Cambiamento climatico e siccità: il contributo della Fondazione CIMA al Working Group II per VI Assessment Report dell’IPCC 

Gli esperti prevedono che i cambiamenti climatici potranno avere importanti effetti sul ciclo idrologico e sulla disponibilità di questa risorsa. Il capitolo 4 del contributo del Working Group II al VI Assessment Report dell’IPCC raccoglie le più recenti prove scientifiche in questo campo; tra i contributi, quello del dottor Gustavo Naumann, ricercatore della Fondazione CIMA ed esperto di siccità, che qui evidenzia alcuni degli aspetti più importanti emersi dal lavoro  

È stato pubblicato oggi, lunedì 28 febbraio, il contributo del Working Group II al VI Assessment Report dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), l’organismo scientifico internazionale per lo studio del cambiamento climatico. Tale lavoro, dedicato alla valutazione dell’impatto del cambiamento climatico sugli ecosistemi e sulle comunità umane, alla vulnerabilità e alle strategie di adattamento, vede tra i contributi quello di Gustavo Naumann, ricercatore dell’ambito di Idrologia e Idraulica della Fondazione CIMA specializzato nello studio della siccità.  

Il dottor Naumann ha infatti contribuito alla stesura del capitolo 4, Water. Gli autori valutano le più recenti prove scientifiche riguardo ai possibili impatti del cambiamento climatico sulle diverse componenti del ciclo idrologico e su tutti i settori rilevanti di utilizzo dell’acqua e sulla società. Tra gli aspetti considerati, rientra proprio la siccità, cui è dedicata una sezione del capitolo. Come spiega il dottor Naumann, infatti, «Sebbene il fenomeno rappresenti da sempre una minaccia per la nostra società, le proiezioni fornite dai modelli climatici suggeriscono che, a causa del cambiamento climatico, molte aree del globo sperimenteranno siccità più frequenti e più gravi. Questo rende ancora più urgente capire come possano essere strutturate strategie di adattamento e la disponibilità di governance, strumenti e approcci per ridurre il costo della siccità».  

Il termine siccità è impiegato per definire un periodo nel quale la disponibilità risulta più scarsa della media di quel determinato periodo stagionale e per una specifica area geografica; è da notare, tuttavia, che la siccità non può essere rappresentata da un solo indicatore ma sono utilizzate diverse variabili a seconda del settore colpito. Le precipitazioni, sotto forma di pioggia e neve (che rappresenta una riserva idrica di fondamentale importanza soprattutto nel periodo della fusione, durante i mesi primaverili), sono in genere i principali indicatori del fenomeno; a queste si aggiungono evapotraspirazione e umidità del suolo. Tuttavia, le proiezioni sulle precipitazioni mostrano una sostanziale variazione spaziale e, in molte regioni, l’incertezza nelle proiezioni rimane alta, soprattutto quando si prendono in considerazione i maggiori aumenti di temperatura.   

Per entrambe queste ragioni, la fiducia che si attribuisce alle proiezioni globali sulla siccità è stata classificata dagli autori del capitolo come tra bassa e media; tuttavia, si può affermare in linea generale che «i modelli climatici prevedono, nel complesso, un aumento delle precipitazioni rispetto alla media globale. Tuttavia, le variazioni regionali saranno sostanziali: per alcune aree è infatti prevista una diminuzione delle precipitazioni, e tra queste vi è il Mediterraneo», come spiega il dottor Naumann. «Qui, infatti, le analisi del lungo periodo evidenziano un incremento particolarmente rilevante del rischio di siccità». 

Il capitolo analizza anche i possibili effetti delle variazioni in frequenza e intensità della siccità sui diversi ecosistemi e sulle attività umane, che coinvolgono molti ambienti e settori: si va infatti dagli effetti sull’erosione del suolo ai rischi per l’agricoltura (che rappresenta il settore a maggior consumo d’acqua) e l’approvvigionamento energetico e la salute, perché la disponibilità e la qualità dell’acqua hanno un ruolo nell’aumentare il rischio dell’insorgenza e della trasmissione delle malattie umane. Per quanto riguarda il settore energetico, in particolare, vale la pena evidenziare che alcuni fattori climatici influenzano direttamente l’efficienza della produzione di energia idroelettrica: tra questi, i principali sono la portata dell’acqua e la sua temperatura, perché un minor flusso e una temperatura più alta riducono l’efficienza. «È da sottolineare che la maggior parte delle centrali idroelettriche è attualmente situata dove il flusso medio annuo dei corsi d’acqua sta diminuendo e dove si prevede un aumento delle temperature dell’acqua. L’aumento della gravità della siccità e delle ondate di calore avrà quindi probabilmente un impatto diretto sulla sicurezza energetica globale e regionale». 

