro. Come molte altre regioni del continente europeo, anche quest’area ha registrato un impatto significativo, nel corso degli anni, dell’abbandono delle attività agricole e forestali tradizionali, che ha portato a un aumento della copertura forestale – aspetto positivo per quanto riguarda la conservazione (e perfino un aumento) della biodiversità, ma che non può non essere tenuto in considerazione quando si parla del rischio d’incendi.
«Il contesto balcanico si è rivelato globalmente vulnerabile agli incendi boschivi, vulnerabilità aggravata sia dalla crisi climatica sia dalla gestione del territorio. Emerge quindi la necessità di un approccio coordinato e adattivo per affrontare i cambiamenti climatici e proteggere le risorse naturali e le comunità locali», spiegano Trucchia e Fiorucci.
Svolta quest’analisi, i ricercatori di Fondazione CIMA presentano i metodi e le applicazioni per la mappatura del rischio. Questa panoramica si pone come strumento per la standardizzazione di metodologie comuni, in linea anche con gli standard UE, per facilitare la cooperazione transfrontaliera. In questo contesto, particolare attenzione è data all’innovazione tecnologica: le tecniche di machine learning, in particolare, risultano sempre più attraenti nell’ambito degli studi per la caratterizzazione del rischio incendi. Questa considerazione si basa anche sull’esperienza maturata dalla stessa Fondazione CIMA che, negli ultimi anni, ha usato il machine learning per valutazioni anche su scale molto ampie, come quella del Mediterraneo orientale.
«Sulla base della nostra analisi, abbiamo potuto redigere delle indicazioni comuni per migliorare la gestione del rischio nelle aree coinvolte dal progetto IPA Floods&Fire ma che, con adattamenti che tengano in considerazione le caratteristiche locali, possono rappresentare uno spunto metodologico anche per altre regioni», spiegano Trucchia e Fiorucci. «Globalmente, ciò che emerge da questo lavoro è l’importanza di incorporare le procedure e gli strumenti per la mappatura del rischio di incendi boschivi nei quadri legali e istituzionali a tutti i livelli, dal nazionale al locale. In quest’ottica si pone anche l’indicazione sull’importanza della condivisione dei dati, sia all’interno dei Paesi sia tra un Paese e l’altro». Inoltre, la mappatura del rischio di incendi boschivi può essere integrata nei sistemi di allerta (Early Warning Systems) e negli strumenti di simulazione degli incendi, così da concentrare l’attenzione nelle aree prioritarie e dimensionare il sistema di intervento con protocolli di prevenzione e preparedness permettendo interventi più rapidi ed efficaci.
La raccomandazione finale delle linee guida è molto chiara: serve rafforzare la collaborazione tra gestione del territorio e gestione degli incendi , con la condivisione di dati e protocolli che supportino sia la pianificazione congiunta della gestione forestale e delle aree rurali sia la gestione di incendi transfrontalieri. «I fenomeni naturali ignorano i confini politici: quando si parla di riduzione del rischio, dobbiamo imparare a farlo anche noi», concludono Trucchia e Fiorucci.