Dalla modellistica per la previsione degli incendi in Etiopia alla pianificazione partecipata delle emergenze. Due percorsi diversi, un unico obiettivo: rendere i sistemi di allerta più efficaci e capaci di tradursi in azione.
Quando si parla di sistemi di allerta precoce, la tecnologia è solo una parte della sfida. Prevedere con maggiore precisione dove e quando può verificarsi un evento estremo è fondamentale, ma altrettanto importante è fare in modo che questa informazione possa arrivare a chi deve utilizzarla e tradursi in decisioni concrete.
È lungo queste due direttrici che si è sviluppato il contributo di Fondazione CIMA nell’ambito del progetto MedEWSa (Mediterranean and pan-European forecast and Early Warning System against natural hazards), finanziato da Horizon Europe e dedicato allo sviluppo di un sistema di allertamento multi-hazard e impact-based per l’area paneuropea, mediterranea e africana, che si concluderà nell’ottobre 2026.
Sul fronte della previsione, il lavoro si è concentrato sul rafforzamento della conoscenza e valutazione del rischio incendi boschivi in Etiopia, attraverso l’evoluzione dei sistemi RISICO ETHIOPIA e PROPAGATOR. Per quanto riguarda invece la pianificazione partecipata delle emergenze, sono state sviluppate linee guida metodologiche per coinvolgere le comunità nella preparazione e nella risposta ai rischi.
Due esperienze diverse, che condividono la stessa prospettiva: tradurre la conoscenza del rischio in strumenti utili per prepararsi e agire.
I risultati di questi due percorsi sono presentati da ricercatori e ricercatrici di Fondazione CIMA alla conferenza MedCLIVAR 2026, in programma dal 21 al 25 settembre a Limassol, Cipro, dedicata alla comprensione multidisciplinare dell’evoluzione del clima mediterraneo.


Prevedere gli incendi: un sistema calibrato sul territorio
Uno dei principali risultati del progetto riguarda il rafforzamento del sistema nazionale di allerta per gli incendi boschivi in Etiopia. Il percorso, guidato da Fondazione CIMA attraverso la cooperazione tecnica tra la Regione Attica e i Parchi Nazionali etiopi, è stato sviluppato in stretta collaborazione con Ethiopia Forestry Development (EFD), con cui CIMA collabora dal 20201.
Il lavoro ha portato a un potenziamento della previsione, attraverso l’evoluzione di RISICO ETHIOPIA, il sistema per la previsione del pericolo di incendi, e al rafforzamento della capacità di costruire scenari di evoluzione del fronte di fuoco, attraverso la configurazione su misura di PROPAGATOR, il modello di propagazione del fuoco creato da Fondazione CIMA, per tre parchi nazionali: Bale Mountains, Simien Mountains e Gambella.
«Per RISICO, uno degli step più significativi è stato il passaggio dalla scala africana a quella nazionale. Il sistema è stato infatti riorganizzato e calibrato utilizzando dati e informazioni locali, così da rappresentare in modo più dettagliato le diverse caratteristiche ambientali e la suscettibilità agli incendi delle bioregioni etiopi. Bisogna sempre considerare che l’obiettivo non è soltanto migliorare la previsione tecnica del pericolo di incendi, bensì costruire una catena che colleghi la modellistica, l’informazione operativa e la capacità di intervenire sul territorio», come spiega Andrea Trucchia, ricercatore di Fondazione CIMA.
L’evoluzione del modello, infatti, non rimane confinata alla ricerca: le informazioni prodotte confluiscono nel Forest Fire Early Warning Bulletin (FFEWB), il bollettino operativo che EFD produce tre volte alla settimana e che permette di portare i risultati della modellistica all’interno dei processi decisionali.
Per quanto riguarda PROPAGATOR, invece, nel corso del progetto, il nucleo del codice è stato completamente riorganizzato, ottenendo un incremento sostanziale della velocità di elaborazione degli scenari di incendio. Una modifica sostanziale che permette, nei tre parchi nazionali coinvolti, di potenziare le attività di pianificazione e gestione degli incendi.