In questo senso, «Uno degli aspetti più importanti da tenere in considerazione quando si studia la siccità è che, a differenza di altri fenomeni (si pensi per esempio alle alluvioni), il suo effetto non è immediatamente visibile ma può richiedere mesi per risultare evidente. Se l’agricoltura e la produzione alimentare sono probabilmente i primi settori su cui gli effetti della siccità si fanno sentire, non possiamo non evidenziare come i rischi a lungo termine comprendano anche le migrazioni, che a loro volta possono provocare ulteriori problemi sociali come tensioni tra gruppi etnici, restrizioni politiche e legali, competizione per la terra e ulteriori rischi per la salute».  

In particolare, evidenzia il dottor Naumann, «Le previsioni suggeriscono che, negli scenari con il maggior aumento di temperatura, la siccità potrebbe diventare un fenomeno persistente nell’area coinvolta – in altre parole, quella regione potrebbe diventare arida. Possiamo infatti definire l’aridità come la caratteristica di un ambiente nel quale la mancanza d’acqua è la norma. 

L’aridità coinvolgerà una percentuale sempre più consistente della popolazione: si stima che nella sola Europa, se la temperatura salisse di 3 gradi rispetto i livelli preindustriali, circa 170 milioni di persone si potrebbero trovare a convivere con l’aridità. Limitando il riscaldamento a 1,5 gradi consentirebbe invece di ridurre la popolazione esposta a 120 milioni di persone». 

In generale, la principale conclusione che emerge dal capitolo è che l’insicurezza legata alla scarsità d’acqua sarà la prima componente del cambiamento climatico in corso ad avere un impatto diretto sulla vita e sui mezzi di sussistenza delle persone a livello globale, e sarà quindi la prima manifestazione visibile e palpabile del cambiamento climatico sperimentata quotidianamente da miliardi di persone. Basandosi su quadri politici, analitici e di azione per l’adattamento nel settore idrico, questo capitolo delinea alcuni principi che permettono un adattamento di successo. «Tra questi, il primo è un forte sostegno politico, che consenta di implementare solide strategie di adattamento, come per esempio quelle collegate alla pianificazione urbana, alle misure di allertamento e a cambiamenti del campo dell’agricoltura che prevedano, per esempio, la coltivazione di specie che richiedono meno acqua per la crescita», conclude il dottor Naumann. «Saranno però fondamentali anche l’inclusione delle conoscenze delle popolazioni indigene, meccanismi di governance policentrici e partecipativi; istituzioni e processi giusti, equi e inclusivi e finanziamenti adeguati».  

Per maggior informazioni, contattare:  communication@cimafoundation.org 

Sull’IPCC (dal sito istituzionale: https://www.ipcc.ch/about/)  

L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) è l’organismo delle Nazioni Unite per la valutazione della scienza relativa al cambiamento climatico. È stato istituito dal Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) e dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) nel 1988 per fornire ai leader politici valutazioni scientifiche periodiche sul cambiamento climatico, le sue implicazioni e i suoi rischi, e per proporre strategie di adattamento e mitigazione. Nello stesso anno, l’Assemblea Generale dell’ONU ha approvato l’azione del WMO e dell’UNEP nel creare congiuntamente l’IPCC. Conta 195 stati membri.   

L’IPCC ha tre gruppi di lavoro: il Gruppo di lavoro I, si occupa delle basi scientifiche del cambiamento climatico; il Gruppo di lavoro II, si occupa di impatti, adattamento e vulnerabilità; e il Gruppo di lavoro III, si occupa della mitigazione del cambiamento climatico. Ha anche una task force sugli inventari nazionali dei gas serra che sviluppa metodologie per stimare le emissioni e le rimozioni di gas serra.    

Condividi