Poco più di un anno fa, il 5 ottobre 2025, Thalassa tornava in mare.
Una tartaruga marina della specie Caretta caretta, arrivata all’Acquario di Genova per ricevere le cure necessarie e poi restituita al suo ambiente naturale. Ma quella volta, grazie alla collaborazione con Fondazione CIMA e al supporto tecnico dell’Università di Pisa, il ritorno in mare aveva qualcosa in più: Thalassa portava con sé un piccolo tag satellitare, uno strumento capace di trasformare i suoi spostamenti in nuove informazioni sulle sue abitudini in mare e sull’ecosistema circostante.
Esattamente un anno dopo, la storia si ripete. Angela e Lisa, due Caretta caretta arrivate nei mesi scorsi al Centro di recupero dell’Acquario di Genova, sono tornate in mare dopo aver recuperato una buona condizione di salute. Angela, proprio come Thalassa, è stata dotata di un tag satellitare che permetterà di seguirne gli spostamenti e di raccogliere dati preziosi sull’ambiente in cui si muove.
Perché dietro quel piccolo strumento c’è molto più della possibilità di sapere dove si trova una tartaruga: c’è un modo diverso di osservare il mare.
Il mare visto attraverso gli animali
Si chiama biologging la pratica di monitoraggio che utilizza piccoli dispositivi, i tag, applicati sul corpo degli animali per raccogliere dati relativi al loro comportamento e ai loro movimenti, come la velocità di spostamento o l’accelerazione, ma anche informazioni sulle condizioni dell’ambiente che li circonda.
L’analisi congiunta di queste informazioni permette di mettere in relazione gli spostamenti e il comportamento degli animali con le caratteristiche dell’ambiente che attraversano. È così possibile studiare, per esempio, come utilizzano lo spazio, quali aree frequentano e come modificano il proprio comportamento in relazione alle diverse condizioni ambientali.
Il biologging, quindi, non consente solo di seguire gli spostamenti di un animale sulla mappa, ma fornisce dati utili a comprenderne l’ecologia e l’uso dell’habitat. Allo stesso tempo, le misure raccolte lungo il percorso dell’animale possono contribuire alla conoscenza dell’ambiente marino, fornendo osservazioni direttamente associate ai luoghi e alle condizioni in cui l’animale vive e si muove.
Non tutti i tag raccolgono gli stessi dati
Il biologging comprende strumenti diversi, progettati per rispondere a domande differenti.
I tag satellitari, come quelli utilizzati su Thalassa e Angela, raccolgono dati che vengono compressi e trasmessi a satelliti o antenne terrestri. Vengono fissati sugli animali e possono rimanere attaccati per settimane o mesi. Sono quindi adatti a monitoraggi di lunga durata, anche se con una risoluzione dei dati più bassa.
Gli archival tag, invece, vengono applicati tramite ventose. Possono essere dotati di strumenti aggiuntivi come idrofoni o videocamere e registrano una quantità di dati molto maggiore, che viene conservata nella memoria del dispositivo e deve poi essere recuperata insieme al tag, una volta che si stacca dall’animale. In questo caso, la durata del monitoraggio è più breve, ma la risoluzione delle informazioni è decisamente maggiore.
Non solo tartarughe
La collaborazione con l’Acquario di Genova si inserisce in un percorso di ricerca sul biologging che Fondazione CIMA porta avanti da diversi anni.
Il programma di monitoraggio attraverso questi strumenti è stato avviato nel 2021 con il progetto GIAS (finanziato nell’ambito del Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2014-2020), il cui obiettivo principale era la prevenzione dei rischi alla navigazione. È in questo contesto che, per la prima volta, sono stati ottenuti dati di tracciamento dello zifio nel Mediterraneo.
Da allora, l’utilizzo del biologging si è esteso ad altri progetti e ad altre domande di ricerca: dal problema dell’intrappolamento dei capodogli nelle reti da pesca, con il progetto Reduce, all’analisi dell’esposizione e della risposta comportamentale dei cetacei al traffico marittimo nell’ambito del progetto SEAsteMAR, fino al miglioramento dei modelli che descrivono le correnti marine, grazie all’applicazione dei tag sulle carcasse degli animali.
La collaborazione con l’Acquario di Genova ha aggiunto le tartarughe marine all’attività di monitoraggio, ampliando la gamma di megafauna marina osservata e le opportunità di ricerca.
E così, mentre Angela torna a nuotare nel Mediterraneo, quel piccolo strumento sul suo carapace inizia a raccontare una parte della sua storia: dove si sposta, quali ambienti attraversa, quali condizioni incontra.
Un anno dopo Thalassa, una nuova tartaruga porta con sé la possibilità di guardare il mare da un punto di vista diverso: quello di chi lo attraversa ogni giorno.