Il risultato è quindi un sistema che mette in relazione previsione del rischio, caratteristiche del territorio, simulazione della propagazione e informazione operativa: elementi diversi che concorrono a rafforzare e guidare la capacità di prepararsi e reagire.
Dalla conoscenza del rischio alla partecipazione
La capacità di prevedere un evento, però, non garantisce da sola che un’allerta produca una risposta efficace.
Un sistema di early warning deve infatti confrontarsi anche con una domanda altrettanto importante: come fare in modo che le informazioni sul rischio siano comprese, condivise e utilizzate dalle comunità che quel rischio lo vivono?
È da questa prospettiva che nasce il secondo filone portato avanti da Fondazione CIMA attraverso il progetto MedEWSa: la definizione di un approccio alla pianificazione partecipata per la preparazione e la risposta alle emergenze.
I risultati principali sono confluiti nell’Handbook for Best Practices and Warning Messaging Templates to Address Societal Challenges Related to Natural Hazard Effects2, coordinato dal Red Cross Red Crescent Climate Centre. All’interno del manuale, Fondazione CIMA ha curato in particolare il capitolo Participatory Approaches for Disaster Preparedness and Response Planning, sviluppando un quadro strutturato ma flessibile per integrare le comunità nei processi di preparazione e risposta.
«L’idea alla base del lavoro è semplice, ma ha implicazioni importanti: chi vive un rischio possiede conoscenze, esperienze e capacità che possono contribuire alla sua gestione. Per questo, coinvolgere le comunità non significa soltanto consultarle, ma creare le condizioni perché possano partecipare attivamente alla definizione delle strategie, mettendo in dialogo conoscenza scientifica ed esperienza del territorio», raccontano Isabel Gomes e Filippo Fraschini, ricercatori di Fondazione CIMA.
E perché un approccio possa essere realmente adottato, la conoscenza deve poter circolare oltre i contesti in cui viene sviluppata. Per questo motivo, i contenuti del capitolo dell’Handbook sono stati trasformati anche in un corso e-learning, sviluppato da ECMWF, pensato per rendere principi, strumenti e modalità di applicazione della pianificazione partecipata accessibili a un pubblico più ampio.
Un’evoluzione concreta che traduce i risultati del progetto in capacità operative, portandoli dalla dimensione del documento e delle linee guida a quella della formazione, del trasferimento e della condivisione di competenze.
Due percorsi, una stessa direzione
A conclusione di MedEWSa, i due filoni di attività restituiscono risultati molto diversi per strumenti, metodi e ambiti di applicazione. Da una parte, modelli, Machine Learning e simulazioni per migliorare la previsione e la gestione degli incendi in un contesto complesso come quello etiope. Dall’altra, metodologie partecipative, strumenti operativi e formazione per rafforzare il rapporto tra sistemi di allerta, istituzioni e comunità.
Ma il punto di incontro è proprio nella necessità di colmare la distanza tra informazione e azione.
Una previsione più precisa può contribuire a migliorare una decisione. Una pianificazione costruita insieme alle comunità può contribuire a rendere quella decisione più comprensibile, condivisa e praticabile. È nella combinazione di questi elementi – conoscenza scientifica, strumenti operativi, capacità istituzionale e partecipazione – che un sistema di early warning può diventare realmente efficace.
Ed è questa, in definitiva, la direzione verso cui Fondazione CIMA ha lavorato: trasformare la conoscenza del rischio in strumenti capaci di sostenere decisioni e comunità più preparate ad affrontarlo.
- La collaborazione è iniziata nell’ambito del progetto UNDRR Disaster Risk Reduction Capacity Building in Ethiopia: Development of an Information Management System for Early Warning for Forest Fires in Ethiopia, dedicato allo sviluppo di un sistema di allerta precoce per gli incendi boschivi nel Paese. ↩︎
- Sivanu, S., Zeilstra, M. A., Gomes, I., Fraschini, F., Vrotsou, C., Theodosiou, S., & Kinkladze, I. (2025). Handbook of best practices and warning messaging templates to address societal challenges on natural hazard effects. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.17542761 ↩︎