EGU 2020, le presentazioni dei ricercatori della Fondazione CIMA

Durante il meeting annuale della European Geoscience Union sono stati presentati i risultati delle ricerche più recenti in tema di previsione e prevenzione dei rischi di origine naturale: qui iniziamo a raccontarle

Si è tenuta la scorsa settimana l’EGU General Assembly 2020, il meeting annuale della European Geoscience Union. Sette giorni di conferenze online e completamente gratuite, durante i quali i professionisti del mondo scientifico hanno potuto incontrarsi tra loro e con il pubblico non specialistico. Il meeting ha toccato i più svariati temi della ricerca scientifica, dai problemi rappresentati dai rischi di origine naturale alle missioni spaziali, dagli studi sul clima a quelli sulla gestione della risorsa idrica.

Tra le tante presentazioni che si sono avvicendate nel corso dell’incontro, cinque sono state portate dai ricercatori della Fondazione CIMA, che hanno raccontato di alcune delle loro ricerche. Iniziamo a ripercorrerle.

La previsione e la prevenzione del rischio alluvionale in Guyana

Tra i lavori presentati, quello portato da Alessandro Masoero e dai suoi colleghi dell’ambito Idrologia e Idraulica ha ricostruito il percorso svolto in Guyana in collaborazione con il Programma delle Nazioni Unite per le Applicazioni Operative Satellitari (UNOSAT) nell’ambito del progetto “Strengthening Disaster Management Capacity of Women in Guyana and Dominica”, guidato dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) e dedicato al rafforzamento della resilienza ai disastri di origine naturale.

«La componente più strettamente tecnica del progetto mira a sviluppare un sistema di allerta preventiva delle alluvioni a livello nazionale, partendo dal miglioramento della capacità predittiva e informativa dei modelli idrologici», racconta Masoero. In particolare, i ricercatori della Fondazione stanno lavorando allo sviluppo della catena previsionale, che sarà poi impiegata per i successivi passaggi di comunicazione: la redazione di un bollettino sul rischio e il dialogo con la popolazione locale.

«Si tratta di un lavoro che rappresenta il punto d’incontro tra lo sviluppo strettamente scientifico e quello tecnico-applicativo», continua il ricercatore. «Ci siamo basati sul sistema Flood-PROOFS, che unisce i dati provenienti dalle reti di osservazione e dai modelli di previsione meteorologica per valutare i possibili effetti al suolo delle precipitazioni su una determinata area». Ma, spiega ancora Masoero, la difficoltà si pone nel momento in cui scarseggiano i dati a disposizione.

Dalla comunità al modello. E ritorno

Per far fronte a questo problema, i ricercatori di Fondazione CIMA e UNOSAT, insieme ai tecnici del Servizio Idrometeorologico della Guyana, hanno condotto sul campo rilievi idraulici puntuali e si sono confrontati direttamente con le comunità locali (la previsione idraulica di dettaglio, ultimo tassello della catena previsionale, si è concentrata su quattro località della Guyana), raccogliendo una serie d’informazioni sulla vulnerabilità e le caratteristiche delle inondazioni sul territorio: ogni quanto c’è un’alluvione? A che livello arrivava l’acqua? «Si trattava quindi d’informazioni non strettamente tecniche ma che aiutavano sia a calibrare il modello idraulico sia a rispondere alle esigenze delle comunità», racconta Masoero. «In questo modo abbiamo potuto sviluppare una catena previsionale capace di indicare, con un anticipo di 3-5 giorni, la probabilità che l’acqua possa superare un valore definito come critico dalla comunità stessa».

Il servizio tecnico-operativo di analisi dei dati è affidato al Servizio Idrometeorologico della Guyana, parte del Ministero dell’Agricoltura del Paese. La piattaforma di visualizzazione è la Carribean Dewetra Platform, sviluppata dal Caribbean Insitute for Meteorology and Hydrology (CIMH), che l’ha implementata fin dal 2011, nell’ambito del progetto Enhancing Resilience to Reduce Vulnerability in the Caribbean, a partire dal sistema Dewetra messo a punto dalla Fondazione CIMA. A febbraio di quest’anno, il CIMH ha tenuto un workshop sull’impiego della piattaforma (raccontato qui).

Nei prossimi giorni ripercorreremo gli altri lavori portati avanti dai nostri ricercatori e presentati all’EGU General Assembly 2020.

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